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Furto con destrezza: ricorso tardivo e condanna definitiva

L’Imputata è stata condannata per il reato di furto con destrezza di monili alla pena di un anno di reclusione e 500 euro di multa. Contro la decisione della Corte d’Appello, che confermava la condanna di primo grado, l’Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché depositato oltre il termine di quarantacinque giorni stabilito dalla legge, con un ritardo di due giorni rispetto alla scadenza. Di conseguenza, l’Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2340 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La vicenda nasce da un episodio di furto con destrezza di monili, un reato che si consuma quando il colpevole agisce con particolare rapidità o astuzia per eludere la sorveglianza della vittima. L’Imputata, ritenuta responsabile di questo reato, ha subito una condanna in primo grado, successivamente confermata dalla Corte d’Appello, alla pena di un anno di reclusione e a una multa di 500 euro. Nel tentativo di ridurre la gravità della sanzione, la difesa ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di merito. Tuttavia, un errore procedurale legato al mancato rispetto dei tempi di deposito ha precluso ogni possibilità di esame della questione.

Il caso del furto con destrezza e la condanna

Il reato contestato all’Imputata riguarda il furto con destrezza, una fattispecie che il codice penale punisce severamente a causa della particolare insidiosità della condotta. Nel caso specifico, l’azione criminosa ha avuto come oggetto alcuni monili preziosi. I giudici di merito hanno ritenuto provata la colpevolezza dell’Imputata, applicando una pena detentiva e pecuniaria. La difesa ha cercato di mitigare la pena richiedendo l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche, che consentono una riduzione della sanzione in base a elementi di valutazione discrezionale del giudice, come la condotta successiva al reato o la personalità del reo. La Corte d’Appello ha negato tale beneficio, confermando la decisione del Tribunale.

I termini per impugnare la sentenza penale

La legge stabilisce regole rigide per la presentazione dei ricorsi, al fine di garantire la certezza del diritto e la rapidità dei processi. Quando una parte intende impugnare una sentenza di appello davanti alla Corte di Cassazione, deve rispettare scadenze precise e invalicabili. Nel settore penale, i termini per proporre il ricorso variano a seconda delle modalità di redazione della sentenza. Nel caso in esame, il termine applicabile era di quarantacinque giorni, decorrente dalla scadenza del termine indicato dal giudice per il deposito della motivazione della sentenza. Questo lasso di tempo rappresenta un limite perentorio, il cui superamento comporta conseguenze irreparabili per la parte ricorrente, indipendentemente dalla fondatezza dei motivi di merito presentati.

Le motivazioni della Cassazione sul furto con destrezza

I giudici della Suprema Corte hanno incentrato la loro decisione esclusivamente sulla tempestività dell’impugnazione, senza entrare nel merito della vicenda legata al furto con destrezza. Dall’esame degli atti è emerso che il termine ultimo per la presentazione del ricorso scadeva il 18 maggio 2021. La difesa dell’Imputata ha invece depositato l’atto di impugnazione il 20 maggio 2021, accumulando un ritardo di soli due giorni. La Corte ha ribadito che il mancato rispetto dei termini processuali determina l’inammissibilità insanabile del ricorso. Non sono state ravvisate cause di forza maggiore o situazioni eccezionali che potessero giustificare il ritardo, escludendo così qualsiasi possibilità di rimettere in termini la ricorrente.

Le conclusioni sul ricorso inammissibile

La decisione della Corte di Cassazione evidenzia come la precisione formale e il rispetto dei tempi processuali siano elementi cruciali nel processo penale. L’inammissibilità del ricorso ha reso definitiva la condanna per il furto con destrezza, obbligando l’Imputata a scontare la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio. Oltre alla conferma della sanzione principale, la dichiarazione di inammissibilità ha comportato la condanna dell’Imputata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva viene applicata ogni volta che il ricorso viene dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, sottolineando l’importanza di una gestione rigorosa delle scadenze legali.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione oltre la scadenza?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il giudice non esamina i motivi della difesa, rendendo definitiva la sentenza impugnata.

Qual è il termine standard per impugnare una sentenza penale in Cassazione?
Il termine ordinario può essere di quindici, trenta o quarantacinque giorni, a seconda di come e quando è stata pubblicata la decisione del giudice.

Cos’è la Cassa delle Ammende e perché si viene condannati a pagare una somma in suo favore?
Si tratta di un fondo del Ministero della Giustizia. Chi presenta un ricorso inammissibile per propria colpa viene condannato a pagare una sanzione pecuniaria a questo ente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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