LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Invasione Di Terreni O Edifici

55 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 633 del Codice Penale, che punisce chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne profitto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pedana ereditata e occupazione di suolo pubblico: niente reato
Un ristoratore subentra nella gestione del locale di famiglia, mantenendo la pedana esterna già installata dal precedente titolare con regolare concessione. L'esercente presenta domanda di voltura e rinnovo del permesso, continuando a versare regolarmente i tributi locali. I giudici di merito lo condannano per invasione arbitraria di terreni ed edifici per presunta occupazione di suolo pubblico non autorizzata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla la condanna senza rinvio. Chi riceve il bene da un precedente detentore legittimo non commette un'intrusione arbitraria dall'esterno, escludendo ogni rilevanza penale della condotta.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: severità della legge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il reato di invasione di terreni o edifici pubblici. L'occupante ha contestato l'applicazione del trattamento sanzionatorio più severo, introdotto dalla riforma del 2018, sostenendo che i primi accertamenti risalivano a una data antecedente. I giudici hanno respinto la tesi difensiva perché l'occupazione abusiva è un illecito a carattere permanente, protrattosi fino al 2019. Di conseguenza, si applica la legge più recente e rigorosa in vigore al momento della cessazione della condotta. I magistrati hanno inoltre escluso la sussistenza dello stato di necessità, poiché mancavano prove certe circa un pericolo attuale, urgente e transitorio idoneo a giustificare l'abuso.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: cancello forzato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un uomo colpevole del reato di invasione di terreni o edifici e di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva occupato abusivamente una villa residenziale dopo aver forzato e sostituito la serratura del cancello principale di ingresso, affacciato sulla pubblica via. La difesa contestava la sussistenza dell'aggravante del bene esposto alla pubblica fede, sostenendo l'esistenza di una vigilanza sul luogo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che una vigilanza saltuaria non elimina l'affidamento alla pubblica fede del cancello. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici pubblici tra abusi e prescrizione
Alcuni soggetti occupavano porzioni di suolo pubblico demaniale realizzando manufatti abusivi, ampliamenti e recinzioni senza alcun permesso edilizio. Gli imputati sostenevano la buona fede e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato che l'invasione di terreni o edifici ha natura permanente e la prescrizione decorre soltanto dalla cessazione dell'occupazione o dalla sentenza di primo grado. La Corte ha ribadito che la costruzione di opere stabili dimostra pienamente la volontà di occupare il bene altrui. I giudici hanno tuttavia annullato la decisione limitatamente alle contravvenzioni edilizie per verificare l'effettiva data di ultimazione dei lavori, respingendo integralmente i ricorsi degli altri occupanti abusivi con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: occupare senza violenza è reato
Due cittadini hanno impugnato la condanna penale ricevuta per il reato di invasione di terreni o edifici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando la penale responsabilità dei soggetti. I giudici hanno chiarito che l'invasione sussiste anche senza l'uso di violenza fisica o minacce, essendo sufficiente la presa di possesso arbitraria e la costruzione di opere non autorizzate su suolo altrui. La tolleranza prolungata nel tempo da parte del proprietario non trasforma un abuso in un diritto. Inoltre, la stabilità e la lunga durata dell'occupazione impediscono l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Entrambi i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a testa alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: quando l’accordo vieta il reato
Le parti civili hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata condanna degli imputati per i reati di minaccia e invasione di terreni o edifici. Secondo la ricostruzione dei giudici, gli imputati avevano occupato i beni sulla base di una divisione informale dell'immobile, ritenendo legittimo il possesso e cessando ogni utilizzo subito dopo la decisione civile sui beni. Le presunte frasi minacciose costituivano semplici rivendicazioni di proprietà, prive della prospettazione di un male ingiusto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che il giudice di merito non deve confutare ogni singola tesi difensiva se la motivazione complessiva è coerente. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: casa del padre
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici, sostenendo la propria estraneità all'illecito poiché era subentrato nell'immobile occupato in origine dal padre ed era nato nell'abitazione stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste in presenza di un'occupazione senza titolo, anche priva di violenza o coazione fisica, e che il trascorrere del tempo o la tolleranza del proprietario non legalizzano la posizione dell'occupante. Abitare in un immobile su indicazione del genitore non costituisce una giustificazione, ma conferma la condotta materiale dell'Imputato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: reato anche senza violenza
Un cittadino ha impugnato la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici destinati a uso pubblico, sostenendo l'assenza di prove sulla sua introduzione arbitraria e non violenta nell'alloggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo un principio consolidato: per configurare il reato non serve un'azione violenta o l'effrazione materiale. È sufficiente accertare che il soggetto occupi l'immobile senza alcun titolo legittimo di assegnazione. L'occupazione non autorizzata integra pienamente la condotta punibile dalla legge penale.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non salva l’abusivo
L'Imputata era accusata del reato di invasione di terreni o edifici per aver occupato abusivamente un immobile pubblico. La Corte d'Appello aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, ricordando che l'occupazione abusiva è un reato permanente. Di conseguenza, se l'occupazione persiste, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dello sgombero o, in mancanza, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Poiché l'occupazione era ancora in corso al momento del primo giudizio, la prescrizione non era affatto maturata. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello, disponendo un nuovo processo.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: reato anche per fondo in disuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.). L'Imputato aveva occupato per lungo tempo un terreno parzialmente recintato, sostenendo che fosse in disuso da quattro anni e privo di un effettivo utilizzo da parte del proprietario. I giudici hanno chiarito che lo stato di temporaneo disuso non esclude il reato, poiché il proprietario manteneva comunque il controllo visibile sul bene attraverso la recinzione. La Corte ha inoltre confermato la compatibilità tra la continuazione del reato e l'aggravante del nesso teleologico. L'Imputato perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna annullata per la difesa
Il Giudice di Pace condannava un cittadino per il reato di invasione di terreni o edifici. La difesa proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'ingiusta esclusione della propria lista testimoniale, ritenuta tardiva dal primo giudice, e la mancata ammissione di testimoni chiave sull'origine del possesso del fondo. La Suprema Corte accoglie il ricorso. I giudici chiariscono che, in caso di rinvio dell'udienza prima dell'apertura del dibattimento, i termini per depositare la lista testimoniale si riaprono. Inoltre, l'esclusione dei testimoni era illogica, poiché dimostrare il subentro nel possesso da un familiare esclude il reato contestato. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Invasione di terreni: assolto l’operaio che posa solo i cavi
Il rappresentante legale di un'impresa viene condannato in primo grado per il reato di invasione di terreni, per aver posato cavi elettrici in un fondo privato non autorizzato. La difesa impugna la decisione, evidenziando che l'azienda si è limitata a inserire i cavi in scavi già realizzati da un'altra ditta, senza partecipare alla scelta del tracciato abusivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando la mancanza dell'elemento psicologico del reato in capo all'imputato, il quale non ha preso parte alla pianificazione dello scavo né alla decisione di deviare dal percorso autorizzato. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non costituisce reato.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna per il cortile occupato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di terreni o edifici. L'uomo aveva occupato un cortile condominiale adiacente alla sua proprietà, realizzando un'apertura nel muro e un basamento in cemento per un serbatoio d'acqua. La difesa sosteneva la proprietà dell'area e la tardività della querela. I giudici hanno chiarito che il cortile apparteneva alla persona offesa, che ne aveva l'esclusivo possesso e ne curava la manutenzione. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che l'invasione di terreni o edifici è un reato permanente: la consumazione si protrae finché dura l'occupazione abusiva, rendendo la querela sempre tempestiva durante tale periodo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni.
Continua »
Occupazione abusiva di immobili: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'occupante condannata per il reato di invasione di edifici pubblici. La difesa contestava l'arbitrarietà della condotta e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobili costituisce un reato permanente, in quanto la compressione del diritto di proprietà pubblica o privata si protrae nel tempo per tutta la durata della permanenza. Di conseguenza, la natura continuativa dell'illecito impedisce l'applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto. L'occupante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza testimoni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per i reati di invasione di terreni o edifici e deviazione di acque. L'imputato aveva recintato abusivamente un'area adiacente alla propria abitazione, arredandola con piante e vasi. La difesa sosteneva la mancanza di prove dirette, ma i giudici hanno ritenuto decisivi gli indizi: l'area era accessibile solo dalla sua proprietà e nessun altro aveva interesse a goderne. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando anche la confisca e la distruzione della recinzione abusiva in quanto corpo del reato, e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Occupazione abusiva di immobile: condanna e multa in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Occupante, condannato in precedenza per il reato di invasione di edifici. L'imputato invocava lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto per giustificare l'occupazione abusiva di immobile. I giudici hanno stabilito che l'occupazione prolungata nel tempo esclude sia lo stato di necessità, mancando il pericolo immediato e inevitabile, sia la particolare tenuità dell'offesa. Di conseguenza, L'Occupante perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: pena minima e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di invasione di terreni o edifici pubblici in concorso. La ricorrente contestava la motivazione dei giudici di merito riguardo alla severità della pena inflitta. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso è generico: la pena applicata corrispondeva già al minimo edittale previsto dalla legge, ulteriormente ridotta grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. Di conseguenza, i giudici non avevano alcun obbligo di fornire ulteriori spiegazioni sulla quantificazione della sanzione. L'imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: ricorso generico e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un'imputata per il reato di invasione di terreni o edifici. Il ricorso presentato dalla difesa è stato dichiarato inammissibile poiché l'unico motivo di impugnazione, riguardante un presunto vizio di motivazione della sentenza d'appello, è risultato del tutto generico. La ricorrente non ha infatti indicato gli elementi specifici a supporto delle proprie critiche, impedendo ai giudici di legittimità di valutare il caso. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, la Cassazione ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per la colpa nella presentazione di un ricorso palesemente infondato.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condannato il chiosco in piazza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per il reato di invasione di terreni o edifici e abusivismo edilizio. L'uomo gestiva stabilmente un chiosco abusivo per la vendita di cibi e bevande su una piazza pubblica. I giudici hanno confermato la sussistenza del dolo, poiché l'attività commerciale stabile dimostra la piena consapevolezza dell'occupazione abusiva. Inoltre, la Cassazione ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato, che escludono il requisito della non abitualità del comportamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: ricorso vuoto, condanna confermata
Un cittadino è stato condannato per il reato di invasione di terreni o edifici per aver occupato abusivamente un immobile di proprietà comunale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando genericamente una violazione di legge e un vizio di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specifiche contestazioni critiche contro la decisione impugnata, limitandosi a censure del tutto generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
Continua »