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Illiquidità

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione finanziaria in cui un'impresa non dispone di denaro contante o di beni facilmente convertibili in contanti per far fronte ai propri debiti a breve termine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Restituzione titoli finanziari: risarcimento e doveri del cliente
L'Investitore subisce ingenti perdite a seguito del crollo di obbligazioni ad alto rischio. La Banca omette di informarlo tempestivamente sull'aumento del rischio, violando gli accordi contrattuali e impedendogli di disinvestire in tempo. La Corte d'Appello condanna la Banca al risarcimento dei danni pari all'intero capitale perso, ma rigetta la richiesta di restituzione dei titoli in favore dell'istituto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Banca su questo aspetto: quando il risarcimento copre l'intero valore originario del titolo reputato privo di valore, scatta la restituzione titoli finanziari alla banca. Questo evita che l'investitore ottenga un indebito arricchimento qualora i titoli recuperino valore in futuro. La sentenza viene cassata con rinvio per l'applicazione di tale principio.
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Forza maggiore nei debiti tributari: lo Stato ritarda ma sanziona
Un'azienda di fornitura elettrica non versa l'acconto sulle accise a causa di una grave crisi di liquidità, provocata dai ritardi nei pagamenti da parte dei suoi clienti pubblici. L'Agenzia delle Dogane applica le sanzioni, ma i giudici di merito le annullano ritenendo che il ritardo dello Stato costituisca una causa di forza maggiore. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici stabiliscono che la crisi finanziaria, anche se causata dalla Pubblica Amministrazione, non rientra nella nozione di forza maggiore nei debiti tributari. Questo perché il ritardo nei pagamenti pubblici in Italia è un fenomeno ampiamente prevedibile e non cancella la volontà del contribuente. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e deve pagare le sanzioni e le spese di giudizio.
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Forza maggiore e sanzioni: la crisi non basta
La Corte di Cassazione ha chiarito che la crisi di liquidità aziendale, derivante dal mancato pagamento di crediti da parte della Pubblica Amministrazione, non integra l'esimente della forza maggiore. Nel caso di specie, una società aveva contestato le sanzioni per omesso versamento di imposte, sostenendo di non aver potuto pagare a causa dei ritardi dei propri debitori pubblici. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, precisando che la forza maggiore richiede un evento imponderabile e imprevedibile che annulli la signoria del soggetto sulle proprie azioni. Poiché i ritardi nei pagamenti della PA sono considerati eventi prevedibili, il contribuente ha l'onere di premunirsi per garantire l'adempimento fiscale.
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Bancarotta semplice: omessa istanza di fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta semplice a carico dell'amministratore unico di una società di costruzioni. L'imputato è stato ritenuto colpevole di aver aggravato il dissesto aziendale omettendo di richiedere tempestivamente il fallimento, nonostante i bilanci degli anni 2011-2014 evidenziassero una chiara crisi finanziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prova dell'insolvenza era documentata dai dati contabili e che la determinazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito, purché adeguatamente motivata.
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Forza maggiore e sanzioni: la crisi non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la crisi economica e la mancanza di liquidità non integrano la forza maggiore necessaria per escludere le sanzioni tributarie. Il caso riguardava una società che aveva impugnato cartelle di pagamento per tributi non versati (IRES, IVA, ritenute) dopo essere decaduta da una rateizzazione. Mentre i giudici di merito avevano inizialmente annullato le sanzioni ritenendo la crisi aziendale una scusante valida, la Suprema Corte ha ribadito che le difficoltà finanziarie rientrano nel normale rischio d'impresa e non costituiscono un evento esterno e inevitabile.
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Stato di insolvenza: quando scatta il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, precisando che lo stato di insolvenza si configura come un'incapacità funzionale e irreversibile di soddisfare le obbligazioni aziendali. Nel caso di specie, la cessione dell'intero complesso aziendale e l'assenza di flussi finanziari hanno reso palese il dissesto. La Corte ha inoltre chiarito che l'assoluzione penale non azzera automaticamente il debito tributario nel processo civile e che i fatti successivi alla sentenza di fallimento non rilevano ai fini della legittimità della dichiarazione stessa.
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Illiquidità forza maggiore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che una semplice crisi di liquidità non è sufficiente a costituire causa di forza maggiore per giustificare il mancato versamento dei tributi. Nell'accogliere il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha chiarito che l'illiquidità forza maggiore richiede la prova di un evento imprevedibile e inevitabile, che annulla la volontà del contribuente, non essendo sufficiente la mera non imputabilità della crisi. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questi principi.
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