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Gestione Separata

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763 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Iscrizione alla Gestione separata: reddito basso ma obbligo reale
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un avvocato per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta ritenendo che, avendo il professionista prodotto un reddito inferiore a 5.000 euro, non vi fosse alcun obbligo di Iscrizione alla Gestione separata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'esiguità del reddito non esclude automaticamente l'obbligo contributivo. L'abitualità dell'attività professionale va valutata dal giudice di merito considerando elementi complessivi, come l'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo, e non solo il guadagno effettivo. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince con le proroghe
L'INPS ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il Professionista ha eccepito la prescrizione del credito, sostenendo che il termine di cinque anni fosse scaduto, calcolando la decorrenza dal 16 giugno 2010. La Corte d'Appello ha dato ragione al Professionista. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali per l'anno 2009 decorre dal 6 luglio 2010, per effetto del differimento dei termini di versamento introdotto dal d.P.C.M. 10 giugno 2010 per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 23 giugno 2015 è tempestiva ed efficace. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince il lavoratore
L'ente previdenziale ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2004, notificando l'intimazione ad agosto 2010. Il lavoratore ha eccepito la prescrizione quinquennale, sostenendo che il termine decorresse dalla scadenza del pagamento (giugno 2005). L'ente, invece, riteneva che la prescrizione iniziasse solo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (ottobre 2005). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dal momento in cui scade il termine per il versamento e non dalla successiva dichiarazione fiscale. Di conseguenza, il credito dell'ente è stato dichiarato definitivamente prescritto.
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Iscrizione alla Gestione Separata: l’obbligo oltre i 5000 euro
Un avvocato riceveva dall'INPS un avviso di addebito per contributi non versati nel duemilaenove. I giudici di merito annullavano l'atto, ritenendo l'attività occasionale per via del reddito ridotto. L'INPS ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione alla Gestione Separata è obbligatoria per i liberi professionisti non iscritti alla cassa di categoria se l'attività è abituale o se il reddito supera i cinquemila euro. Nel caso specifico, il professionista aveva superato tale soglia, rendendo irrilevante ogni discussione sull'occasionalità. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Gestione separata INPS: no al dolo automatico per quadro RR vuoto
Un avvocato si oppone all'addebito dell'INPS per il mancato pagamento dei contributi previdenziali relativi all'anno 2011, derivanti dall'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS. La Corte d'Appello ritiene legittima l'iscrizione e nega la prescrizione, ravvisando un comportamento doloso nell'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista. I giudici chiariscono che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce automaticamente dolo (occultamento del debito). La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame della prescrizione.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni cancellate
Un avvocato ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per gli anni 2009 e 2010, sostenendo di non dover versare contributi previdenziali poiché già iscritto all'albo e protetto dalla propria cassa professionale. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla cassa di categoria, calcolando l'importo sull'intero reddito e non solo sulla quota eccedente i 5.000 euro. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso del professionista alla luce di una pronuncia della Corte Costituzionale, i giudici hanno stabilito che per gli anni precedenti al 2011 non sono dovute le sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Il professionista ottiene così l'annullamento delle sanzioni, pur dovendo pagare i contributi base.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la vera scadenza
Un'avvocatessa ha impugnato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi omessi del 2009 alla Gestione Separata, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'Appello aveva ritenuto che il termine decorresse dalla dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, chiarendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza del termine di pagamento, non dalla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, poiché i termini di versamento per il 2009 erano stati prorogati al 6 luglio 2010 da un apposito decreto ministeriale (D.P.C.M.), la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 30 giugno 2015 è stata considerata tempestiva, in quanto avvenuta prima della scadenza del quinquennio. Il ricorso della lavoratrice autonoma è stato quindi respinto.
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Gestione separata INPS: tra obbligo e rottamazione
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito relativo all'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS e al pagamento dei relativi contributi previdenziali. La Corte d'appello ha ritenuto legittima la pretesa dell'ente previdenziale, evidenziando che il semplice versamento del contributo integrativo alla Cassa professionale non esclude l'obbligo contributivo in presenza di un reddito superiore alla soglia di esenzione. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione ma, successivamente, ha depositato un'istanza manifestando la volontà di aderire alla definizione agevolata dei debiti esattoriali (cosiddetta rottamazione), che presuppone la rinuncia alle liti pendenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare il raddoppio del contributo unificato né condannare il ricorrente alle spese, poiché l'INPS non ha svolto attività difensiva.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’avviso salva l’INPS
Un professionista impugna la richiesta dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione separata per gli anni 2009 e 2010. La Corte d'appello dichiara prescritti i contributi del 2009, ritenendo che il primo atto interruttivo fosse del 2017. Per il 2010, esclude la più grave sanzione per evasione, applicando quella per omissione. L'INPS ricorre in Cassazione lamentando che i giudici d'appello hanno ignorato un avviso bonario del 2015 che avrebbe interrotto la prescrizione per il 2009. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, confermando che l'omessa valutazione dell'avviso bonario costituisce un vizio di omessa pronuncia. La causa viene rinviata per un nuovo esame sulla prescrizione dei contributi previdenziali del 2009.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un professionista impugnava un avviso di addebito dell'INPS relativo a contributi non versati alla Gestione Separata per l'anno 2010. I giudici di merito accoglievano il ricorso ritenendo il credito prescritto, calcolando il termine quinquennale dalla scadenza ordinaria. La Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso dell'INPS. La Corte stabilisce che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza di pagamento effettiva. Poiché il D.P.C.M. del 12 maggio 2011 aveva prorogato la scadenza dei versamenti al 6 luglio 2011, il termine di prescrizione quinquennale iniziava a decorrere da tale data successiva. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 4 luglio 2016 è tempestiva perché inviata prima del compimento dei cinque anni. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Gestione Separata: contributi dovuti ma niente sanzioni
Una professionista ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e il pagamento delle relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte di Cassazione ha confermato che i professionisti non iscritti alla cassa di categoria autonoma, con redditi superiori a 5.000 euro, devono iscriversi alla Gestione Separata. Tuttavia, accogliendo il ricorso sulle sanzioni, i giudici hanno stabilito che nulla è dovuto a titolo di sanzioni civili per il periodo precedente al 2011. Questo esonero deriva dalla sentenza della Corte Costituzionale che tutela l'affidamento dei professionisti prima del chiarimento legislativo. La professionista vince parzialmente: deve pagare i contributi ma è totalmente esentata dalle sanzioni.
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Prescrizione contributi previdenziali: no al dolo automatico
Un Professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi alla Gestione Separata relativi all'anno 2009. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificata come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non si sospende automaticamente, ma richiede una valutazione specifica del giudice di merito sulle circostanze concrete del caso. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Gestione separata INPS: sanzioni per omissione e non evasione
L'ente previdenziale ha richiesto a un Avvocato il pagamento dei contributi per la Gestione separata INPS per l'anno 2010, oltre alle sanzioni per evasione. La Corte d'appello ha ritenuto legittima l'iscrizione ma ha ridotto le sanzioni, applicando il regime più favorevole dell'omissione anziché dell'evasione, a causa dell'incertezza normativa. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'applicazione delle sanzioni per evasione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che l'omessa comunicazione dei dati non equivale automaticamente a dolo di evasione. Inoltre, l'intervento della Corte Costituzionale (sentenza 104/2022) ha confermato l'illegittimità delle sanzioni per il periodo precedente, ma l'assenza di un ricorso incidentale dell'Avvocato impedisce l'annullamento totale delle sanzioni già decise. Vince l'Avvocato, che pagherà solo le sanzioni ridotte per omissione.
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Prescrizione contributi gestione separata: rinvio salva l’INPS
Un ingegnere libero professionista, dipendente pubblico non iscritto alla cassa di categoria, ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi del 2008. Il professionista sosteneva l'avvenuta prescrizione contributi gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, considerando anche i differimenti fiscali governativi. Nel caso specifico, la scadenza originaria del 16 giugno 2009 era stata prorogata al 7 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 30 giugno 2014 ha interrotto validamente la prescrizione prima del compimento dei cinque anni. Il professionista perde la causa e deve pagare i contributi previdenziali e le spese legali.
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Definizione agevolata: si estingue la causa tra INPS e lavoratore
Un libero professionista contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS e il pagamento dei relativi contributi. Durante il giudizio di Cassazione, il lavoratore ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-ter), pagando integralmente il debito contributivo e documentando l'avvenuta regolarizzazione. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, l'INPS non può più pretendere le somme originarie e il processo si chiude definitivamente senza che nessuna delle parti debba pagare le spese legali del giudizio all'altra, in quanto i costi vengono assorbiti dalla definizione agevolata stessa.
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Iscrizione alla Gestione Separata: obbligo anche con redditi minimi
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010, ritenendo obbligatoria l'Iscrizione alla Gestione Separata. Il Professionista si è opposto, sostenendo che il reddito annuo prodotto era inferiore alla soglia di 5.000 euro e che l'attività non era abituale. La Corte d'Appello ha dato ragione al professionista, ritenendo il basso reddito sinonimo di occasionalità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici hanno stabilito che l'iscrizione è obbligatoria per chi esercita abitualmente una professione regolamentata senza versare contributi alla cassa di riferimento, a prescindere dal reddito. La soglia dei 5.000 euro si applica solo al lavoro autonomo occasionale, non ai professionisti iscritti all'albo che svolgono attività abituale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione gestione separata: dovuta anche con guadagni minimi
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. L'avvocato, iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense, sosteneva di non dover pagare nulla poiché il suo reddito annuo era inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello gli aveva dato ragione, ritenendo l'attività occasionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'obbligo di iscrizione gestione separata dipende dall'abitualità dell'attività professionale e non dal reddito. La produzione di un reddito minimo non esclude automaticamente l'abitualità, che va valutata caso per caso tramite indizi come la partita IVA o l'iscrizione all'albo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Produttore assicurativo diretto: no alla Gestione Commercianti
L'INPS pretendeva l'iscrizione d'ufficio alla Gestione commercianti di un Produttore assicurativo diretto, sostenendo che l'attività svolta per conto di una compagnia assicurativa rientrasse nell'obbligo previdenziale. La Corte d'Appello ha escluso tale obbligo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'obbligo di iscrizione non si applica a chi lavora direttamente per le imprese assicurative, ma solo a chi è collegato ad agenti o subagenti. Per il produttore assicurativo diretto, l'inquadramento previdenziale dipende dalle concrete modalità di lavoro: Gestione commercianti solo se opera come impresa, o Gestione separata se l'attività è coordinata o autonoma occasionale sopra i cinquemila euro.
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Gestione commercianti INPS: no all’obbligo per i produttori diretti
L'ente previdenziale pretendeva l'iscrizione alla Gestione commercianti INPS di alcuni produttori diretti di assicurazione che operavano per conto di una compagnia assicurativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che l'obbligo di iscrizione automatica a tale gestione non si applica a chi lavora direttamente con le compagnie assicurative, ma solo a chi è collegato ad agenti o sub-agenti. Per i produttori diretti, l'inquadramento previdenziale corretto dipende dalle concrete modalità di lavoro, con applicazione della Gestione separata in assenza di una reale organizzazione d'impresa.
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Evasione contributiva: commentatori sportivi o presentatori?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda televisiva, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per due noti ex calciatori impiegati come commentatori sportivi. I giudici hanno qualificato la loro attività come quella di veri e propri conduttori o presentatori televisivi, rientranti tra i lavoratori dello spettacolo, e non come semplici collaboratori autonomi iscritti alla Gestione separata. Di conseguenza, la mancata e corretta denuncia mensile dei rapporti di lavoro ha configurato la più grave fattispecie di evasione contributiva, anziché di semplice omissione. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione mensile all'INPS fa presumere l'intento di occultare i compensi, ponendo a carico del datore di lavoro l'onere di provare la propria buona fede. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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