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Falso telematico ma stampa cartacea: confermata la condanna

Un professionista ha modificato digitalmente la ricevuta telematica di variazione catastale relativa a un altro immobile, inserendo i dati dell’incarico ricevuto per simulare una pratica mai avviata. Il tecnico ha poi inviato il file via email alla collega, la quale ha stampato la ricevuta e l’ha depositata in Comune per ottenere l’agibilità. I giudici di merito hanno condannato il tecnico per falsità materiale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a nove mesi di reclusione. La Corte ha chiarito che la falsificazione di documento informatico si consuma con la creazione del file artefatto e non degrada a mera copia non punibile solo perché poi stampata su carta.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 40022 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale

La falsificazione di documento informatico nella prassi tecnica

La falsificazione di documento informatico costituisce un reato grave contro la fede pubblica. Un professionista incaricato di presentare una variazione catastale ha omesso di depositare la pratica. L’incaricato ha preso una vecchia ricevuta telematica rilasciata dall’Agenzia delle Entrate per un diverso immobile. L’uomo ha modificato i dati digitali, inserendo le coordinate del nuovo fabbricato. Il tecnico ha poi trasmesso il file manipolato a una collega, la quale lo ha stampato e presentato agli uffici comunali per la richiesta di agibilità.

I funzionari comunali hanno scoperto l’alterazione dei codici. Il Tribunale e la Corte di Appello hanno condannato il tecnico alla pena di nove mesi di reclusione per falsità materiale commessa da privato in atto pubblico.

La difesa dell’imputato e la tesi della copia cartacea

Il difensore del professionista ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che la stampa su carta di una ricevuta mai emessa rappresentasse una mera fotocopia di un atto inesistente. Secondo questa prospettiva, la condotta non avrebbe integrato reato secondo i principi di diritto penale sulla non punibilità delle copie informali. Il difensore eccepiva inoltre la presenza di imperfezioni grafiche evidenti, chiedendo il riconoscimento del reato impossibile (azione del tutto inidonea a ingannare chiunque).

La difesa chiedeva in subordine l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e il beneficio della non menzione della condanna.

Il reato e la natura del documento digitale modificato

I giudici di legittimità hanno rigettato tutte le tesi difensive. La ricevuta telematica dell’Agenzia delle Entrate nasce come documento informatico nativo e contiene attestazioni ufficiali con valore giuridico. La manipolazione di un file informatico preesistente non perde la sua natura digitale solo perché la controparte sceglie di materializzarlo su carta. La stampa rappresenta la riproduzione del file alterato e non una semplice fotocopia neutra.

La Corte ha inoltre precisato che il reato si consuma nel momento esatto della creazione del file contraffatto. L’inoltro per posta elettronica alla collega ha tratto in inganno un soggetto qualificato, escludendo così qualsiasi grossolanità del falso o inidoneità dell’azione.

Le motivazioni sulla falsificazione di documento informatico

Le motivazioni della sentenza spiegano la distinzione fondamentale tra fotocopia priva di rilievo penale e manipolazione di atti digitali. Nel caso esaminato, l’imputato non ha generato una fotocopia dal nulla, ma ha alterato un documento informatico nativo originariamente valido. La stampa costituisce solo il supporto materiale di un file digitale contraffatto e replicabile all’infinito.

I Supremi Giudici hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa della qualifica tecnica dell’imputato. Il professionista ha tradito doveri fiduciari e compiti pubblicistici connessi all’attività edilizia, rendendo la condotta particolarmente insidiosa per l’amministrazione e i terzi.

Le conclusioni: confermata la condanna definitiva per il tecnico

Le conclusioni della Corte di Cassazione confermano integralmente la sentenza di condanna a nove mesi di reclusione. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento giudiziario.

La decisione chiarisce che la falsificazione di file nativi digitali integra a tutti gli effetti il reato di falso materiale, a prescindere dal loro successivo utilizzo cartaceo o telematico.

Quando si consuma il reato di falsità materiale su un file informatico?
Il delitto si perfeziona nel momento stesso in cui il soggetto crea o altera il documento digitale contraffatto, senza che sia necessario il successivo utilizzo materiale o la consegna agli uffici pubblici.

La stampa cartacea di un file digitale artefatto trasforma il fatto in una fotocopia non punibile?
No, la stampa rappresenta la riproduzione materiale di un documento informatico nativo contraffatto e conserva la medesima rilevanza penale dell’alterazione informatica originaria.

Perché non è stata concessa la non punibilità per particolare tenuità del fatto?
I giudici hanno escluso la particolare tenuità a causa del ruolo professionale dell’autore, il quale ha violato doveri di correttezza tecnica e ingannato altri operatori qualificati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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