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Gestione Separata

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763 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Produttori diretti di assicurazione: niente Gestione Commercianti
L'INPS pretendeva l'iscrizione d'ufficio alla Gestione commercianti di alcuni produttori diretti di assicurazione, sostenendo che l'obbligo derivasse dal decreto legge 269 del 2003. I lavoratori si sono opposti, vincendo nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i produttori diretti di assicurazione, operando direttamente per le compagnie e non per agenti o subagenti, non rientrano nell'obbligo di iscrizione automatica previsto da tale norma. L'inquadramento previdenziale corretto dipende dalle concrete modalità di lavoro: se l'attività è svolta in forma d'impresa si applica la Gestione commercianti, mentre se è svolta come collaborazione personale o autonoma occasionale sopra i 5.000 euro annui, l'iscrizione va effettuata presso la Gestione separata. L'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Rottamazione quater: come estinguere la causa con l’INPS
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi. Dopo il ricorso in Cassazione, il ricorrente ha aderito alla Rottamazione quater per definire il debito in via agevolata. Avendo presentato la domanda di sanatoria, il lavoratore ha rinunciato formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza applicare il raddoppio del contributo unificato e senza condanna alle spese.
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Iscrizione gestione separata avvocati: contributi sì, sanzioni no
Una Libera Professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali e le relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva confermato l'obbligo di iscrizione gestione separata avvocati, ma aveva ridotto le sanzioni qualificando la condotta come semplice omissione e non come evasione. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che per gli avvocati non iscritti alla Cassa Forense prima del 2011 non sono dovute sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della professionista, confermando l'obbligo di versare i contributi ma annullando interamente le sanzioni civili richieste dall'ente previdenziale.
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Iscrizione gestione separata: l’INPS non vince solo col reddito
Un avvocato contesta la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva ritenuto legittima la pretesa dell'ente, considerando l'attività professionale abituale solo perché il reddito prodotto era l'unico percepito dal professionista. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore autonomo, chiarendo che l'iscrizione gestione separata richiede una reale abitualità dell'attività. Tale requisito va valutato dal giudice di merito con un'analisi globale dei fatti (come l'apertura della partita IVA o l'organizzazione dello studio) e non basandosi esclusivamente sull'ammontare del reddito o sulla sua unicità. La sentenza viene quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Iscrizione alla Gestione separata: l’avvocato perde contro l’INPS
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010, eccependo la prescrizione del credito e contestando l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per tutti i professionisti che non versano alla propria cassa previdenziale contributi utili a creare una pensione. Inoltre, la prescrizione dei contributi decorre solo dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, che può essere prorogato da decreti governativi, spostando in avanti il tempo utile per l'INPS per richiedere le somme. Infine, la mancata riproposizione in appello della questione sulle sanzioni ha creato un giudicato definitivo, impedendo l'applicazione di successive sentenze favorevoli della Corte Costituzionale.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi di un avvocato iscritto alla Gestione separata per l'anno 2009. La Corte d'appello aveva ritenuto maturata la prescrizione dei contributi previdenziali, calcolando il termine dal 16 giugno 2010 al 1° luglio 2015. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS, notificata il 1° luglio 2015, è avvenuta prima del compimento dei cinque anni, interrompendo validamente il termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince solo a metà
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per gli anni 2009 e 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'anno 2010 la richiesta dell'INPS è tempestiva poiché la scadenza del versamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine. Per l'anno 2009, invece, la richiesta è tardiva. La Corte ha chiarito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente previdenziale, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali del 2010.
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Contributi INPS: omesso quadro RR ma nessun occultamento doloso
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2011. Il lavoratore si è opposto eccependo la prescrizione del credito, poiché l'avviso di pagamento era giunto oltre i cinque anni previsti. L'INPS sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non configura automaticamente un occultamento doloso del debito, specialmente se il contribuente ha regolarmente dichiarato i propri redditi in un altro quadro (quadro CM). Di conseguenza, il credito dell'INPS è stato dichiarato definitivamente prescritto.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince sui minimi
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ritenuto il credito estinto per prescrizione. La Corte d'Appello ha inoltre dichiarato inammissibile l'appello dell'ente per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza dei termini di pagamento, compresi i differimenti previsti per legge. Tali rinvii si applicano oggettivamente a chi svolge attività soggette a studi di settore, a prescindere dal regime fiscale concreto (come il regime dei minimi). Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Definizione agevolata: stop alla causa tra INPS e professionista
Un ingegnere contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per l'attività libero-professionale svolta in concomitanza con il lavoro dipendente. Dopo le vittorie nei primi gradi di giudizio, l'INPS proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il professionista aderiva alla definizione agevolata, estinguendo interamente il debito contributivo tramite il pagamento rateale. La Suprema Corte, preso atto dell'avvenuto pagamento e dell'adesione alla sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del processo per legge e la cessazione della materia del contendere. La definizione agevolata ha così assorbito i costi del giudizio, escludendo la condanna alle spese processuali per entrambe le parti.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione alla Gestione Separata: conta l’abitualità, non il reddito
L'Ente Previdenziale ha richiesto l'iscrizione alla Gestione Separata a un professionista per l'attività svolta nel 2010. Il professionista, iscritto all'albo ma non alla cassa previdenziale di categoria, si è opposto evidenziando un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta di pagamento, ritenendo che sotto tale soglia l'attività fosse occasionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione alla Gestione Separata per chi esercita una professione ordinistica dipende dall'abitualità dell'attività e non dal reddito prodotto. La soglia dei 5.000 euro rileva solo per i lavoratori autonomi occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dell'abitualità.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: esclusa con reddito minimo
L'INPS ha richiesto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata a un avvocato per l'anno 2011, nonostante un reddito annuo di soli 403 euro. L'ente previdenziale sosteneva che l'iscrizione all'albo e la partita IVA dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'Iscrizione Gestione Separata INPS richiede l'effettivo esercizio abituale della professione. Un reddito molto basso rappresenta un forte indizio di occasionalità dell'attività. Spetta all'INPS dimostrare il contrario, poiché la semplice iscrizione all'albo o il possesso della partita IVA non bastano a far presumere l'abitualità del lavoro svolto.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Automaticità delle prestazioni previdenziali: no ai co.co.co.
Un collaboratore coordinato e continuativo ha chiesto all'INPS l'accredito dei contributi previdenziali non versati dalla società committente tra il 2002 e il 2007, invocando l'automaticità delle prestazioni previdenziali per ottenere la pensione supplementare. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'INPS. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'automaticità delle prestazioni previdenziali non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, in quanto questi ultimi restano i titolari dell'obbligo contributivo. Di conseguenza, in caso di omissione da parte del committente, il collaboratore non può pretendere l'accredito automatico da parte dell'ente previdenziale, ma deve agire contro il committente per il risarcimento del danno o pagare direttamente i contributi omessi.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde sul quadro RR
Un ingegnere ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per l'iscrizione alla Gestione separata, eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, sospendendo così i termini prescrizionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza dei termini di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince la proroga
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo ai contributi per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello ha accolto la sua tesi, ritenendo che il termine scadesse il 16 giugno 2010 e che la notifica del 30 giugno 2015 fosse tardiva. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la proroga al 6 luglio 2010 prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, la Prescrizione contributi Gestione separata decorre dal 6 luglio 2010 e la notifica del 30 giugno 2015 ha interrotto validamente il termine. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un professionista alla Gestione separata per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento effettivi, inclusi i differimenti generali concessi tramite decreti governativi (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'ente previdenziale, inviate entro i cinque anni dalle date prorogate, sono tempestive. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame, che dovrà anche considerare l'esclusione delle sanzioni civili in base a una recente pronuncia della Corte Costituzionale.
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