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Furto Con Destrezza

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167 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto con destrezza: finto alibi e condanna definitiva
Una donna entra in una gioielleria e, fingendosi interessata ad alcuni acquisti, distrae la commessa chiedendole un'incisione su una medaglietta. Approfittando del momentaneo allontanamento dell'impiegata, si impossessa di dodici bracciali d'oro. La colpevolezza viene stabilita grazie al riconoscimento fotografico della commessa. La difesa contesta la sussistenza dell'aggravante e l'attendibilità del riconoscimento, presentando anche un alibi medico rivelatosi falso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici confermano la condanna per furto con destrezza, stabilendo che l'aggravante sussiste quando il colpevole crea attivamente la distrazione della vittima per eludere la sorveglianza. La ricorrente viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: perché rubare in spiaggia non basta
L'Imputato si è impossessato di uno zaino su una spiaggia libera approfittando del momentaneo allontanamento dei proprietari, usando un bastone con una mossa rapida. I giudici di merito lo avevano condannato per furto aggravato dalla destrezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che non si configura il furto con destrezza se il colpevole si limita ad approfittare della distrazione o dell'assenza della vittima, senza usare una particolare astuzia o abilità straordinaria per eludere la sorveglianza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha escluso l'aggravante e ha rinviato il caso alla Corte d'appello solo per ricalcolare la pena, che dovrà essere ridotta.
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Ruota sgonfia e furto con destrezza: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per furto aggravato e utilizzo indebito di carte di credito. I due condannati sgonfiavano le ruote delle auto delle vittime per distrarle e, mentre queste erano impegnate a sostituire lo pneumatico, rubavano borse e portafogli dall'abitacolo. I giudici hanno stabilito che tale condotta configura l'aggravante del furto con destrezza, poiché gli autori hanno creato e sfruttato una situazione di ridotta sorveglianza attraverso l'astuzia. Inoltre, l'utilizzo successivo delle carte di credito rubate integra l'aggravante del nesso teleologico, in quanto l'appropriazione del portafoglio è avvenuta con la consapevole accettazione del rischio di trovarvi strumenti di pagamento da utilizzare illecitamente. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Calca in metro e furto con destrezza: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto con destrezza nei confronti di un uomo che, approfittando della calca in metropolitana, ha aperto fulmineamente la cerniera della borsa di una passeggera per derubarla. La difesa sosteneva che l'imputato si fosse limitato a sfruttare la folla preesistente, ma i giudici hanno chiarito che l'apertura rapida e furtiva della borsa integra pienamente l'aggravante della destrezza, richiedendo una specifica abilità idonea a eludere la sorveglianza della vittima. Inoltre, la Cassazione ha negato le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto e della sua condotta recidiva nello stesso giorno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: la Cassazione nega il furto tentato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato contro la condanna per furto con destrezza. L'uomo aveva sfilato il portafoglio dalla tasca della vittima, venendo subito bloccato dalla polizia che lo osservava a distanza. La difesa sosteneva si trattasse di furto tentato e invocava la mancanza di querela dopo la riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che il reato è consumato poiché l'autore ha ottenuto l'autonoma disponibilità del bene, escludendo che la sorveglianza della polizia configuri il solo tentativo. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di applicare la nuova procedibilità a querela. L'imputato perde la causa e viene condannato alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: il trucco del cambio banconota costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di una donna che, insieme a una complice, ha derubato un negozio. Le due donne hanno finto di voler fare acquisti e hanno chiesto di cambiare una banconota da duecento euro, distraendo le commesse e riuscendo a sottrarre contanti e un assegno. La Suprema Corte ha ritenuto pienamente configurabile il furto con destrezza. Lo stratagemma della banconota, unito alla distrazione creata ad arte, costituisce un comportamento astuto idoneo a eludere la sorveglianza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: condanna confermata per furto in stazione
L'Imputata è stata condannata per un tentativo di furto con destrezza ai danni di un viaggiatore nella stazione ferroviaria di Milano. La donna aveva cercato di sfilare un portafoglio da una borsa, ma era stata scoperta. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza delle aggravanti della destrezza e del furto su bagaglio, oltre al diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la condotta integrava pienamente il reato contestato e che i precedenti penali dell'imputata impedivano la concessione di sconti di pena. Di conseguenza, l'imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: ricorso tardivo e condanna definitiva
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto con destrezza di monili alla pena di un anno di reclusione e 500 euro di multa. Contro la decisione della Corte d'Appello, che confermava la condanna di primo grado, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché depositato oltre il termine di quarantacinque giorni stabilito dalla legge, con un ritardo di due giorni rispetto alla scadenza. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: condanna per il furto alla vittima distratta
Una donna è stata condannata per furto con destrezza per aver sfilato il portafoglio dalla giacca della vittima mentre questa scendeva con fatica da un'auto. L'imputata ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dell'aggravante della destrezza e lamentando un presunto calcolo errato basato sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'azione fulminea, approfittando della temporanea distrazione e difficoltà fisica della vittima, configura pienamente il furto con destrezza. Inoltre, la recidiva era già stata esclusa nel calcolo della pena in appello. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: l’incensuratezza non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto con destrezza in concorso, commesso all'interno di un bar di una stazione ferroviaria. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito, i quali hanno logicamente descritto la partecipazione attiva dell'uomo al furto. Inoltre, la Corte ha ribadito che, dopo la riforma del 2008, la semplice assenza di precedenti penali non basta per ottenere le attenuanti generiche, occorrendo elementi positivi di valutazione. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: la distrazione non salva il ladro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto con destrezza. L'imputato contestava l'applicazione della circostanza aggravante, sostenendo che la distrazione della vittima escludesse la particolare abilità richiesta dalla legge. I giudici hanno chiarito che il furto con destrezza si configura quando il colpevole approfitta della momentanea distrazione della persona offesa agendo con astuzia o rapidità eccezionale, idonea a eludere la vigilanza sul bene. Poiché il ricorso riproponeva motivi già respinti in appello senza elementi di novità, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: negate al ladro sul bus
L'Imputato è stato condannato per furto con destrezza per aver sottratto un portafoglio da uno zaino su un mezzo pubblico. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e il difetto di motivazione da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego delle circostanze attenuanti generiche non richiede una motivazione dettagliata in assenza di elementi positivi specifici indicati dalla difesa. Inoltre, la semplice incensuratezza non è più sufficiente per ottenerle. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: basta un gesto rapido per la condanna
L'Imputato ha tentato di rubare una borsa dall'abitacolo di un'auto infilando repentinamente la mano attraverso il finestrino semiaperto. L'azione è stata interrotta dalla madre della vittima. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato, stabilendo che il gesto rapido e improvviso integra pienamente l'aggravante del furto con destrezza. Non è necessario un complesso stratagemma per distrarre la vittima; è sufficiente un'azione fulminea che eluda la sorveglianza ordinaria mentre la persona è impegnata nelle attività quotidiane. I giudici hanno inoltre ritenuto legittimo il diniego del beneficio della non menzione della condanna, giustificato implicitamente dalla prognosi negativa sul comportamento futuro dell'autore del reato. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Furto con destrezza in studio legale: condanna inevitabile
Un uomo, approfittando della distrazione del personale all'interno di uno studio legale, si è impossessato di un computer portatile per poi fuggire rapidamente. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione di attenuanti e benefici di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo, ritenendo provato il furto con destrezza grazie alla sua presenza concomitante con la sparizione del bene e all'assenza di altri clienti. La Cassazione ha escluso benefici come la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali del soggetto, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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Furto con destrezza: la Cassazione nega sconti ai ladri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per furto con destrezza in concorso. I ricorrenti contestavano l'applicazione dell'aggravante della destrezza, ma la Suprema Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato. La decisione si basa sulla corretta applicazione dei principi stabiliti dalle Sezioni Unite, che definiscono i confini di questa aggravante. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno imposto ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza sul bus: perché il portafogli costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per un tentativo di furto su un autobus affollato. Il primo imputato, aiutato da un complice che bloccava il passaggio dei passeggeri, aveva tentato di sfilare il portafogli a un anziano usando un bastone. I giudici hanno confermato l'aggravante del furto con destrezza, evidenziando l'astuzia della condotta coordinata. Inoltre, la Corte ha escluso l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il furto di un portafogli comporta disagi e costi per duplicare documenti e carte di credito, non limitandosi al solo denaro contante. Infine, l'inammissibilità del ricorso ha precluso l'applicazione della nuova procedibilità a querela introdotta dalla riforma Cartabia. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Remissione di querela per furto: la condanna viene annullata
L'Imputata era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per furto aggravato con destrezza. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, l'entrata in vigore della Riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità del reato, rendendolo procedibile a querela di parte anziché d'ufficio. Avendo la persona offesa presentato formale remissione di querela, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per sopravvenuta carenza della condizione di procedibilità. L'Imputata è stata comunque condannata al pagamento delle spese del processo.
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Furto con destrezza: la finta spesa costa la condanna
Un uomo, fingendosi interessato all'acquisto di alcuni oggetti, ha distratto il titolare di una gioielleria per sottrarre un bracciale d'oro del valore di cinquecento euro, nascondendolo nei pantaloni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto con destrezza. I giudici hanno chiarito che la distrazione intenzionale della vittima, pianificata per eludere la sorveglianza, integra pienamente l'aggravante della destrezza. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il valore del bene sottratto non può considerarsi irrisorio. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: il finto sorriso che costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato. L'imputato si era avvicinato alla vittima sorridendo, inducendola a credere che fosse un conoscente, per poi derubarla. Questo comportamento integra l'aggravante del furto con destrezza. I giudici di legittimità hanno respinto i motivi di ricorso poiché generici e privi di un confronto reale con la sentenza d'appello, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: la distrazione del commesso costa la condanna
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di furto aggravato. Insieme a un complice, ha distratto il commesso di un negozio chiedendo un farmaco al bancone, mentre l'altro asportava la merce. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che l'aggravante non fosse stata formalmente contestata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la descrizione materiale del comportamento nell'imputazione configura pienamente il furto con destrezza (contestazione in fatto). Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha determinato il passaggio in giudicato della condanna, escludendo la possibilità di applicare il più favorevole regime di procedibilità a querela introdotto dalla recente riforma Cartabia. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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