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Inadempimento

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723 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto a progetto: sospensione illegittima e risarcimento
Un lavoratore con contratto a progetto subisce la sospensione unilaterale della collaborazione da parte dell'ente committente prima del formale recesso. La Corte di Appello accoglie la domanda del lavoratore, condannando l'ente a risarcire i danni per il periodo di inattività forzata e a versare i compensi arretrati. L'ente ricorre in Cassazione contestando la quantificazione economica e la legittimità delle richieste. I giudici di legittimità, rilevando la presenza di questioni interpretative di particolare rilievo riguardanti la gestione del contratto a progetto e la tutela risarcitoria, scelgono di non decidere in camera di consiglio. La Corte emette un'ordinanza interlocutoria e rimette gli atti alla pubblica udienza della sezione lavoro.
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Recesso tacito dal contratto: risarcimento negato
Un collaboratore autonomo ha richiesto il risarcimento dei danni a una società committente, sostenendo l'avvenuto recesso tacito dal contratto di consulenza per forniture di marmo all'estero da parte dell'azienda. I giudici di merito hanno invece accertato l'inadempimento del collaboratore, il quale aveva interrotto arbitrariamente la propria prestazione abbandonando il cantiere senza alcuna volontà di recesso da parte della società. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo integralmente il ricorso del professionista per insindacabilità delle valutazioni delle prove e condannandolo al rimborso delle spese processuali.
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Risarcimento distacco linea telefonica: guida al caso
Il Tribunale ha condannato una compagnia telefonica al risarcimento distacco linea telefonica per aver erroneamente disattivato l'utenza di uno studio legale. Nonostante gli ordini del CoReCom, l'operatore non ha ripristinato la numerazione storica ventennale, offrendo soluzioni tecniche inadeguate. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità contrattuale della società, liquidando il danno in via equitativa per il pregiudizio alla reperibilità professionale.
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Contratto preliminare compravendita: rilascio immobile
Il Tribunale di Bologna ha ordinato il rilascio d'urgenza di un immobile oggetto di contratto preliminare compravendita a causa del grave inadempimento del promissario acquirente. La decisione si fonda sul mancato pagamento del corrispettivo per il godimento anticipato e sulla pessima custodia del bene, che ha comportato rischi per la sicurezza degli impianti.
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Risoluzione contratto compravendita per vizi macchinari
La Corte d'Appello ha decretato la risoluzione contratto compravendita di una cippatrice industriale. La decisione si fonda sulla mancata consegna del fascicolo tecnico e della marcatura CE, considerati inadempimenti gravi ai sensi dell'Art. 1477 c.c., superando la mera questione dei vizi funzionali.
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Risoluzione contrattuale per inadempimento: il caso
Il Tribunale ha dichiarato la risoluzione contrattuale per inadempimento di una ditta appaltatrice che ha interrotto i lavori di restauro edilizio. Nonostante la difesa basata sulla crisi di liquidità per il blocco dei crediti fiscali, il giudice ha ritenuto il comportamento dell'impresa un grave inadempimento, ordinando la restituzione dell'acconto e revocando la cessione dei crediti d'imposta.
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Inadempimento della Pubblica Amministrazione: sì al risarcimento
L'Azienda ha stipulato una convenzione con il Ministero per realizzare uno stabilimento industriale in Campania. Il Ministero non ha realizzato le opere infrastrutturali necessarie, violando la legge speciale per la ricostruzione post-terremoto. Dopo un lodo arbitrale, la Corte d'appello ha accertato l'inadempimento della Pubblica Amministrazione, condannandola al risarcimento dei danni. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che l'obbligo di infrastrutturazione ha natura precettiva e genera un diritto soggettivo in capo all'Azienda. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso incidentale dell'Azienda: la Corte d'appello aveva totalmente omesso di pronunciarsi su alcune specifiche richieste di risarcimento (danni da investimento e danno esistenziale). La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame di queste voci di danno ignorate.
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Inadempimento professionale commercialista e prove
Il Tribunale di Milano ha revocato un decreto ingiuntivo per onorari non pagati a causa dell'inadempimento professionale commercialista. Il professionista non ha fornito prova dell'attività svolta, mentre la richiesta di rateizzazione del cliente non è stata considerata un riconoscimento di debito vincolante.
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Giusta causa di recesso: quando la revoca dell’incarico è lecita
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto di agenzia in cui l'Azienda ha ridotto i promotori coordinati dall'Agente, revocando di fatto il suo incarico accessorio di coordinamento. L'Agente si è dimesso invocando la giusta causa di recesso, mentre l'Azienda ha chiesto l'indennità di mancato preavviso. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'Agente. La Cassazione ha però annullato la decisione, evidenziando una contraddizione logica: se il contratto prevedeva la facoltà dell'Azienda di revocare l'incarico di coordinamento in qualsiasi momento, l'esercizio di questo diritto legittimo non può essere considerato un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, non può configurarsi una giusta causa di recesso per l'Agente. La causa è stata rinviata per una nuova decisione.
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Permuta di cosa futura: il costruttore inerte perde il terreno
Un'impresa edile e due proprietari terrieri stipulano un contratto di permuta di cosa futura: i proprietari cedono due suoli edificabili in cambio di alcune porzioni degli edifici da costruire. L'impresa, tuttavia, non si attiva per volturare la pratica edilizia e non realizza le opere. I proprietari ottengono la risoluzione del contratto per inadempimento. L'impresa ricorre in Cassazione eccependo la nullità dell'accordo per impossibilità dell'oggetto, data l'assenza iniziale del permesso di costruire. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la permuta di cosa futura è valida anche senza titolo abilitativo immediato, se il trasferimento è condizionato al futuro rilascio del permesso. L'impresa perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Credito collegato: auto non consegnata e segnalazione illegittima
Un consumatore acquista un'auto tramite un finanziamento proposto direttamente dal concessionario. A causa della mancata consegna del veicolo, l'acquirente smette di pagare le rate. La banca lo segnala alla Centrale Rischi come cattivo pagatore. Il consumatore si rivolge al giudice chiedendo la cancellazione della segnalazione e il risarcimento dei danni, sostenendo l'esistenza di un contratto di credito collegato. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della banca, confermando che esiste un collegamento legale tra acquisto e finanziamento se il venditore promuove attivamente il prestito per conto dell'istituto di credito. Di conseguenza, l'inadempimento del venditore legittima la sospensione dei pagamenti del prestito. Vince il consumatore.
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Garanzia per vizi nell’appalto: denuncia tardiva costa caro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Committente contro l'Appaltatore, confermando la tardività della denuncia dei difetti dell'immobile. Il Committente lamentava vizi costruttivi evidenti, ma ha contestato i difetti oltre il termine di sessanta giorni dalla consegna dell'opera. La Suprema Corte ha chiarito che, se l'opera è ultimata, si applica la speciale garanzia per vizi nell'appalto (art. 1667 c.c.) e non la disciplina generale sull'inadempimento contrattuale. Poiché i difetti erano palesi e facilmente riconoscibili fin dal completamento dei lavori, la denuncia tardiva ha fatto perdere al Committente il diritto al risarcimento dei danni, obbligandolo al pagamento del saldo del prezzo residuo all'Appaltatore.
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Responsabilità del professionista: errore provato ma nessun danno
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio ragioniere chiedendo il risarcimento dei danni per l'omesso invio della dichiarazione IRAP e la mancata comunicazione di un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'azienda. Pur essendoci stato un chiaro inadempimento da parte del ragioniere, l'azienda non ha fornito alcuna prova dell'esistenza del credito d'imposta che intendeva utilizzare in compensazione. Di conseguenza, non è stato dimostrato alcun danno concreto derivante dalla condotta del consulente. La sentenza ribadisce che la responsabilità del professionista richiede sempre la prova rigorosa del danno effettivo subito dal cliente, non bastando la sola condotta negligente del consulente per ottenere il risarcimento.
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Risoluzione per inadempimento: stop alle interferenze radio
Una storica emittente radiofonica lamentava continue interferenze sulle proprie frequenze causate da un'azienda concorrente. Le parti avevano firmato un accordo di coordinamento tecnico per evitare sovrapposizioni, ma la concorrente lo aveva violato riattivando un impianto con specifiche non consentite. L'emittente ha quindi chiesto la risoluzione per inadempimento dell'accordo e la cessazione delle turbative. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente degli impianti interferenti, confermando che il diritto a chiedere la risoluzione per inadempimento non era prescritto, poiché il termine decorre solo da quando l'inadempimento diventa intollerabile e continuo. Di conseguenza, è stata confermata la condanna a cessare immediatamente ogni interferenza radiofonica.
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Disservizio internet banking: niente danni se c’è il telefono
Un correntista ha citato in giudizio la propria banca lamentando un disservizio internet banking che gli avrebbe impedito di investire settantamila euro in titoli azionari, chiedendo il risarcimento dei danni. La banca ha restituito le somme durante il giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che non vi è stato alcun inadempimento da parte dell'istituto di credito, poiché il cliente disponeva di un canale alternativo e funzionante, ovvero il servizio di assistenza telefonica (telephone banking), per effettuare le operazioni desiderate. Inoltre, la condotta del cliente, che ha effettuato solo due accessi in due mesi, è stata ritenuta incompatibile con l'urgenza di investire dichiarata. Di conseguenza, nessun risarcimento è dovuto in assenza di una reale responsabilità della banca.
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Risoluzione contratto locazione: esproprio non ferma l’affitto
Il caso riguarda una controversia tra il proprietario di un immobile commerciale e l'affittuario. Quest'ultimo ha interrotto il pagamento dell'affitto lamentando la perdita di un'area esterna per esproprio stradale, per cui il proprietario aveva già ricevuto un indennizzo. L'affittuario ha chiesto la risoluzione del contratto di locazione per inadempimento del locatore. Il proprietario ha risposto chiedendo la risoluzione per morosità dell'inquilino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'affittuario. I giudici hanno confermato che la riduzione parziale del godimento dell'immobile non giustifica il totale mancato pagamento dei canoni. Inoltre, l'inquilino deve pagare l'affitto concordato fino all'effettiva riconsegna del locale, anche dopo la fine del contratto.
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Foro convenzionale esclusivo: la clausola generica non salva
Gli Eredi dell'Acquirente hanno ottenuto la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento della Società Venditrice, con condanna di quest'ultima e della Compagnia di Assicurazioni al rimborso delle somme versate. La Società Venditrice ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'incompetenza del tribunale adito in favore di quello di Milano, richiamando una clausola della polizza assicurativa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indicazione di un foro nel contratto non crea un foro convenzionale esclusivo a meno che non vi sia un'espressa e inequivocabile pattuizione in tal senso. La semplice firma di approvazione delle clausole vessatorie non basta a rendere esclusivo un foro che nel testo principale non è definito come tale. Di conseguenza, la Società Venditrice ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Contratto di agenzia: niente provvigioni se l’agente viola i patti
L'Agente ha impugnato la risoluzione di un accordo di liberalizzazione collegato al precedente contratto di agenzia con la Compagnia. L'accordo vietava all'Agente di stipulare nuove polizze, divieto violato con la firma di ben 126 contratti non autorizzati. L'Agente chiedeva il pagamento delle provvigioni e contestava le disdette delle vecchie polizze operate dalla Compagnia. La Corte d'Appello ha rigettato le richieste dell'Agente, ritenendo legittimo il recesso della Compagnia per grave inadempimento dell'Agente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Agente. La Suprema Corte ha chiarito che la violazione del divieto di stipulare nuovi contratti esclude il diritto alle provvigioni e che la Compagnia poteva legittimamente disdire le vecchie polizze durante il periodo di liberalizzazione.
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Errore progettuale senza nesso causale: niente risarcimento
Un Ente Pubblico ha richiesto il risarcimento dei danni a un gruppo di professionisti per presunti errori nella progettazione di opere pubbliche contro le esondazioni lacustri. Nonostante l'accertamento di alcune imprecisioni progettuali, i giudici di merito hanno rigettato la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che spetta al creditore dimostrare il nesso causale tra l'errore del professionista e il danno concreto subito. Nel caso specifico, i cedimenti strutturali erano derivati da una variante esecutiva decisa dall'impresa appaltatrice e non dal progetto originario. Inoltre, l'Ente Pubblico non ha depositato i documenti contrattuali necessari, lacuna che non poteva essere colmata dal consulente tecnico d'ufficio. Il ricorso dell'Ente Pubblico è stato quindi rigettato, con condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Restituzione del doppio della caparra: nullo il no senza prove
Un acquirente ha proposto ricorso per ottenere la restituzione del doppio della caparra dopo il rifiuto del venditore di stipulare il contratto preliminare di compravendita di un appartamento. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendola priva di prove, senza però esaminare i documenti prodotti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente, evidenziando una grave carenza motivazionale della sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice di merito non può limitarsi a dichiarare l'assenza di prove senza valutare i documenti depositati in atti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello affinché esamini correttamente tutto il materiale probatorio per decidere sulla restituzione del doppio della caparra.
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