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Finanziamento Infruttifero

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un prestito di denaro che viene concesso senza l'applicazione di interessi. Chi riceve il prestito dovrà restituire solo la somma iniziale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Transfer pricing infragruppo: prestito gratis tassato dal Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società italiana la mancata tassazione degli interessi attivi su un prestito di 30 milioni di euro concesso a una propria controllata estera senza interessi. L'azienda sosteneva che il versamento servisse ad acquisire partecipazioni e fosse assimilabile a un aumento di capitale, escluso quindi dal transfer pricing infragruppo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la tesi societaria. La Suprema Corte ha chiarito che il finanziamento a tasso zero tra società collegate estere rientra a pieno titolo nella disciplina fiscale. Di conseguenza, il Fisco calcola e tassa gli interessi attivi secondo il valore normale di mercato, salvo prova contraria del contribuente. Il ricorso della società è stato definitivamente respinto con conferma della maggiore imposta.
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Accertamento sintetico: socio condannato per i versamenti alla srl
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento sintetico nei confronti di un contribuente, socio unico di una società a responsabilità limitata. L'ufficio ha rilevato una sproporzione tra il reddito dichiarato e i versamenti effettuati dal socio nelle casse sociali a titolo di finanziamento infruttifero. Il contribuente ha contestato l'atto eccependo la violazione del divieto di doppia imposizione, sostenendo che tali somme derivassero da ricavi occulti già accertati in capo alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento. I giudici hanno chiarito che il divieto di doppia imposizione non opera quando i soggetti d'imposta sono diversi (socio e società) e i presupposti impositivi sono distinti. Spetta al contribuente dimostrare la provenienza non reddituale o esente delle somme utilizzate per i finanziamenti.
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Definizione agevolata delle controversie: i soci battono il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due fratelli soci un ingente finanziamento infruttifero a favore della propria società, ritenendolo sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. I contribuenti si sono difesi sostenendo che le somme provenivano da prestiti di parenti e amici. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. Poiché l'ente impositore non ha notificato alcun diniego nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, i contribuenti vincono la causa evitando il recupero fiscale originario, e le spese di lite restano a carico di chi le ha anticipate.
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Accertamento analitico-induttivo: i finti prestiti dei soci
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società a ristretta base sociale attiva nel commercio di dolciumi. Il fisco ha ripreso a tassazione maggiori ricavi, ipotizzando che i finti finanziamenti infruttiferi dei soci nascondessero ricavi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità dell'operato dell'ufficio. I giudici hanno stabilito che l'accertamento analitico-induttivo è pienamente legittimo anche in presenza di scritture contabili formalmente regolari, qualora la contabilità risulti complessivamente inattendibile. Inoltre, nei casi di società con pochi soci, spetta al contribuente fornire la prova contraria per smentire la presunzione di distribuzione di utili in nero, non essendo sufficiente dimostrare la generica capacità patrimoniale dei soci negli anni precedenti.
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Finanziamento infruttifero: l’imposta di registro è proporzionale
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime fiscale del finanziamento infruttifero e imposta di registro. Due società avevano menzionato un prestito senza interessi in una delibera assembleare. L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro proporzionale (3%). Le società si sono opposte, invocando l'applicazione dell'imposta fissa in base al principio di alternatività con l'IVA. La Corte ha dato ragione al Fisco: un finanziamento è soggetto a IVA solo se oneroso, cioè se produce interessi. Essendo il prestito gratuito (infruttifero), non rientra nel campo di applicazione dell'IVA. Di conseguenza, non vale il principio di alternatività e l'imposta di registro si applica in misura proporzionale.
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Società di comodo: affitto basso tra soci e prestiti infruttiferi
Una società è stata classificata come 'società di comodo' per non aver raggiunto i ricavi minimi a causa di un canone d'affitto basso, pattuito con un'altra azienda strettamente collegata. La Cassazione ha stabilito che il forte legame tra le due società è un elemento decisivo e non può essere ignorato nel valutare l'impossibilità di aumentare il canone. Allo stesso tempo, la Corte ha sancito un principio fondamentale: i crediti derivanti da prestiti senza interessi (infruttiferi) non devono essere inclusi nel calcolo degli asset per il test di operatività, perché non sono in grado di produrre reddito. Di conseguenza, l'accertamento fiscale è stato parzialmente rivisto.
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Elusione Fiscale: prestito a controllata, Fisco perde in Cassazione
Una società concede un finanziamento infruttifero (senza interessi) a una sua controllata. L'Agenzia delle Entrate lo considera un comportamento antieconomico e accusa l'azienda di evasione fiscale, pretendendo le tasse sugli interessi che, secondo il fisco, avrebbero dovuto essere applicati. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale: questa operazione non è evasione, ma potrebbe rientrare nell'ambito dell'elusione fiscale. Poiché l'Agenzia ha usato gli strumenti sbagliati per la contestazione, l'accertamento è nullo. La scelta di non applicare interessi può essere una legittima strategia di gruppo, non un occultamento di redditi.
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Definizione agevolata: quando l’avviso è impositivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata delle liti tributarie è applicabile anche agli avvisi di liquidazione, a condizione che essi abbiano una natura sostanzialmente impositiva. Nel caso esaminato, l'Agenzia delle Entrate aveva negato il condono a una società in fallimento, sostenendo che l'avviso di liquidazione dell'imposta di registro su un decreto ingiuntivo fosse un atto meramente liquidatorio. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso del contribuente, rilevando che l'atto conteneva una riqualificazione giuridica del contratto di finanziamento come infruttifero, portando a conoscenza del contribuente una pretesa fiscale nuova e maggiore rispetto a quella ordinaria. Tale valutazione trasforma l'atto in un provvedimento impositivo, rendendo la lite suscettibile di chiusura agevolata.
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Bancarotta fraudolenta: vende alle sorelle e la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione a carico di un imprenditore. Poco prima del fallimento, l'uomo aveva venduto un ramo d'azienda alle sorelle a un prezzo inferiore al valore reale e aveva concesso loro un ingente finanziamento infruttifero con i fondi della società. Secondo i giudici, queste operazioni non avevano alcuna logica economica per l'impresa, ma miravano unicamente a svuotare il patrimonio aziendale a danno dei creditori. L'appello dell'imprenditore è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e comportando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Finanziamento soci fittizio: tassato come ricavo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4855/2025, ha stabilito che un finanziamento soci fittizio, iscritto in bilancio come passività, deve essere riqualificato e tassato come ricavo nell'anno d'imposta in cui avviene l'accertamento. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia Fiscale, che contestava la deducibilità di alcuni costi, sia il ricorso incidentale della società, che sosteneva una diversa collocazione temporale del presunto finanziamento. La decisione sottolinea che l'inesistenza del finanziamento lo trasforma in una sopravvenienza attiva tassabile.
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