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Sempre reperibili ma senza paga: sì all’indennità di reperibilità

Alcuni dipendenti di un’azienda di trasporti, con il ruolo di responsabili di esercizio, erano obbligati a essere reperibili sette giorni su sette durante l’orario di funzionamento degli impianti, senza ricevere alcun compenso. I lavoratori hanno chiesto il riconoscimento del loro diritto a un compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda, stabilendo che l’obbligo di reperibilità deriva direttamente dalla legge per garantire la sicurezza degli impianti. Di conseguenza, anche se il lavoratore non viene effettivamente chiamato a lavorare, il sacrificio personale richiesto deve essere compensato. In mancanza di accordi collettivi o individuali, spetta al giudice determinare l’indennità di reperibilità secondo equità. I lavoratori hanno quindi vinto la causa, ottenendo il diritto al pagamento del compenso stabilito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19944 Anno 2026
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’obbligo di essere sempre rintracciabili e il diritto all’indennità di reperibilità

I lavoratori che devono garantire la propria disponibilità al di fuori del normale orario di lavoro hanno diritto a un compenso specifico. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema chiarendo i limiti e i diritti legati all’indennità di reperibilità. Molto spesso le aziende richiedono una disponibilità costante senza prevedere una controprestazione economica adeguata. Questo comportamento viola i principi costituzionali che tutelano il lavoro e il tempo libero. La reperibilità rappresenta un limite alla libertà personale del dipendente e deve essere sempre pagata.

Il caso dei responsabili di esercizio degli impianti di trasporto

La vicenda riguarda alcuni dipendenti di un’azienda di trasporti pubblici. Questi lavoratori svolgevano il ruolo di responsabili di esercizio per scale mobili, ascensori e altri impianti di traslazione. Il loro orario ordinario di lavoro si sviluppava dal lunedì al venerdì. Tuttavia, l’azienda imponeva loro di essere reperibili sette giorni su sette durante l’intero orario di apertura degli impianti. I dipendenti dovevano quindi essere rintracciabili anche la sera tardi e nei fine settimana. L’azienda non aveva previsto turni di reperibilità né un compenso economico per questo costante stato di allerta. I lavoratori hanno quindi deciso di fare causa per ottenere il pagamento di quanto spettante.

Perché la reperibilità non è orario di lavoro ma richiede un compenso

La reperibilità e l’orario di lavoro effettivo sono due concetti giuridici molto diversi. L’orario di lavoro comprende il tempo in cui il dipendente è a disposizione del datore di lavoro sul luogo di servizio. La reperibilità consiste invece nell’obbligo di farsi rintracciare rapidamente per raggiungere il posto di lavoro in caso di emergenza. Durante questo tempo il lavoratore non sta lavorando attivamente ma non è nemmeno completamente libero. Egli deve limitare i propri spostamenti e non può pianificare liberamente il proprio tempo personale. Questo sacrificio personale e professionale non può essere gratuito. La Costituzione italiana stabilisce che ogni prestazione lavorativa o limitazione della libertà deve ricevere una giusta retribuzione.

Come si calcola l’indennità di reperibilità senza un accordo scritto

Spesso i contratti collettivi o individuali non regolano in modo specifico l’indennità di reperibilità per determinate figure professionali. In questi casi il datore di lavoro non può evitare il pagamento sostenendo che manca una regola scritta. Se manca un accordo tra le parti, il compito di stabilire la giusta somma spetta al giudice. Il magistrato utilizza i suoi poteri equitativi per calcolare un compenso proporzionato al sacrificio richiesto. Per fare questo calcolo il giudice può prendere come riferimento gli accordi collettivi applicati a mansioni simili. Nel caso specifico, i giudici hanno utilizzato come parametro un accordo aziendale che prevedeva alcune ore di retribuzione aggiuntiva per ogni turno di disponibilità.

Le motivazioni della decisione sull’indennità di reperibilità

Le motivazioni della decisione sull’indennità di reperibilità si fondano sul rispetto delle leggi di sicurezza e della gerarchia delle fonti. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’obbligo di reperibilità per i responsabili di esercizio deriva direttamente da un decreto presidenziale del 1980. Questa norma di legge primaria serve a garantire la sicurezza degli utenti degli impianti di trasporto. Un regolamento ministeriale successivo non può cancellare un obbligo stabilito da una legge superiore. Di conseguenza, i responsabili di esercizio sono obbligati per legge a essere reperibili. Poiché questo obbligo è imposto dalla legge, l’azienda deve obbligatoriamente pagare l’indennità di reperibilità per compensare la perdita di libertà del lavoratore.

Le conclusioni pratiche per i lavoratori

Le conclusioni pratiche per i lavoratori confermano la vittoria totale dei dipendenti contro l’azienda di trasporti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda e ha confermato la condanna al pagamento delle somme stabilite nei gradi precedenti. L’azienda deve pagare ai lavoratori i compensi calcolati dal giudice secondo equità per tutti i periodi di reperibilità svolti. Inoltre, l’azienda deve rimborsare le ingenti spese legali del giudizio di legittimità. Questa decisione stabilisce un principio fondamentale per tutti i lavoratori del settore dei trasporti e non solo. Chiunque sia costretto a essere reperibile ha diritto a un compenso economico, anche in assenza di un contratto specifico.

Il lavoratore ha diritto a un compenso se è reperibile ma non viene mai chiamato a lavorare?
Sì, il semplice obbligo di essere rintracciabili limita la libertà personale e il tempo libero del dipendente, quindi deve essere sempre compensato anche senza chiamate attive.

Come si calcola il compenso per la reperibilità se il contratto di lavoro non lo prevede?
In mancanza di accordi scritti o contratti collettivi, il giudice determina l’importo in via equitativa, usando come riferimento tariffe simili o accordi aziendali analoghi.

L’obbligo di reperibilità per i responsabili di impianti di trasporto può essere escluso da un regolamento aziendale?
No, per queste figure professionali l’obbligo deriva direttamente dalla legge per motivi di sicurezza pubblica e non può essere cancellato da fonti secondarie o aziendali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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