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Furto In Abitazione

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519 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto in abitazione: quando il consenso è ingannevole
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per furto in abitazione. La Corte ha confermato che il reato si configura anche quando l'ingresso nell'abitazione della vittima avviene con un consenso ottenuto tramite inganno, e non solo con lo scopo iniziale di rubare. La difesa basata su altre finalità dell'ingresso è stata respinta.
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Furto in abitazione: il box è una pertinenza?
Un individuo condannato per tentato furto in abitazione ha presentato ricorso sostenendo che il reato non fosse configurabile, poiché l'azione si era svolta solo in un box. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il reato di furto in abitazione si applica anche alle pertinenze di una dimora privata, come un garage. La decisione si fonda su un orientamento consolidato, confermando la condanna.
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Furto in abitazione: il cortile condominiale conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23076/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il furto di una bicicletta in un cortile condominiale. La Suprema Corte ha confermato che tale condotta integra il più grave reato di furto in abitazione, poiché il cortile è considerato una pertinenza di privata dimora, anche se area comune. La decisione si basa su un consolidato orientamento giurisprudenziale.
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Furto in abitazione: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto in abitazione. Hanno sostenuto che il reato fosse solo tentato, poiché erano stati bloccati all'interno dell'appartamento. La Corte ha stabilito che il reato di furto in abitazione era consumato per tutti, dato che un terzo complice era riuscito a fuggire con la refurtiva, acquisendo così la disponibilità esclusiva dei beni per l'intero gruppo.
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Furto in abitazione: quando la prova è il possesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui condannati per furto in abitazione. Gli imputati erano stati sorpresi con la refurtiva (trofei sportivi) subito dopo il colpo e nelle vicinanze del luogo del reato. La Suprema Corte ha confermato che tali circostanze costituiscono una prova sufficiente della loro partecipazione diretta al furto, escludendo la possibilità di riqualificare il fatto come semplice ricettazione, come invece richiesto dalle difese.
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Furto in abitazione: entrare senza suonare è reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18553/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato contro il patrimonio. Il semplice atto di introdursi in un'abitazione senza suonare il campanello è stato ritenuto sufficiente a dimostrare l'intento furtivo, configurando così un'azione idonea al compimento del furto in abitazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando la congruità della motivazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La decisione si basa sulla manifesta infondatezza e genericità del ricorso, a fronte di prove schiaccianti come il riconoscimento da parte di un agente e il ritrovamento di documenti dell'imputato sul veicolo usato per il reato. Confermato l'aggravante per aver agito di notte e durante le festività, approfittando dell'assenza dei proprietari.
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Furto in abitazione: smartphone prova schiacciante
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto in abitazione di un imputato, inizialmente assolto, la cui colpevolezza è stata provata in appello grazie a uno smartphone dimenticato sulla scena del crimine. L'analisi del traffico telefonico del dispositivo ha smentito la tesi difensiva secondo cui il cellulare era stato smarrito o rubato giorni prima del fatto, dimostrando un uso continuo da parte dell'imputato fino a poche ore prima del furto. La sentenza sottolinea come la perizia tecnica possa diventare prova incontrovertibile, superando le dichiarazioni dell'imputato.
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Furto in abitazione: quando è furto e non ricettazione
Un individuo, condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in ricettazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le circostanze di tempo e luogo (il ritrovamento della refurtiva nella sua auto poco dopo il colpo e nella stessa notte) dimostrano un coinvolgimento diretto nel furto, escludendo l'ipotesi della semplice ricettazione. La genericità degli altri motivi ha contribuito alla decisione.
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Furto in abitazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per furto in abitazione aggravato. I motivi del ricorso, relativi alla qualificazione del reato, all'aggravante della violenza e al diniego delle attenuanti generiche, sono stati giudicati generici, manifestamente infondati e volti a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Furto in abitazione: il rito abbreviato sana i vizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per furto in abitazione. La sentenza conferma che la scelta del rito abbreviato sana eventuali nullità relative all'arresto. Inoltre, la Corte ribadisce che il diniego delle attenuanti generiche e la valutazione delle prove sono decisioni discrezionali del giudice di merito, non sindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivate.
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Furto in abitazione con inganno: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. La sentenza chiarisce che il reato di furto in abitazione con inganno si configura quando l'ingresso nell'abitazione, anche se autorizzato sulla base di un pretesto (come una finta vendita), è finalizzato a sottrarre beni. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre questioni di fatto già valutate nei gradi di merito, non ammissibili in sede di legittimità.
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Furto in abitazione: il giardino è una pertinenza?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto in abitazione per aver sottratto beni dal giardino di una villa. La Corte ha confermato che il giardino è una pertinenza della privata dimora, rendendo il reato più grave, anche se la villa non era abitata al momento del fatto e l'accesso è avvenuto tramite un varco preesistente.
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Furto in abitazione: quando l’ufficio è dimora privata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati, confermando che un furto in uffici commerciali può essere qualificato come furto in abitazione (art. 624 bis c.p.). La Corte ha stabilito che gli uffici, essendo utilizzati per attività professionali in modo riservato e non aperti al pubblico, rientrano nel concetto di 'privata dimora', rendendo infondata la richiesta di diversa qualificazione giuridica del reato.
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Inammissibilità appello: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello contro una condanna per furto in una cantina condominiale. La sentenza ribadisce che per evitare una declaratoria di inammissibilità appello, i motivi devono essere specifici e criticare puntualmente le argomentazioni della sentenza di primo grado, non limitarsi a riproporre tesi difensive generiche.
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Furto in abitazione: Cassazione su pena e reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6779/2024, si è pronunciata su un caso di furto in abitazione commesso da un soggetto che aveva le chiavi dell'immobile. La Corte ha stabilito che il possesso delle chiavi non esclude il reato, poiché l'introduzione è illegittima se finalizzata a commettere un furto. Inoltre, ha annullato la sentenza d'appello riguardo al calcolo della pena per il reato continuato, affermando che il giudice deve sempre motivare l'aumento di pena per ogni singolo reato satellite, anche se la pena base è già favorevole all'imputato, senza che ciò violi il divieto di 'reformatio in peius'.
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Furto in abitazione: reato sempre procedibile d’ufficio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del Tribunale di Cosenza che aveva erroneamente dichiarato estinto un reato di furto in abitazione per remissione di querela. La Suprema Corte ha chiarito che, nonostante le modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia, il furto in abitazione rimane un reato procedibile d'ufficio, non essendo stata modificata la sua specifica disciplina.
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Furto in abitazione: il giardino rientra nella tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha stabilito che il reato sussiste anche se il furto avviene in un giardino, sia esso privato o condominiale, in quanto considerato pertinenza di una privata dimora. Gli altri motivi di ricorso sono stati respinti perché ritenuti generici o mere ripetizioni di argomentazioni già disattese in appello.
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Furto in abitazione: il cortile è pertinenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per furto in abitazione. Gli imputati avevano sottratto due motoseghe da un cortile, scavalcando la recinzione. La Corte ha confermato che il cortile è una pertinenza dell'abitazione, rendendo applicabile la fattispecie aggravata. Inoltre, ha ribadito che il reato si considera consumato, e non solo tentato, nel momento in cui l'agente acquisisce l'autonoma disponibilità del bene, anche se per un tempo brevissimo.
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Furto in abitazione: aggravante e concorso di persone
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto in abitazione. La sentenza conferma che l'aggravante dell'effrazione si applica a tutti i concorrenti nel reato, anche a chi non ha materialmente forzato l'ingresso, essendo sufficiente la consapevolezza della sua avvenuta esecuzione per entrare nell'immobile. La Corte ribadisce inoltre l'impossibilità di rivalutare la congruità della pena in sede di legittimità se non palesemente illogica.
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