La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del collaboratore di un'impresa familiare a ricevere la propria quota, pari al 60%, degli incrementi patrimoniali, inclusa la rivalutazione degli immobili aziendali derivante dall'introduzione dell'euro. L'Azienda contestava tale calcolo, sostenendo che l'aumento di valore dei beni non avesse incrementato la redditività effettiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che l'impresa familiare è un'entità dinamica. Di conseguenza, la rivalutazione dei fattori produttivi, anche se dovuta a fattori di mercato esterni, accresce il valore complessivo dell'azienda e deve essere conteggiata nelle spettanze del familiare lavoratore. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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