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Fideiussione — Anno 2023

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249 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fideiussione

Provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: cade lo scudo del fondo familiare
Due coniugi, dopo aver prestato una fideiussione a favore di una società poi fallita, costituiscono un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni dai creditori. La società finanziaria, subentrata nel credito, promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il fondo. La Corte d'Appello accoglie la domanda della finanziaria, dichiarando inefficace il fondo patrimoniale. I coniugi ricorrono in Cassazione contestando la legittimazione della finanziaria e la validità della firma della moglie sulla fideiussione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: i motivi di contestazione sulla cessione del credito e sulla rappresentanza non sono stati sollevati correttamente nei precedenti gradi. I ricorrenti perdono definitivamente la causa e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
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Bancarotta fraudolenta: fideiussione privata e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti dell'Amministratore di due società fallite per i reati di bancarotta fraudolenta distrattiva, documentale e impropria. L'Amministratore aveva sottratto risorse finanziarie e omesso la tenuta dei libri contabili. Inoltre, aveva concesso una fideiussione di oltre 900.000 euro a garanzia di debiti personali propri e della sorella, privando la società di garanzie patrimoniali e causandone il dissesto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa, chiarendo che il dolo della bancarotta fraudolenta documentale può essere desunto dal contesto delle distrazioni e che la concessione di garanzie sproporzionate per fini personali integra il reato societario. L'Amministratore è stato condannato in via definitiva e dovrà pagare le spese processuali.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione a carico dell'Amministratore di una società immobiliare fallita. L'imputato non è stato in grado di giustificare la sparizione di oltre trentaduemila euro dalla cassa sociale. Inoltre, la Corte ha confermato la sua responsabilità civile per truffa ai danni di due acquirenti. L'Amministratore aveva incassato oltre duecentomila euro per la vendita di una villetta mai costruita, garantendo l'affare con una fideiussione irregolare emessa da un intermediario non autorizzato, nonostante il cantiere fosse già sotto sequestro. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministratore, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità precontrattuale: patti verbali contro firme reali
Il Fideiussore di una società si è opposto al decreto ingiuntivo di una Banca per oltre due milioni di euro, lamentando la violazione della responsabilità precontrattuale. Il Fideiussore sosteneva che la Banca avesse promesso un finanziamento in più fasi e lo avesse spinto a firmare la garanzia, per poi rifiutare le successive erogazioni. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione, rilevando che le trattative per le fasi successive erano solo a livello embrionale e non potevano generare un legittimo affidamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fideiussore, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Rimborso costi fideiussione IVA: il Fisco deve pagare le spese
Una società energetica ha chiesto all'Agenzia delle Entrate il Rimborso costi fideiussione IVA sostenuti per ottenere lo sblocco di un credito d'imposta. L'ufficio finanziario ha negato la restituzione, ritenendo la polizza una scelta volontaria del contribuente. Dopo il rigetto nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che i costi delle garanzie necessarie a ottenere rimborsi fiscali devono essere sempre restituiti per preservare l'integrità patrimoniale del contribuente. Inoltre, la Corte ha chiarito che a questo diritto non si applica il termine di decadenza biennale previsto per i tributi, in quanto la polizza fideiussoria costituisce un rapporto autonomo. L'azienda ha così ottenuto il rimborso definitivo delle spese.
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Collaudo nell’appalto pubblico: se la PA ritarda deve pagare
Un'Azienda Sanitaria si opponeva al pagamento del saldo finale per i lavori di una centrale a gas, sostenendo che mancasse il collaudo nell'appalto pubblico e una garanzia fideiussoria. L'Appaltatore ha richiesto il pagamento lamentando l'ingiustificato ritardo dell'amministrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, stabilendo che la Pubblica Amministrazione non può ritardare all'infinito le operazioni di verifica per bloccare il pagamento. Se l'amministrazione resta inerte troppo a lungo, l'appaltatore è esonerato dal dimostrare l'imputabilità del ritardo. Inoltre, l'assenza di fideiussione non rileva se l'ente pubblico non l'ha mai richiesta. L'Azienda Sanitaria perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Nullità della fideiussione: il garante perde senza prove
Un garante ha impugnato la condanna al pagamento dei debiti di una società di leasing fallita, eccependo la nullità della fideiussione per violazione delle norme antitrust (schema ABI) e la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la nullità della fideiussione basata sullo schema ABI richiede la prova documentale della corrispondenza tra il contratto e lo schema vietato, prova non fornita dal ricorrente. Inoltre, l'eccezione di prescrizione spetta al debitore, che deve dimostrare con precisione l'inizio della decorrenza del termine. Infine, la qualità di amministratore della società esclude la violazione degli obblighi informativi della banca. Il garante perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Azione revocatoria: come salvare il credito se il garante vende
Un creditore ha contestato la vendita di un capannone effettuata dal garante di un debito, ritenendola simulata o, in subordine, soggetta ad azione revocatoria per tutelare il proprio credito. Il Tribunale ha accolto la tesi della simulazione, ritenendo assorbita l'azione revocatoria. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione escludendo la simulazione e ritenendo che la revocatoria non fosse stata riproposta correttamente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del creditore, stabilendo che la domanda assorbita era stata validamente riproposta attraverso l'esposizione complessiva contenuta negli atti difensivi, senza necessità di formule sacramentali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dell'azione revocatoria.
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Rimborso costi fideiussione IVA: stop alla decadenza del fisco
Una società di capitali ha richiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso delle spese sostenute per ottenere le fideiussioni necessarie ad accedere alla procedura accelerata di rimborso dell'IVA. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il pagamento, eccependo la decadenza biennale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che il contribuente ha diritto al rimborso costi fideiussione IVA. I giudici hanno chiarito che la garanzia fideiussoria ha natura autonoma rispetto al rapporto d'imposta, escludendo l'applicazione del termine di decadenza biennale previsto per le imposte. Di conseguenza, l'ente pubblico deve rimborsare integralmente le spese di garanzia sostenute dalla società.
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Decadenza della fideiussione: l’avvocato perde il compenso
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a un'associazione sportiva e ai suoi amministratori, garanti dell'ente. Gli amministratori hanno eccepito la decadenza della fideiussione poiché il legale non ha avviato azioni giudiziarie entro il termine di sei mesi dalla conclusione dell'incarico, avvenuta con la pubblicazione della sentenza della controversia originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che l'obbligazione del cliente scade e diventa esigibile al termine dell'attività professionale. Pertanto, l'invio di semplici solleciti stragiudiziali non interrompe il termine semestrale previsto dalla legge. Il creditore ha perso il diritto di rivalersi sui garanti per non aver agito in giudizio tempestivamente.
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Azione revocatoria ordinaria: preliminare debole, vince la banca
Una banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci la divisione patrimoniale e la vendita di un immobile effettuate da una debitrice, che aveva prestato fideiussione per una società poi fallita. La debitrice sosteneva che la vendita fosse protetta perché eseguita in adempimento di un contratto preliminare firmato prima del debito. I giudici di merito hanno accolto la domanda della banca, rilevando che il preliminare non aveva data certa e non era quindi opponibile ai creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, confermando che, senza data certa, il preliminare non esclude la revocatoria e che la consapevolezza del danno (scientia damni) del terzo acquirente era provata da elementi oggettivi. Vince la banca, che può aggredire il bene.
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Nullità della fideiussione: il garante perde se non prova l’intesa
Una società e i suoi garanti hanno impugnato un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per debiti legati a un conto corrente e a un mutuo. La Corte d'Appello ha ridotto il debito del conto escludendo gli interessi anatocistici, ma ha respinto la richiesta di nullità della fideiussione per violazione delle norme antitrust. I garanti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata compensazione tra i rapporti e insistendo sulla nullità della fideiussione basata sullo schema ABI anticoncorrenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la compensazione non opera automaticamente tra contratti diversi (conto e mutuo) e che, per far valere la nullità della fideiussione, i debitori avrebbero dovuto allegare e dimostrare concretamente la corrispondenza tra il contratto firmato e lo schema vietato, cosa che non è avvenuta nei precedenti gradi di giudizio.
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Simulazione assoluta: finta vendita ai parenti per evitare i debiti
I Fideiussori di una società debitrice, dopo aver ricevuto un decreto ingiuntivo da parte di una Banca, hanno venduto i propri immobili alla figlia e alla nuora. La Banca ha impugnato le vendite sostenendo la simulazione assoluta degli atti, volta a sottrarre i beni alla garanzia del credito. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia delle vendite. I giudici hanno chiarito che il terzo creditore può provare la simulazione assoluta senza limiti di prova, anche tramite indizi precisi e concordanti, come il vincolo di parentela e la mancanza di reali pagamenti. Inoltre, la Corte ha stabilito che il valore della causa per la liquidazione delle spese legali si calcola sul valore dei contratti simulati e non sul minor credito vantato dalla Banca.
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Errore sulla polizza e mutatio libelli: l’assicurazione perde
Una compagnia assicurativa otteneva un decreto ingiuntivo contro una società per il recupero di somme pagate a un Ministero, indicando per errore una polizza fideiussoria errata. Durante il giudizio di opposizione, la compagnia cercava di correggere l'errore indicando la polizza corretta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia, stabilendo che la sostituzione del titolo di credito (il numero di polizza) costituisce una inammissibile mutatio libelli e non una semplice correzione. Trattandosi di un rapporto giuridico del tutto diverso da quello azionato inizialmente, la modifica introduce una domanda nuova e vietata. Vince la società garantita, con condanna della compagnia alle spese.
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Novazione del debito: la rateizzazione non libera il garante
L'Amministrazione Portuale concedeva in uso un'area demaniale a una Società Concessionaria, con garanzia fideiussoria emessa da una Compagnia Assicurativa. A causa del mancato pagamento dei canoni, l'ente pubblico concordava un piano di rientro con la concessionaria. Successivamente, l'ente escuteva la garanzia per i debiti residui. La Compagnia Assicurativa si opponeva, sostenendo che il piano di rateizzazione avesse comportato una novazione del debito, estinguendo la garanzia originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice rateizzazione di un debito non costituisce novazione del debito, poiché mancano la volontà di estinguere la vecchia obbligazione e la nascita di un'obbligazione oggettivamente diversa. Di conseguenza, la garanzia fideiussoria rimane pienamente valida ed efficace.
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Sequestro preventivo: pagare le rate non salva i conti bloccati
Tre indagati hanno ottenuto un finanziamento bancario di 595.000 euro, garantito dallo Stato, per ristrutturare un albergo. I lavori non sono mai iniziati né programmati. La Procura ha quindi disposto il sequestro preventivo delle somme per truffa aggravata. Gli indagati hanno fatto ricorso sostenendo di stare rimborsando regolarmente il prestito e che i loro patrimoni personali offrissero garanzie sufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il regolare pagamento delle rate non elimina il pericolo di perdita del denaro pubblico, poiché la società beneficiaria è fortemente indebitata e i fideiussori hanno redditi insufficienti. Vince lo Stato: il blocco dei conti correnti resta attivo e i ricorrenti devono pagare le spese processuali.
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Garante fallito: ammessa la prelazione ipotecaria della banca
Una banca ha concesso un mutuo a una società, garantito da un'altra azienda tramite fideiussione e ipoteca. In seguito al fallimento dell'azienda garante, la banca ha chiesto l'ammissione al passivo del proprio credito. Il Tribunale ha ammesso il credito solo in via chirografaria, escludendo la prelazione ipotecaria perché riteneva che il garante fosse un semplice terzo datore d'ipoteca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che, poiché l'azienda fallita aveva prestato anche una fideiussione, essa era debitrice diretta. Di conseguenza, la banca ha pieno diritto di far valere la prelazione ipotecaria direttamente nella fase di accertamento del passivo, senza dover attendere la successiva fase di liquidazione del bene.
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Disconoscimento della firma: la perizia smentisce il garante
Una società finanziaria ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e i suoi garanti per un debito derivante da un finanziamento revocato. I garanti hanno proposto opposizione, operando il disconoscimento della firma sulle fideiussioni. Il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica grafologica che ha accertato l'autenticità delle firme. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti, stabilendo che i documenti del fascicolo monitorio non sono nuovi e possono essere prodotti anche dopo i termini istruttori. Inoltre, la nomina del consulente tecnico di parte può avvenire oltre il termine ordinatorio fissato dal giudice, garantendo il diritto di difesa. I garanti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Liberazione del fideiussore: le eredi pagano i debiti societari
Le Eredi di un garante defunto hanno contestato la richiesta della Banca di pagare i debiti di una Società, invocando la liberazione del fideiussore ai sensi dell'articolo 1956 del codice civile. Le Eredi sostenevano che la Banca avesse concesso nuovi finanziamenti alla Società nonostante il peggioramento delle sue condizioni economiche e senza informarle. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle Eredi, confermando che spetta al garante dimostrare che la Banca conoscesse il reale dissesto della Società al momento dei prestiti. Poiché i bilanci societari mostravano un aumento dei ricavi, la Banca non poteva ritenersi in mala fede. Di conseguenza, le Eredi sono state condannate a pagare il debito ereditato.
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Diritto di regresso del fideiussore: paga anche chi vende le quote
Una società riceve un finanziamento garantito da cinque soci come fideiussori. Tre soci promettono di cedere le quote a un altro socio, il quale si impegna a liberarli dalle garanzie. Tuttavia, l'atto definitivo di cessione non riporta questa clausola di manleva. Successivamente, quattro fideiussori estinguono anticipatamente il debito societario e chiedono al quinto socio la sua quota di spettanza. Il socio escluso si oppone, sostenendo che il pagamento fosse volontario e non richiesto dalla banca. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del socio opponente. La Corte stabilisce che il diritto di regresso del fideiussore sorge con il solo pagamento del debito, senza necessità di una preventiva richiesta della banca. Inoltre, l'assenza della clausola di manleva nel contratto definitivo esclude l'esonero del socio dal debito.
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