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Furto In Abitazione

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519 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto in abitazione: ricorso inammissibile in Cassazione
Un individuo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione contestando la costituzionalità della norma, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata revoca dell'espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Le motivazioni si basano sulla manifesta infondatezza delle questioni sollevate, sulla corretta valutazione della gravità del fatto, dei precedenti dell'imputato e della sua pericolosità sociale.
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Furto in abitazione: quando si applica a un ufficio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione, commesso in un luogo destinato ad attività professionale. La Suprema Corte ha confermato che anche un ufficio può essere qualificato come privata dimora se in esso si svolgono, anche in modo non occasionale, atti della vita privata e l'accesso non è libero al pubblico. Il ricorso è stato giudicato generico e non in grado di criticare efficacemente le motivazioni della sentenza d'appello.
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Furto in abitazione: quando il ricorso è inammissibile
Una coppia è stata condannata per tentato furto in abitazione aggravato. Il loro ricorso in Cassazione, basato sulla contestazione dell'aggravante della violenza sulle cose, della recidiva e sulla richiesta di tenuità del fatto, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto i motivi generici, meramente ipotetici e in parte nuovi, confermando la solidità della decisione dei giudici di merito, soprattutto riguardo alla riprovevolezza della condotta che ha visto il coinvolgimento di un minore.
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Furto in abitazione: quando l’accesso è legittimo?
Un sovrintendente di Polizia, durante una perquisizione legittima, si impossessava di una pennetta USB. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), ma di furto semplice (art. 624 c.p.), poiché l'ingresso nell'abitazione era autorizzato. Questa riqualificazione ha portato alla dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha inoltre annullato la condanna al risarcimento danni in favore di una parte civile, ritenendo inammissibile il suo appello avverso un proscioglimento per motivi procedurali.
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Furto in abitazione: quando una camera d’albergo conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione e altri reati. Il caso verteva sulla qualificazione di una camera d'albergo come 'privata dimora'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che anche una stanza d'hotel rientra in questa nozione, rendendo inammissibili i motivi di ricorso in quanto meramente ripetitivi di questioni già risolte nei gradi precedenti.
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Furto in magazzino: annullato senza querela
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato, riqualificando il reato commesso in un magazzino commerciale come furto semplice. A seguito della Riforma Cartabia, tale reato è procedibile solo a querela di parte. Poiché la querela non era stata sporta, l'azione penale non poteva essere iniziata, comportando l'annullamento della sentenza senza rinvio.
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Bilanciamento circostanze: la Cassazione chiarisce
Una donna, condannata per furto nell'abitazione dell'ex compagno, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la sentenza per un errore nel bilanciamento delle circostanze. Chiarisce che il divieto di prevalenza delle attenuanti, previsto dall'art. 624-bis c.p., opera solo in presenza delle aggravanti dell'art. 625 c.p., non di quelle comuni dell'art. 61 c.p. La Corte rileva anche un errore nella mancata valutazione delle pene sostitutive, come richiesto dall'imputata. Il caso è rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio su questi specifici punti.
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Furto in abitazione: quando l’intento è decisivo
Un individuo, condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso sostenendo che la sua intenzione iniziale fosse solo quella di trovare un rifugio per la notte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per configurare il reato di furto in abitazione è necessario un nesso finalistico tra l'introduzione nell'immobile e l'impossessamento dei beni. La Corte ha sottolineato che una diversa valutazione dei fatti non è consentita in sede di legittimità.
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Furto in abitazione: quando è consumato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 45064/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto in abitazione pluriaggravato. I ricorrenti sostenevano si trattasse solo di un tentativo, ma la Corte ha confermato la consumazione del reato, poiché erano stati sorpresi con la refurtiva già occultata in auto, avendone acquisito la piena ed autonoma disponibilità. La Corte ha inoltre ribadito i limiti del proprio sindacato sulla congruità della pena e sui criteri per la negazione delle attenuanti generiche.
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Furto in abitazione: quando è consumato il reato?
Tre individui ricorrono in Cassazione contro una condanna per furto in abitazione, sostenendo che il reato fosse solo tentato o al più una violazione di domicilio, dato che la refurtiva non è stata ritrovata. La Corte Suprema dichiara i ricorsi inammissibili, ribadendo che il furto in abitazione si considera consumato nel momento in cui i ladri acquisiscono il controllo dei beni, anche solo per un breve istante, rendendo irrilevante il successivo mancato recupero della merce rubata per qualificare il reato.
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Furto in abitazione: Cassazione e ricorso
La Corte di Cassazione esamina il ricorso presentato contro una condanna per furto in abitazione aggravato, confermata in appello. L'imputato contesta la sentenza con un unico motivo di ricorso, portando il caso al vaglio della Suprema Corte per la valutazione di legittimità.
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Furto in abitazione: il consenso con inganno non scusa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto in abitazione a carico di un soggetto che, dopo un primo ingresso lecito per vendere della merce, si era reintrodotto nell'abitazione della vittima con un pretesto. Secondo la Corte, il consenso ottenuto tramite inganno per il secondo ingresso equivale a un'introduzione illecita, integrando pienamente il reato.
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Furto in abitazione: perché è procedibile d’ufficio?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per furto in abitazione, confermando la legittimità costituzionale della procedibilità d'ufficio per questo reato. La Corte ha stabilito che la maggiore gravità del furto in abitazione, che lede sia il patrimonio che l'inviolabilità del domicilio, giustifica un trattamento diverso rispetto al furto semplice e non viola il principio di eguaglianza.
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Furto in garage: quando è furto in abitazione?
La Corte di Cassazione chiarisce che il furto in garage, quando questo è una pertinenza di un'abitazione, integra il reato di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.) e non un furto semplice. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per aver sottratto un'auto da un box privato, ribadendo che la nozione di 'privata dimora' si estende anche alle sue pertinenze, come i garage, tutelando così la sfera di privata sicurezza della persona.
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Prova del DNA nel furto: certezza per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La difesa contestava il valore della prova del DNA, ritenendola solo un'indicazione probabile. La Corte ha ribadito che la traccia ematica con DNA compatibile, in assenza di altre spiegazioni, costituisce 'prova certa' della presenza ingiustificata dell'imputato sul luogo del reato. Respinte anche le censure sulla genericità dei motivi di ricorso e sulla presunta prescrizione, non ancora maturata.
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Furto in abitazione: disporre dei beni dell’ex inquilino
Un proprietario di un garage, dopo la fine di un contratto di locazione, ha autorizzato terzi a svuotare il locale dai beni lasciati dall'ex inquilino. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di furto in abitazione. Secondo la Corte, non è necessaria la materiale apprensione dei beni, essendo sufficiente averne disposto come proprietario (uti dominus), ad esempio consegnando le chiavi e ordinandone la rimozione. Il profitto del reato non è solo economico, ma consiste anche nel vantaggio di poter disporre liberamente dell'immobile, fine che si ottiene tramite l'impossessamento dei beni altrui.
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Furto in abitazione: quando si applica al lavoro?
Due individui condannati per furto in abitazione ricorrono in Cassazione, sostenendo che i furti avvenuti in locali commerciali dovrebbero essere qualificati diversamente. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili per un vizio procedurale: la questione non era stata sollevata nel precedente grado di appello. La sentenza ribadisce l'importanza di presentare tutte le censure al giudice di merito, pur richiamando i principi delle Sezioni Unite sulla nozione di 'privata dimora' applicata ai luoghi di lavoro.
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Furto in abitazione: casa disabitata è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di tre individui, nonostante il furto fosse avvenuto in un immobile disabitato e in cattivo stato di manutenzione. La Corte ha stabilito che una casa, anche se necessita di lavori e non è abitata stabilmente, resta una 'privata dimora' se non è completamente abbandonata dal proprietario. Elementi come la conservazione della residenza anagrafica, la presenza di beni di valore al suo interno e la pronta denuncia del proprietario sono stati considerati decisivi per escludere lo stato di abbandono e confermare l'aggravante.
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Furto in abitazione: sempre procedibile d’ufficio
La Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per un furto in abitazione commesso in un garage. Il reato, previsto dall'art. 624-bis c.p., resta procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante la remissione di querela della vittima, anche dopo le recenti riforme.
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Furto in abitazione con inganno: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che commette il reato di furto in abitazione con inganno chi si introduce nell'altrui dimora con un consenso ottenuto tramite un pretesto per poi sottrarre dei beni. Con l'ordinanza in esame, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, la quale sosteneva che il consenso, seppur viziato, escludesse il reato. La Corte ha ribadito che il consenso carpito con l'inganno non ha valore e ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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