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Intempestivo

26 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Aggettivo che descrive un atto giuridico compiuto oltre il termine perentorio stabilito dalla legge, con la conseguenza della sua inefficacia o inammissibilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso per cassazione intempestivo: la condanna è definitiva
L'Imputato, condannato in appello per il reato di evasione, ha proposto ricorso tramite il proprio difensore. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il deposito dell'impugnazione è avvenuto il 9 marzo 2023, ben oltre la scadenza del 28 ottobre 2022, calcolata sulla base dei quarantacinque giorni successivi al termine per il deposito della motivazione della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione intempestivo e quindi inammissibile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per evidente difetto di diligenza.
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Ricorso in Cassazione intempestivo: quando il ritardo costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per evasione che ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato che il difensore ha depositato l'atto di impugnazione oltre i termini stabiliti dalla legge. La sentenza d'appello era stata pronunciata il 7 luglio 2022 con un termine di novanta giorni per il deposito della motivazione. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per impugnare scadeva il 19 novembre 2022, ma il ricorso è stato depositato solo il 5 dicembre 2022. A causa di questo ritardo, la Cassazione ha dichiarato il ricorso in Cassazione intempestivo e quindi inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende per evidente mancanza di diligenza.
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Termine per impugnare scaduto: la Procura perde il ricorso
Un cittadino straniero ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice non avesse valutato l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato e la sua pericolosità sociale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine per impugnare. La legge prevede infatti un limite di quindici giorni per presentare l'impugnazione contro le sentenze emesse in camera di consiglio, decorrente dalla comunicazione del deposito del provvedimento. Poiché il ricorso è stato depositato quasi un mese dopo la notifica, la Suprema Corte ha respinto l'istanza senza esaminare il merito della questione, confermando la sentenza di patteggiamento originaria.
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Ricorso penale tardivo: la difesa sfuma e costa quattromila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto pluriaggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento di una circostanza attenuante speciale. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso è stato depositato per via telematica oltre i termini stabiliti dalla legge. La sentenza d'appello era stata infatti pronunciata a novembre 2021 con termine di sessanta giorni per il deposito della motivazione, mentre l'impugnazione è avvenuta solo a marzo 2022. A causa di questo ricorso penale tardivo, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per Cassazione tardivo: condanna definitiva per lesioni
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, ha proposto un ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il termine di quarantacinque giorni per presentare l'impugnazione scadeva il 5 giugno 2025, mentre il ricorso è stato depositato solo nell'ottobre del 2025. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per via di un Ricorso per Cassazione tardivo, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Opposizione a ordinanza ingiunzione: ricorso tardivo è sempre perso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda che aveva impugnato una cartella di pagamento derivante da una sanzione amministrativa. Il punto centrale è che l'originaria ordinanza ingiunzione era stata regolarmente notificata e l'azienda non l'aveva contestata nei termini di legge. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta accertata la valida notifica dell'atto iniziale, l'opposizione tardiva è inammissibile. Di conseguenza, non è possibile recuperare i termini scaduti per l'opposizione a ordinanza ingiunzione contestando l'atto di riscossione successivo. L'azienda ha quindi perso la causa e la sanzione è diventata definitiva.
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Ricorso in Cassazione tardivo: appello inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione non è entrata nel merito della vicenda, ma si è basata su un vizio puramente procedurale: il ricorso è stato depositato oltre il termine massimo previsto dalla legge. Di conseguenza, l'appello è stato respinto senza essere esaminato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Ricorso inammissibile per tardività: condanna definitiva per 22 giorni
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso di un imputato inammissibile per tardività. Nonostante la condanna subita in appello, il suo difensore ha depositato l'atto di impugnazione 22 giorni dopo la scadenza del termine perentorio di 45 giorni. La Corte, senza entrare nel merito della questione, ha rigettato il ricorso a causa del mancato rispetto dei termini procedurali. Questa decisione conferma la condanna precedente e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, sottolineando l'importanza cruciale delle scadenze nel processo penale.
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Ricorso inammissibile per tardività: perde la causa per 2 giorni
Un imputato presenta ricorso in Cassazione contro un'ordinanza che negava la correzione di una sentenza. La richiesta originale riguardava la mancata valutazione della sospensione condizionale della pena. Tuttavia, la Corte Suprema non ha mai esaminato il merito della questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per tardività, poiché depositato due giorni oltre il termine di legge di quindici giorni. Questa decisione sottolinea come il mancato rispetto delle scadenze processuali impedisca al giudice di valutare le ragioni della parte, portando alla sconfitta per un vizio puramente formale e alla condanna al pagamento di spese e di una sanzione.
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Decreto di espulsione: termini per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso contro un decreto di espulsione poiché presentato oltre i termini di legge. Il ricorrente sosteneva erroneamente che il termine per l'impugnazione dovesse decorrere dalla notifica dell'ordine del Questore di lasciare il territorio, anziché dalla notifica del provvedimento prefettizio. La Corte ha ribadito che l'ordine del Questore è un atto esecutivo non autonomamente impugnabile, confermando la centralità della notifica del decreto di espulsione per il calcolo dei tempi processuali.
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Ricorso intempestivo: i rischi della scadenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un'impugnazione presentata oltre i termini di legge. Nonostante il giudice di merito avesse rispettato i tempi per il deposito della motivazione, il ricorrente ha depositato l'atto quando il termine di 45 giorni era già scaduto. Tale ricorso intempestivo ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile per intempestività: i termini
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per intempestività in quanto presentato oltre i termini perentori stabiliti dal codice di procedura penale. Nonostante il deposito della sentenza di merito fosse avvenuto nei tempi previsti, l'impugnazione è stata depositata con tredici giorni di ritardo, comportando la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: termini per impugnazione D.A.Spo.
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un provvedimento D.A.Spo. a causa del mancato rispetto dei termini di impugnazione. La sentenza sottolinea come il deposito tardivo dell'atto, avvenuto oltre il quindicesimo giorno previsto dalla legge, precluda l'esame del merito e comporti la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica cartella esattoriale: quando è tardi per?
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento originarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova della ricezione degli atti, confermata dal possesso degli originali da parte della stessa ricorrente, rende definitiva la notifica cartella esattoriale. Di conseguenza, l'impugnazione è stata giudicata tardiva, poiché avrebbe dovuto essere presentata contro le cartelle al momento della loro ricezione e non contro la successiva intimazione.
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Ricorso tardivo: i termini per impugnare la sentenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento perché tardivo. La decisione chiarisce che il termine per impugnare la sentenza di appello, le cui motivazioni sono state depositate entro 30 giorni, è di 45 giorni dalla data del deposito. Il mancato rispetto di questo termine perentorio ha reso il ricorso tardivo, impedendo l'esame nel merito.
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Appello penale in assenza: 15 giorni in più
Un funzionario comunale, condannato per lesioni colpose a causa di una buca stradale, si è visto dichiarare inammissibile l'appello perché ritenuto tardivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che in caso di appello penale in assenza, l'imputato ha diritto a 15 giorni aggiuntivi per impugnare, secondo l'art. 585, comma 1-bis c.p.p. L'appello, rientrando in questo nuovo termine, è stato giudicato tempestivo e il caso è stato rinviato al Tribunale per il giudizio di merito.
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Termini impugnazione penale: il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della sua presentazione tardiva. Nonostante la tempestività del deposito delle motivazioni della sentenza d'appello, l'impugnazione è stata depositata 30 giorni oltre i termini impugnazione penale previsti dalla legge. La Corte ha inoltre ribadito che il ricorso deve essere sottoscritto da un avvocato cassazionista e non dall'imputato.
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Termine impugnazione penale: il ricorso tardivo è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché presentato oltre il termine impugnazione penale. La Corte ha calcolato il termine di 45 giorni, più 15 giorni per l'assenza, a partire dalla scadenza del termine per il deposito delle motivazioni della sentenza d'appello, non dalla data effettiva del deposito. Il ricorso, depositato 17 giorni dopo la scadenza, è stato ritenuto intempestivo.
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Ricorso tardivo estradizione: inammissibilità e costi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un appello contro una sentenza di estradizione a causa di un ricorso tardivo estradizione. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine perentorio di 15 giorni, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è tardivo l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché presentato oltre i termini di legge. L'appello, depositato il 12 luglio 2023, è stato giudicato tardivo rispetto alla data di deposito delle motivazioni della sentenza impugnata (10 maggio 2023), superando il limite massimo di 30 giorni. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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