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Invasione Di Terreni O Edifici

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55 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non cancella l’abuso
Un uomo ha occupato abusivamente un immobile dal 1990 al 2020. Il Tribunale di primo grado ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, calcolando il tempo dall'inizio dell'occupazione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici ha natura permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando l'occupazione cessa effettivamente o con la pronuncia della prima condanna. Poiché nel caso specifico l'occupazione è terminata nel 2020, il reato non è ancora prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Invasione di terreni o edifici: prescritta ma resta il danno
Due donne erano accusate di danneggiamento e invasione di terreni o edifici per aver forzato una porta finestra e disattivato una centralina d'allarme. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di invasione di terreni o edifici, data la brevissima durata dell'occupazione interrotta sul nascere, era ormai estinto per prescrizione. Al contrario, il ricorso contro la condanna per danneggiamento è stato dichiarato inammissibile, poiché i motivi riproducevano genericamente le difese già respinte nei precedenti gradi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna limitatamente al reato prescritto, rideterminando la pena finale per il danneggiamento in sei mesi di reclusione.
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Invasione di terreni o edifici: ricorso respinto con multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato contestava la condanna invocando una causa di giustificazione, la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, confermando che la Cassazione non può rivalutare i fatti di merito già accertati. Inoltre, i motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato in appello. La sentenza si è conclusa con la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: dal preliminare alla condanna
I proprietari di un terreno stipulano un contratto preliminare con un acquirente, immettendolo nel possesso del fondo. Successivamente, i proprietari tentano di recedere unilateralmente offrendo la restituzione della caparra e concedono il terreno a un terzo agricoltore, che inizia a coltivarlo. L'acquirente, spogliato del possesso, sporge querela. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile dei proprietari e del terzo per il reato di invasione di terreni o edifici. I giudici chiariscono che il reato tutela anche il possesso di fatto e che lo scioglimento di un contratto preliminare immobiliare richiede la forma scritta, non bastando la mera restituzione della caparra. I ricorsi sono dichiarati inammissibili.
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Invasione di terreni o edifici: condannato il vicino abusivo
Il Vicino è stato condannato per il reato di invasione di terreni o edifici e per aver realizzato opere edilizie abusive sul fondo confinante di proprietà della Vicina di Casa. La Corte d'Appello ha ritenuto provata la sua responsabilità basandosi sulle testimonianze dei figli della vittima e sui rilievi della polizia giudiziaria. Il Vicino ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e manifestamente infondato, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Invasione di terreni o edifici: l’eredità del nonno non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un cittadino per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato era subentrato al nonno nell'uso di un terreno pubblico, ignorando che l'occupazione originaria fosse abusiva. I giudici di merito lo avevano condannato ritenendo sufficiente la sua consapevolezza di non avere un titolo di proprietà. La Cassazione ha invece chiarito che, per configurare il dolo nel subentrante, occorre dimostrare la consapevolezza dell'originaria invasione abusiva del dante causa. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la natura permanente del reato non impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto una volta che l'occupazione è cessata. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Invasione di terreni o edifici: recidivo condannato, no alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo che il fatto fosse di lieve entità e chiedendo circostanze attenuanti. I giudici hanno respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla non trascurabile gravità del fatto e sulla personalità negativa dell'imputato, già gravato da recidiva specifica. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di invasione di terreni o edifici. Gli imputati avevano occupato abusivamente un immobile e sostenevano che la loro presenza fosse solo temporanea e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte ha respinto queste argomentazioni, stabilendo un principio fondamentale: per l'invasione di terreni o edifici non è necessaria la violenza. È sufficiente l'ingresso arbitrario ('contra ius') con l'intenzione di occupare stabilmente l'immobile. Inoltre, essendo un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla fine dell'occupazione, non dal suo inizio. La condanna è stata quindi resa definitiva.
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Chioschi senza controlli: condanna per abuso d’ufficio
Un dirigente comunale viene condannato per abuso d'ufficio per aver rilasciato autorizzazioni per chioschi commerciali su suolo pubblico a persone con precedenti penali. Il funzionario ha omesso di richiedere la necessaria documentazione antimafia, violando norme specifiche e procurando un ingiusto vantaggio ai commercianti. Questi ultimi, a loro volta, hanno occupato il suolo pubblico in modo illegittimo. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del dirigente, sottolineando che la violazione di leggi precise, come quelle antimafia, integra pienamente il reato di abuso d'ufficio, anche a seguito della recente riforma legislativa.
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Invasione di edifici e cambio della serratura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di edifici nei confronti di un soggetto che ha sostituito la serratura di un immobile altrui. La sentenza chiarisce la legittimità della riqualificazione giuridica del fatto da esercizio arbitrario delle proprie ragioni a invasione di terreni o edifici, purché i fatti materiali restino invariati.
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Sublocazione immobile confiscato: reato e sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro dei canoni derivanti dalla sublocazione di un immobile confiscato. L'ex locatario, pur consapevole della risoluzione del suo contratto a seguito della confisca, aveva subaffittato il bene a un terzo. La Corte ha qualificato tale condotta come invasione arbitraria di edificio (art. 633 c.p.), ritenendo la detenzione ormai priva di titolo legale ('sine titulo') e confermando la legittimità del sequestro del profitto del reato.
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Invasione suolo pubblico: quando il gazebo è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di suolo pubblico a carico dell'amministratrice di una società che manteneva un gazebo di dimensioni superiori a quelle autorizzate. Secondo la Corte, l'occupazione della superficie eccedente la concessione non è una mera prosecuzione, ma un'invasione illegittima sin dall'origine. La buona fede è stata esclusa, poiché l'amministratore ha il dovere di verificare la legittimità delle autorizzazioni.
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Occupazione abusiva erede: quando si commette reato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di cui all'art. 633 c.p. a carico di un'imputata. La Corte ha chiarito che l'occupazione abusiva dell'erede non si limita alla semplice prosecuzione del possesso iniziato dal genitore defunto, ma si configura come nuovo reato quando l'erede compie atti volti a consolidare e stabilizzare l'occupazione, come la realizzazione di opere edilizie. Tale comportamento, qualificato come 'quid novi', integra un'autonoma fattispecie criminosa.
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Invasione di edifici: non è reato se l’ingresso è ok
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per il reato di invasione di edifici a carico di un uomo che, dopo aver vissuto per vent'anni in un immobile con il consenso della proprietaria, si era rifiutato di lasciarlo dopo la sua morte. I giudici hanno chiarito che il reato non sussiste se l'ingresso originario nel bene è avvenuto legittimamente, poiché manca l'elemento costitutivo dell'introduzione arbitraria dall'esterno.
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Riforma sentenza di condanna: obblighi del giudice
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di assoluzione in appello per il reato di invasione di edifici. La decisione evidenzia che, in caso di riforma della sentenza di condanna, il giudice d'appello ha l'obbligo di fornire una motivazione rafforzata, non potendosi limitare a prospettare una generica ricostruzione alternativa dei fatti senza confutare analiticamente le argomentazioni della prima sentenza.
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