La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto con destrezza a carico di una donna che, insieme a due complici, ha sottratto tre videocamere da un negozio. Mentre l'imputata distraeva l'addetta alle vendite fingendo di voler acquistare una lavatrice, le complici rubavano la merce. I giudici hanno ritenuto pienamente validi gli elementi di prova raccolti, tra cui il riconoscimento fotografico effettuato dalla commessa nell'immediatezza dei fatti, la targa dell'auto della donna annotata dal titolare e i filmati della videosorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il riconoscimento fotografico ha valore di prova testimoniale e che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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