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Furto Con Destrezza

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167 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione del foglio di via: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a tre mesi di arresto per la violazione del foglio di via obbligatorio a carico di un'imputata. La donna era stata sorpresa in un'area turistica affollata a nascondersi con altri soggetti pregiudicati, in un contesto ideale per la commissione di borseggi. Il Questore le aveva notificato l'ordine di rimpatrio nel comune di domicilio, prescrizione rimasta inosservata. La difesa ha contestato la legittimita del provvedimento penale, lamentando difetto di motivazione. I giudici di legittimita hanno giudicato il ricorso inammissibile per la genericita delle censure e la loro tendenza a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti. L'imputata e stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: la Cassazione conferma l’astuzia nel furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per furto aggravato. La donna e un complice avevano rubato due anelli da una gioielleria, usando una strategia per distrarre la commessa e sottrarre i beni. La difesa contestava l'applicazione dell'aggravante di "furto con destrezza", sostenendo fosse solo un approfittare di una distrazione. La Cassazione ha invece ribadito che l'azione era frutto di una pianificazione abile, atta a creare la situazione favorevole al furto. Ha anche respinto la richiesta di attenuanti generiche per un risarcimento tardivo e insufficiente, confermando la condanna.
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Furto con destrezza: finta spesa e condanna definitiva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per concorso in furto con destrezza. Il soggetto aveva finto un iniziale interesse per i prodotti esposti in un negozio. Successivamente ha mostrato disinteresse, inducendo il commesso ad allontanarsi dall'espositore e a distrarsi. Questa manovra ha agevolato la sottrazione dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la presenza della destrezza, poiché il raggiro ha creato la disattenzione decisiva. La Corte ha rifiutato l'esclusione della recidiva, evidenziando i numerosi precedenti penali specifici dell'uomo e l'assenza di un effettivo ravvedimento. Nemmeno la dipendenza da sostanze è servita a ridurre la pena. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di rapina e furto: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di rapina commesso in concorso con un altro soggetto. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto in furto con destrezza e contestava l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati riproducevano gli stessi argomenti già respinti in appello, senza apportare critiche specifiche. La Cassazione non può valutare nuovamente le prove, compito riservato al giudice di merito. Inoltre, la qualificazione del fatto come reato di rapina risulta corretta e la determinazione della pena rispetta i criteri di legge, considerando la gravità della condotta, il valore dei beni e i precedenti penali. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: condanna e ricorso inammissibile
Due persone subiscono una condanna in appello per concorso in furto aggravato. Le imputate presentano ricorso lamentando vizi di motivazione, mancata riapertura del processo, diniego delle attenuanti generiche, contestazione della recidiva e assenza della circostanza aggravante. La Corte di Cassazione respinge integralmente le impugnazioni. I giudici confermano che il furto con destrezza si realizza quando l'autore agisce con speciale abilità o astuzia idonea a eludere la sorveglianza della vittima sul bene. La Corte accerta inoltre la corretta applicazione della recidiva, desunta dalla reiterazione criminosa e dalla personalità dell'imputata. La pronuncia dichiara inammissibili i ricorsi e condanna entrambe le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza in gioielleria: finto cliente condannato
Una finta cliente entra in una gioielleria fingendo di voler acquistare monili d'oro. La donna chiede ripetutamente di visionare diversi espositori, inducendo la titolare a comporre le confezioni regalo. Approfittando della manovra di distrazione pianificata, la cliente sottrae un rotolo di gioielli del valore di quindicimila euro e fugge. La negoziante riconosce l'autrice tramite individuazione fotografica e successiva conferma testimoniale. I giudici di merito condannano l'imputata per furto con destrezza aggravato dalla recidiva. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della colpevole: il riconoscimento visivo costituisce prova pienamente valida e l'astuzia nell'eludere il controllo integra l'aggravante.
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Chiede acqua e ruba il telefono: è furto con destrezza
Un uomo ha rubato uno smartphone nella reception di un hotel dopo aver distratto l'addetto con la richiesta di un bicchiere d'acqua. I giudici di merito hanno condannato l'autore riconoscendo la speciale circostanza del furto con destrezza e il reato commesso all'interno di una struttura ricettiva. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'effettiva sussistenza dell'astuzia necessaria per configurare l'aggravante e l'applicazione delle ulteriori sanzioni. La Suprema Corte ha giudicato la condotta pienamente idonea a eludere la sorveglianza della vittima. I giudici hanno inoltre rilevato la tardività delle altre contestazioni difensive, mai sollevate nei precedenti gradi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con la definitiva conferma della condanna penale e l'addebito delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: il trucco alla cassa non evita la condanna
Due complici hanno pianificato un colpo all'interno di un esercizio commerciale. Uno degli autori ha acquistato un prodotto di modico valore per distrarre il cassiere, consentendo all'altra complice di forzare le confezioni della merce e fuggire indisturbata. Dopo aver patteggiato la pena per furto aggravato davanti al Tribunale, i due imputati hanno proposto ricorso per cassazione. La difesa sosteneva l'insussistenza delle circostanze aggravanti della destrezza e della violenza sulle cose. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che distrarre attivamente il personale integra a pieno titolo il furto con destrezza e che la rottura delle confezioni costituisce violenza sulle cose. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: niente attenuanti per chi e recidivo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per due episodi di furto con destrezza, uno consumato e uno tentato. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo l'incensuratezza del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sui fatti non sono consentite nel giudizio di legittimita. Inoltre, la richiesta di attenuanti e risultata manifestamente infondata poiche l'imputato presentava plurimi precedenti penali e una recidiva qualificata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: ricorso respinto e sanzione confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la condanna per i reati di spendita di banconote false e furto con destrezza. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato, la cancellazione dell'aggravante e l'applicazione dell'attenuante per danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi, che non contestavano adeguatamente la motivazione d'appello. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: la Cassazione annulla la condanna
Un cliente di un negozio ha sottratto un telefono cellulare lasciato in ricarica sul bancone, approfittando dell'allontanamento del commesso andato a cercare un articolo. I giudici di merito avevano condannato l'uomo per il reato di furto con destrezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la semplice disattenzione o l'allontanamento non provocato della vittima non integrano l'aggravante della destrezza. Esclusa l'aggravante, il fatto costituisce un furto semplice, reato procedibile solo a querela di parte. Risultando agli atti soltanto una denuncia verbale priva della volontà espressa di punire l'autore, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio per difetto di procedibilità e ha revocato le statuizioni civili.
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Furto con destrezza: incastrata dalla targa e dalle foto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto con destrezza a carico di una donna che, insieme a due complici, ha sottratto tre videocamere da un negozio. Mentre l'imputata distraeva l'addetta alle vendite fingendo di voler acquistare una lavatrice, le complici rubavano la merce. I giudici hanno ritenuto pienamente validi gli elementi di prova raccolti, tra cui il riconoscimento fotografico effettuato dalla commessa nell'immediatezza dei fatti, la targa dell'auto della donna annotata dal titolare e i filmati della videosorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il riconoscimento fotografico ha valore di prova testimoniale e che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Furto con destrezza: la finta cortesia costa la condanna
Una donna è stata condannata per il reato di furto con destrezza dopo aver sottratto il portafoglio dalla tasca del soprabito di una cliente in un negozio. L'imputata aveva distratto la vittima con finta cortesia. Accorgendosi del furto, la vittima è tornata sui suoi passi trovando la donna con il portafoglio in mano mentre sfilava una banconota. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata. I giudici hanno chiarito che il reato si considera consumato e non solo tentato, poiché l'imputata ha acquisito un autonomo possesso del bene, anche se per breve tempo, senza un monitoraggio costante e immediato da parte della vittima.
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Furto con destrezza: incastrati dalle telecamere in autostrada
Due soggetti sono stati condannati per molteplici episodi di furto con destrezza commessi all'interno di aree di servizio autostradali. Il loro metodo consisteva nel distrarre le vittime per poi sottrarre i portafogli. La loro identità è stata accertata grazie al confronto delle immagini dei sistemi di videosorveglianza con quelle di altri furti da loro ammessi, evidenziando un identico modus operandi. I due imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando l'attendibilità del riconoscimento visivo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che i fotogrammi della videosorveglianza costituiscono una prova decisiva e idonea a fondare la condanna oltre ogni ragionevole dubbio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza del biglietto vincente: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di tentata estorsione e furto con destrezza di un biglietto della lotteria vincente. L'indagato, approfittando del suo ruolo all'interno di una tabaccheria, si era fatto consegnare il tagliando dalla legittima vincitrice con il pretesto di verificarlo, per poi fuggire. Successivamente, aveva minacciato i familiari della vittima per costringerli a ritirare la denuncia in cambio di una parte della vincita. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'aggravante della destrezza sussiste quando il colpevole riduce la sorveglianza della vittima con l'inganno, e non quando si limita ad approfittare di una sua distrazione spontanea. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Furto con destrezza: la Cassazione punisce il ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto. L'imputato contestava l'applicazione della circostanza aggravante del furto con destrezza. I giudici di legittimità hanno rilevato che la questione non era stata sollevata durante il giudizio di appello, rendendola non proponibile in Cassazione. Inoltre, la Corte ha confermato che il reato è stato commesso tramite precise manovre fisiche sulla persona offesa, configurando pienamente l'aggravante. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza al supermercato: condannata la banda di tre
Tre soggetti sono stati condannati per un furto con destrezza commesso ai danni di un'anziana signora in un supermercato. Gli imputati hanno accerchiato la vittima, ottantaseienne, distratta dalla presenza del figlio disabile, e le hanno sottratto il portafogli coprendo i movimenti con un abito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. I giudici hanno confermato la sussistenza delle aggravanti: la destrezza, integrata dalla condotta coordinata e dall'uso di espedienti per eludere la vigilanza; la minorata difesa, giustificata dall'età della vittima e dalla necessità di accudire il figlio; e la presenza di tre persone, provata dai filmati di videosorveglianza. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: l’abbraccio ingannevole non aumenta la pena
L'Imputato è stato condannato per il furto di una collana d'oro e di una fede nuziale, strappate alla vittima dopo averla distratta con un abbraccio affettuoso. La Corte d'Appello ha riconosciuto la sussistenza dell'aggravante del furto con destrezza, ma ha bilanciato tale aggravante con le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza, confermando la pena del primo grado. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, lamentando l'assenza di un aumento di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello ha legittimamente rideterminato la pena base entro i limiti di legge e che l'eventuale carenza di motivazione sulla quantificazione della sanzione andava contestata come vizio di motivazione e non come violazione di legge.
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Abbracci ingannevoli e furto con destrezza: condanna definitiva
Un uomo è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di rubare un gioiello a un passante. L'imputato ha utilizzato la tecnica dell'abbraccio, cercando di distrarre la vittima con baci e moine per sottrarle il monile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che l'uso di effusioni fisiche improvvise per distogliere l'attenzione della vittima configura pienamente il reato di furto con destrezza. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: il ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di furto con destrezza. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione proposti erano del tutto generici, privi di argomentazioni concrete e limitati a una contestazione astratta sulla mancata applicazione delle cause di non punibilità previste dal codice di procedura penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna inflitta nei gradi precedenti, condannando la ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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