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Furto In Abitazione

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519 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto in abitazione: condanna definitiva dopo un ricorso inutile
Due persone, già condannate per furto in abitazione aggravato, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sostenevano che la motivazione della loro condanna fosse errata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorso era una semplice ripetizione di lamentele sui fatti, già respinte in appello. Questo tipo di contestazione non è permessa in Cassazione, che valuta solo errori di diritto. La condanna per furto in abitazione è quindi diventata definitiva e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese e una multa.
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Furto in abitazione con inganno: entrare con permesso non salva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per aver derubato alcuni cittadini dopo essere entrate nelle loro case con una scusa. Gli imputati sostenevano che, avendo ottenuto il permesso di entrare, non si potesse parlare di furto in abitazione. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il consenso ottenuto con un trucco non è valido. Pertanto, commette il reato di furto in abitazione con inganno chi si introduce nella dimora altrui con il permesso della vittima, se tale permesso è stato estorto con una bugia al solo scopo di rubare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Furto in abitazione: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di un soggetto identificato tramite telecamere di sorveglianza. Il ricorrente chiedeva la riqualificazione del fatto in ricettazione, sostenendo una diversa lettura delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il furto in abitazione si configura anche quando la sottrazione avviene in pertinenze recintate, come cortili o aree private delimitate, e che il giudizio di legittimità non può sostituirsi alla valutazione dei fatti operata dai giudici di merito.
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Furto in abitazione: il garage è privata dimora?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato **Furto in abitazione** a carico di un soggetto che aveva cercato di svaligiare un garage contiguo a una casa rurale. La difesa sosteneva che il garage non potesse considerarsi privata dimora poiché il proprietario non vi risiedeva stabilmente. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il garage costituisce pertinenza dell'abitazione se funzionalmente collegato allo svolgimento di attività della vita privata, rendendo irrilevante la residenza anagrafica del titolare in un luogo diverso.
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Furto in abitazione: prove e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione aggravato nei confronti di un soggetto i cui effetti personali erano stati rinvenuti nell'auto utilizzata per la fuga. Nonostante la difesa contestasse l'attendibilità delle dichiarazioni del complice, i giudici hanno stabilito che la presenza di oggetti riconducibili all'imputato nel veicolo costituisce una prova autonoma e sufficiente della sua partecipazione al delitto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la genericità delle doglianze relative al travisamento della prova.
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Furto in abitazione: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La decisione si fonda sulla correttezza della sentenza di appello che ha accertato la responsabilità penale grazie all'inseguimento immediato da parte della polizia, culminato con il ritrovamento del soggetto nascosto dietro una siepe.
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Furto in abitazione: la Cassazione sulle pertinenze
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione aggravato. Il ricorso contestava la responsabilità penale, la legittimità dell'articolo 624-bis e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la norma non è incostituzionale anche se applicata a beni di pertinenza dell'abitazione e che il trattamento sanzionatorio è rimesso alla discrezionalità del giudice di merito.
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Furto in abitazione: il laboratorio è privata dimora
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione nei confronti di un soggetto che si era introdotto nel laboratorio di una pasticceria. Nonostante il ricorso della difesa, la Corte ha stabilito che i locali di lavoro non aperti al pubblico costituiscono privata dimora. È stata inoltre confermata l'aggravante della destrezza per aver creato un diversivo atto a eludere la sorveglianza delle vittime.
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Furto in abitazione: il cantiere è dimora privata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un furto commesso all'interno di un appartamento in ristrutturazione si qualifica come furto in abitazione. La nozione di privata dimora, secondo la Corte, si estende anche a luoghi come un cantiere edile, purché non liberamente accessibili a terzi. È stato inoltre negato il riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno, nonostante la restituzione della refurtiva, a causa del pregiudizio complessivo, anche potenziale, derivante dal furto di uno smartphone e dei documenti personali.
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Furto in abitazione: Cassazione su ricorso generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per furto in abitazione. L'ordinanza sottolinea come la genericità dei motivi, la corretta qualificazione del furto in soffitta come furto in abitazione e l'impossibilità di considerare 'di minima importanza' il ruolo del palo, rendano l'impugnazione non meritevole di accoglimento nel merito.
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Furto in abitazione: l’ambulatorio non è privata dimora
Un uomo viene condannato per un furto in un ambulatorio medico. La Corte d'Appello aggrava l'accusa in furto in abitazione, ma la Cassazione annulla la decisione. La Suprema Corte stabilisce che un ambulatorio medico, essendo un luogo accessibile a terzi, non può essere considerato 'privata dimora'. Di conseguenza, il reato è stato derubricato a furto semplice e, in assenza di querela della persona offesa, dichiarato improcedibile.
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Particolare tenuità del fatto e furto: i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per furto in abitazione basata sulla particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che, dopo la riforma del 2022 (d.lgs. 150/2022), l'istituto non è applicabile ai reati, come il furto in abitazione, che prevedono una pena minima superiore a due anni di reclusione, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Furto in abitazione: il danno morale e le attenuanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto in abitazione. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della concessione dell'attenuante del danno di lieve entità, il giudice deve considerare anche il danno morale subito dalla vittima per la violazione della propria dimora. Vengono inoltre confermati il diniego delle attenuanti generiche e della sostituzione della pena detentiva con misure alternative, in quanto le motivazioni del giudice di merito sono state ritenute congrue e prive di vizi logici.
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Furto in abitazione: Cassazione sulla seconda casa
La Corte di Cassazione, con la sentenza 17038/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha stabilito che anche una seconda casa, sebbene non abitata stabilmente, rientra nel concetto di privata dimora tutelato dalla legge. Inoltre, ha confermato la legittimità costituzionale della severa pena prevista per questo reato, anche se commesso nelle pertinenze, poiché la norma protegge non solo il patrimonio ma anche la sicurezza e la privacy individuale.
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Furto in abitazione: anche il cortile è pertinenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha chiarito che un cortile, chiuso da un cancello, costituisce una pertinenza della privata dimora ai sensi dell'art. 624 bis c.p., rendendo irrilevante la presenza di un'attività aziendale al suo interno. Confermato il principio di ampia discrezionalità del giudice di merito nella commisurazione della pena.
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Furto in abitazione: anche un’azienda agricola è tutelata
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17983/2024, ha stabilito che il reato di furto in abitazione si configura anche se commesso all'interno di un'azienda agricola, in quanto considerata 'privata dimora'. Il caso riguardava un individuo condannato per aver sottratto gasolio da un'azienda. La Corte ha rigettato il ricorso, precisando che la riqualificazione del reato in una fattispecie più grave in appello non viola il divieto di 'reformatio in peius' se la pena non viene aumentata, anche se ciò comporta conseguenze penitenziarie più sfavorevoli per l'imputato.
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Furto in pertinenze: la Cassazione chiarisce il concetto
La Corte di Cassazione ha confermato che il furto in pertinenze, come un box esterno usato per depositare oggetti personali, integra il più grave reato di furto in abitazione. Analizzando il caso, la Corte ha rigettato il ricorso di un imputato, chiarendo che la nozione di 'privata dimora' si estende a tutti i luoghi, anche separati, destinati a servizio dell'abitazione principale, consolidando la tutela penale per questi spazi.
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Furto in cortile condominiale: è furto in abitazione?
Un individuo, inizialmente accusato di ricettazione per il possesso di uno scooter con parti rubate, è stato condannato in appello per furto in abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il furto in cortile condominiale, se l'area è recintata e funzionalmente collegata alle abitazioni, integra la fattispecie più grave del reato di cui all'art. 624-bis c.p., in quanto il cortile è considerato 'pertinenza' della privata dimora.
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Furto in abitazione: il cortile recintato è dimora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha confermato che un cortile recintato e chiuso da un cancello rientra nel concetto di privata dimora, rendendo non applicabile la derubricazione a furto semplice. È stata negata anche l'attenuante del danno di lieve entità, dato il valore di 1300 euro della refurtiva.
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Furto in abitazione: prova indiziaria e recidiva
Due donne ricorrono in Cassazione contro una condanna per una serie di furti in abitazione, contestando la validità delle prove indiziarie basate su dati GPS e sul riconoscimento parziale della refurtiva. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, confermando che un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti – come la localizzazione del veicolo, il modus operandi seriale e il ritrovamento di beni sottratti – è sufficiente a fondare un giudizio di colpevolezza, anche in presenza di lievi discrepanze temporali. La sentenza ribadisce inoltre i criteri per il riconoscimento della recidiva.
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