Un ingegnere, incaricato del collaudo per la riqualificazione di una scuola, viene condannato per falso ideologico in atto pubblico. La colpa: aver inserito nel certificato finale una frase standard di conformità dei lavori, nonostante in altre parti dello stesso fascicolo di collaudo avesse dettagliato numerose difformità e problemi. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. I giudici hanno stabilito che non si può isolare una singola frase, ma bisogna valutare il documento nel suo complesso. Poiché l'ingegnere aveva scrupolosamente elencato tutte le anomalie, è venuta a mancare la prova della volontà di mentire (dolo), elemento essenziale per il reato. Il caso dovrà essere riesaminato.
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