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Transfer pricing infragruppo: prestito gratis tassato dal Fisco

L’Agenzia delle Entrate ha contestato a una società italiana la mancata tassazione degli interessi attivi su un prestito di 30 milioni di euro concesso a una propria controllata estera senza interessi. L’azienda sosteneva che il versamento servisse ad acquisire partecipazioni e fosse assimilabile a un aumento di capitale, escluso quindi dal transfer pricing infragruppo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la tesi societaria. La Suprema Corte ha chiarito che il finanziamento a tasso zero tra società collegate estere rientra a pieno titolo nella disciplina fiscale. Di conseguenza, il Fisco calcola e tassa gli interessi attivi secondo il valore normale di mercato, salvo prova contraria del contribuente. Il ricorso della società è stato definitivamente respinto con conferma della maggiore imposta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 33438 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il caso del finanziamento estero e la disciplina fiscale

La gestione dei flussi di denaro tra società collegate situate in Stati diversi richiede massima attenzione alle norme fiscali. La disciplina del transfer pricing infragruppo impedisce infatti alle multinazionali di spostare imponibile verso Paesi esteri con trattamenti fiscali più vantaggiosi. Nel caso esaminato, una società italiana ha erogato un consistente prestito di trenta milioni di euro a favore della propria controllata estera. Le parti hanno stipulato l’accordo senza prevedere il pagamento di interessi attivi. L’Agenzia delle Entrate ha rettificato la dichiarazione dei redditi della controllante italiana, calcolando a tassazione gli interessi non percepiti in base al valore normale di mercato.

La natura dell’operazione e il transfer pricing infragruppo

La società contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento sostenendo la piena legittimità della gratuità del prestito. Secondo la difesa, il versamento rappresentava una dazione fungibile rispetto a un futuro aumento di capitale. La controllata estera necessitava infatti di risorse finanziarie per acquistare una partecipazione societaria strategica. L’azienda riteneva quindi inapplicabile la normativa speciale sui prezzi di trasferimento a fronte di un’operazione priva di intenti elusivi. I giudici tributari hanno però rigettato tali argomentazioni, stabilendo la netta differenza tra apporto di capitale di rischio e finanziamento di debito.

La ripartizione dell’onere probatorio tra Fisco e azienda

Nelle verifiche fiscali internazionali, l’amministrazione finanziaria possiede precisi doveri probatori. L’ente impositore deve soltanto provare l’esistenza dell’operazione tra imprese collegate e la pattuizione di un corrispettivo inferiore al valore di mercato. La gratuità assoluta del finanziamento integra una deviazione manifesta dai parametri ordinari di mercato. Spetta invece alla società contribuente l’onere di dimostrare che la totale assenza di interessi risponde a criteri economici effettivi e coerenti con le dinamiche di mercato applicate tra soggetti indipendenti.

Le motivazioni: i principi della Corte sul transfer pricing infragruppo

I giudici di legittimità hanno confermato la piena legittimità dell’operazione di recupero a tassazione operata dall’ufficio fiscale. La Corte ha stabilito che la concessione di prestiti gratuiti non sfugge al regime sui prezzi di trasferimento. Escludere i finanziamenti infruttiferi comporterebbe un paradosso normativo evidente: il Fisco potrebbe contestare tassi agevolati minimi ma rimarrebbe inerme dinanzi alla totale assenza di compenso. Il valore normale di una concessione di credito consiste nel pagamento di interessi al tasso medio di mercato. L’amministrazione deve quindi quantificare il reddito fittizio non contabilizzato sostituendo il tasso zero con il saggio monetario ordinario.

Le conclusioni: vittoria del Fisco e oneri per i prestiti gratuiti

La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso della società consolidante e della controllata. L’Agenzia delle Entrate vince la controversia e consolida la validità della pretesa tributaria sulle somme non tassate. Le aziende che erogano prestiti a filiali estere a tasso zero devono sempre considerare il rischio di rettifiche impositive. Per vincere la presunzione del Fisco non basta allegare motivazioni industriali o investimenti societari, ma occorre documentare in modo oggettivo la congruità economica dell’operazione sul mercato finanziario.

Un prestito senza interessi a una controllata estera può essere tassato dal Fisco italiano?
Sì, l’amministrazione finanziaria applica il valore normale di mercato e tassa gli interessi attivi teorici che l’azienda avrebbe dovuto incassare da terzi indipendenti.

Quale prova deve fornire l’azienda per difendere il finanziamento a tasso zero?
L’impresa deve dimostrare con perizie e dati oggettivi che l’assenza di corrispettivo riflette reali condizioni ed equilibri di mercato tra operatori indipendenti.

Un finanziamento finalizzato a futuri investimenti equivale automaticamente a un aumento di capitale?
No, il prestito di denaro mantiene la natura contrattuale di finanziamento e resta distinto dall’apporto di capitale, rimanendo soggetto a verifiche fiscali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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