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Indennità Di Reperibilità

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sempre reperibili ma senza paga: sì all’indennità di reperibilità
Alcuni dipendenti di un'azienda di trasporti, con il ruolo di responsabili di esercizio, erano obbligati a essere reperibili sette giorni su sette durante l'orario di funzionamento degli impianti, senza ricevere alcun compenso. I lavoratori hanno chiesto il riconoscimento del loro diritto a un compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'obbligo di reperibilità deriva direttamente dalla legge per garantire la sicurezza degli impianti. Di conseguenza, anche se il lavoratore non viene effettivamente chiamato a lavorare, il sacrificio personale richiesto deve essere compensato. In mancanza di accordi collettivi o individuali, spetta al giudice determinare l'indennità di reperibilità secondo equità. I lavoratori hanno quindi vinto la causa, ottenendo il diritto al pagamento del compenso stabilito.
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Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
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Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
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Indennità di reperibilità: la valutazione dei fatti
La Corte di Cassazione conferma il diritto all'indennità di reperibilità per alcuni comandanti di navi che, pur terminato il turno, dovevano rimanere disponibili fino all'arrivo dell'equipaggio successivo. L'ordinanza chiarisce che la valutazione sull'esistenza di un obbligo di disponibilità si basa sull'analisi dei fatti e delle prove, una competenza esclusiva dei giudici di merito e non sindacabile in sede di legittimità se l'appello contesta la ricostruzione fattuale invece di un errore di diritto.
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Indennità di reperibilità: quando è davvero dovuta?
Un dipendente pubblico, il cui cellulare era collegato al sistema di allarme dell'ufficio, ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità e del lavoro straordinario per il periodo 2005-2011. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. È stato stabilito che la mera disponibilità a intervenire, anche se autorizzata, non costituisce un obbligo formale di reperibilità, il quale deve essere previsto da un provvedimento specifico e non può essere desunto da semplici circostanze di fatto.
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