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Fideiussione — Anno 2023

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249 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fideiussione

Provvedimenti

Autorizzazione a stare in giudizio: l’ente perde la causa
Un Ente Pubblico Regionale, subentrato in un contratto di accollo liberatorio di un mutuo, ha citato in giudizio i garanti del debitore originario per recuperare le somme pagate. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che l'accollo liberatorio estingue le garanzie fideiussorie. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, i controricorrenti hanno eccepito la mancanza della delibera della Giunta Regionale necessaria per autorizzare la lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di ius postulandi. La pronuncia stabilisce che l'autorizzazione a stare in giudizio è un requisito essenziale per la legittimazione processuale degli enti pubblici, rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado, e la sua mancanza non sanata comporta l'insanabile inammissibilità del ricorso.
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Clausola compromissoria: i limiti nei contratti collegati
Due Privati concedono un mutuo a una società, garantito dalla fideiussione del Socio e da un contratto preliminare di vendita immobiliare. A causa del fallimento della società, i Privati agiscono in giudizio contro il Socio per ottenere il pagamento del debito residuo. Il Tribunale si dichiara incompetente a favore degli arbitri, ritenendo applicabile la clausola compromissoria contenuta nel contratto preliminare, in quanto collegato al mutuo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei Privati, stabilendo che la clausola compromissoria inserita in un contratto non estende i propri effetti alle controversie relative a un altro contratto, anche se i due negozi risultano collegati dal punto di vista economico. Di conseguenza, viene dichiarata la competenza del Tribunale ordinario.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva i beni
Un padre, garante dei debiti di una società di famiglia, ha trasferito tutti i suoi beni immobili ai figli tramite un accordo transattivo. Le banche creditrici hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale trasferimento, ritenendolo lesivo della loro garanzia patrimoniale. Il figlio ha impugnato la decisione sostenendo che l'atto fosse oneroso (per estinguere crediti di lavoro dei figli) e che la società avesse altri beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'azione revocatoria ordinaria può colpire i beni del garante anche se il debitore principale ha un patrimonio capiente. Inoltre, il debito verso la banca sorge al momento della firma della fideiussione, rendendo l'atto successivo revocabile se pregiudizievole.
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Integrazione della motivazione in appello: condanna confermata
Una società di assicurazioni ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un istituto clinico per il pagamento di somme legate a fideiussioni. L'istituto ha proposto opposizione, lamentando poi in appello che il primo giudice non avesse motivato su alcune sue eccezioni. La Corte d'Appello ha confermato la decisione integrando la motivazione mancante. L'istituto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice d'appello non potesse sanare tale difetto ma dovesse dichiarare la nullità della sentenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'integrazione della motivazione in appello è pienamente legittima. Il giudice di secondo grado ha infatti il potere-dovere di ridecidere la causa nel merito, sostituendo o completando la motivazione del primo grado, purché si basi sugli atti di causa e rispetti i limiti delle domande delle parti.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva dai debiti
Una banca ha concesso un finanziamento a una società, garantito da due fideiussori. Uno dei garanti ha successivamente donato alcuni beni alla figlia. Di fronte al mancato pagamento del debito, la banca ha avviato un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci le donazioni e recuperare il credito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della banca, condannando il garante e revocando gli atti di donazione. Gli eredi dei garanti e la figlia hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di collegamento negoziale tra il conto corrente e il finanziamento e contestando i presupposti della revoca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, confermando la decisione d'appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Contratto autonomo di garanzia: firme false e rinvio in Cassazione
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo per canoni di leasing non pagati da una società fallita, eccependo la falsità delle proprie firme e l'inerzia del creditore nel recuperare i beni. Il Tribunale e la Corte d'Appello qualificano l'accordo come contratto autonomo di garanzia, rigettando le eccezioni dei garanti. I ricorrenti propongono ricorso in Cassazione, contestando tale qualificazione e lamentando la violazione dei doveri di correttezza e buona fede del creditore, che avrebbe lasciato i macchinari in uso a un terzo senza riscuotere le somme. La Suprema Corte, ritenendo necessarie ulteriori riflessioni sulla distinzione tra fideiussione e garanzia autonoma e sul comportamento del creditore, rinvia la causa a nuovo ruolo per una pubblica udienza.
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Notifica del ricorso in Cassazione: la forma vince sulla sostanza
Una compagnia assicurativa ha agito in via di regresso contro una società per recuperare le somme pagate come garante per tributi doganali. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo dovuto applicando le regole della coassicurazione. L'assicurazione ha proposto ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sul difetto di prova circa il perfezionamento della notifica del ricorso in Cassazione. La ricorrente ha infatti depositato solo la ricevuta di spedizione, omettendo l'avviso di ricevimento. Tale documento è indispensabile per dimostrare la corretta ricezione dell'atto da parte del destinatario, anche sotto il regime della normativa emergenziale.
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Escussione della fideiussione: la consegna a mano batte la posta
I Creditori beneficiano di una fideiussione bancaria a garanzia di un contratto. Il testo prevede che l'escussione della fideiussione avvenga entro trenta giorni dalla scadenza tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Di fronte all'inadempimento del debitore, i creditori inviano la richiesta l'ultimo giorno utile sia tramite posta, sia consegnando una raccomandata a mano direttamente alla banca. La banca rifiuta il pagamento sostenendo la tardività della raccomandata postale, giunta oltre il termine. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei creditori. I giudici stabiliscono che la consegna a mano è equivalente alla spedizione postale e che la banca, avendo ricevuto l'atto in tempo, non può invocare la decadenza del diritto in violazione del principio di buona fede.
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Finto agente e sostituzione di persona: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e sostituzione di persona a carico di un soggetto che si era presentato sotto falso nome, millantando la qualifica di agente assicurativo, per rilasciare una fideiussione falsa e ottenere merci non pagate per oltre 51.000 euro. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, chiarendo che la querela presentata dal legale rappresentante di una società è valida anche senza l'indicazione specifica della fonte dei suoi poteri, rientrando tale atto nell'ordinaria gestione. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito la legittimità della testimonianza degli agenti di polizia sulle indagini svolte dai colleghi e la corretta sospensione della prescrizione dovuta all'astensione degli avvocati.
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Clausola di sopravvivenza: paga il garante se il mutuo è nullo
Un garante ha contestato la validità della propria garanzia dopo che il mutuo fondiario concesso a una società è stato dichiarato nullo per violazione dei limiti di finanziamento. Il garante sosteneva che la nullità del prestito travolgesse anche la fideiussione. Tuttavia, egli aveva firmato una specifica clausola di sopravvivenza, impegnandosi a tenere indenni le banche dall'obbligo di restituzione delle somme in caso di nullità del contratto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale clausola è pienamente valida e autonoma rispetto al mutuo nullo, poiché garantisce l'obbligo di restituzione dell'indebito oggettivo e non il mutuo stesso. Parallelamente, la Corte ha rigettato il ricorso delle banche per motivi procedurali, non avendo proposto appello incidentale per la quantificazione delle somme. L'esito finale è la compensazione delle spese e il rigetto di entrambi i ricorsi.
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Leasing traslativo: la penale è valida se il bene è scomputato
Una società di leasing ha ottenuto la risoluzione di tre contratti di leasing traslativo immobiliare per inadempimento dell'utilizzatrice e del suo garante. Gli intimati si sono opposti chiedendo l'applicazione dell'articolo 1526 del codice civile per ottenere la restituzione dei canoni pagati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i contratti si erano perfezionati validamente. La Corte ha chiarito che le parti possono derogare alla disciplina legale tramite clausole penali che consentono alla società di trattenere i canoni, purché sia dedotto il valore ricavato dalla vendita del bene e non si verifichi un indebito arricchimento. La penale pattuita è stata ritenuta legittima poiché garantiva solo l'equivalente finanziario del contratto. Vince la società di leasing.
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Risoluzione del contratto di appalto: vince la sicurezza sul lavoro
L'Impresa Appaltatrice ha richiesto la risoluzione del contratto di appalto nei confronti dell'Ente Committente per la mancata consegna tempestiva delle aree di lavoro in un cantiere ospedaliero. L'Ente Committente ha contestato gravi violazioni delle norme di sicurezza da parte dell'impresa. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, ritenendo prevalente l'inadempimento dell'impresa sulla sicurezza e legittima la sospensione dei lavori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che la valutazione comparativa dei reciproci inadempimenti spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Ente Committente vince la causa e l'impresa perde definitivamente, venendo condannata al pagamento delle spese processuali.
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Fideiussione immobili da costruire: nullo l’acquisto senza tutela
Due privati concordano con un'impresa edile la cessione di un terreno in cambio di futuri appartamenti da costruire. Successivamente, le parti firmano contratti preliminari di vendita. I privati chiedono la nullità dei contratti per mancanza della garanzia fideiussoria obbligatoria. La Corte d'Appello ritiene la questione irrilevante. La Cassazione accoglie il ricorso dei privati, stabilendo che la fideiussione immobili da costruire è obbligatoria a pena di nullità per tutti i contratti che trasferiscono la proprietà non immediata di edifici il cui permesso di costruire sia stato richiesto dopo il 21 luglio 2005. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Foro convenzionale esclusivo: scontro tra banca e fideiussori
Una società creditrice ha proposto ricorso per regolamento di competenza contro i fideiussori di un mutuo bancario. Il Tribunale originario aveva dichiarato la propria incompetenza a favore del foro della sede della banca, ritenendo che il contratto prevedesse un foro esclusivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che la clausola contrattuale che indica la competenza del foro della banca per qualsiasi controversia non configura un foro convenzionale esclusivo, in mancanza di una pattuizione espressa e inequivocabile in tal senso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale del domicilio dei fideiussori.
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Estensione della fideiussione: il garante paga il doppio
L'Acquirente stipula tre contratti preliminari con un'Azienda per l'acquisto di immobili, versando un milione di euro di caparra. L'Amministratore dell'Azienda rilascia una garanzia personale per tutte le obbligazioni. A causa dell'inadempimento dell'Azienda, l'Acquirente recede chiedendo il doppio della caparra. La Corte d'Appello condanna in solido l'Azienda e l'Amministratore. La Cassazione dichiara inizialmente inammissibile il ricorso dell'Amministratore per un errore di percezione sui documenti. Con questa sentenza, la Corte accoglie la revocazione per errore di fatto, ma nel merito rigetta il ricorso. Viene stabilito il principio dell'estensione della fideiussione: la garanzia prestata per tutte le obbligazioni del venditore copre anche l'obbligo di restituzione del doppio della caparra in caso di inadempimento.
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Regresso tra cofideiussori: prove carenti e rimborso negato
Un socio accomandatario e una socia accomandante garantiscono con fideiussione un mutuo bancario della loro società. Dopo la cancellazione della società, il socio dichiara di aver estinto personalmente il debito residuo e promuove un'azione di regresso tra cofideiussori contro la socia per ottenere la sua quota. La Corte d'Appello riduce la somma dovuta dalla donna, ritenendo provati solo i pagamenti tracciabili dal conto personale del socio, escludendo quelli privi di chiara provenienza poiché il possesso delle ricevute era giustificato dal suo ruolo di amministratore. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del socio, che pretendeva una nuova valutazione dei fatti, e inefficace il ricorso incidentale della socia. Il socio perde definitivamente e deve pagare le spese di giudizio.
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Azione revocatoria: il fondo patrimoniale non salva i debitori
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria contro due coniugi che avevano costituito un fondo patrimoniale per sottrarre i propri beni alla garanzia di una fideiussione. Il Tribunale ha accolto la domanda, dichiarando l'atto inefficace. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione dei coniugi per genericità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dei debitori. La Suprema Corte ha chiarito che chi contesta l'inammissibilità dell'appello deve riprodurre dettagliatamente nel ricorso i motivi originari per consentirne la verifica, non potendo limitarsi a richiamare genericamente gli atti precedenti o a enunciare principi astratti.
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Regolamento di competenza inammissibile su atti provvisori
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un fideiussore per i debiti di una società. Il garante ha proposto opposizione contestando la competenza territoriale e invocando il foro del consumatore. Il giudice di primo grado ha concesso la provvisoria esecuzione del decreto, ritenendo in via provvisoria che la competenza spettasse a un tribunale specializzato. Il garante ha quindi proposto regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza che concede la provvisoria esecuzione, basata solo su una valutazione sommaria della competenza, non può essere impugnata con il regolamento di competenza, poiché non costituisce una decisione definitiva sulla questione.
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Anatocismo e usura bancaria: banca vince ma ricalcola il debito
Alcuni correntisti e i loro garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito contestando l'applicazione di interessi ultralegali, anatocismo e usura bancaria sui loro conti correnti. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto le loro ragioni, ricalcolando i saldi con l'applicazione del tasso legale ed escludendo la capitalizzazione trimestrale, riducendo così il debito complessivo verso la banca. I correntisti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando tra l'altro la nullità della fideiussione e l'errata valutazione dell'usura. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la validità della fideiussione (che indicava chiaramente il tetto massimo garantito) e ritenendo generiche le contestazioni sui tassi. La decisione ribadisce che, in tema di anatocismo e usura bancaria, i conteggi effettuati dal consulente tecnico d'ufficio basati sull'esclusione degli interessi usurari e sull'applicazione del tasso legale sono corretti se non validamente contestati.
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Liberazione del fideiussore: accordi segreti e debiti cancellati
Un garante ha chiesto la liberazione del fideiussore ai sensi dell'articolo 1956 del Codice Civile. I creditori avevano infatti stipulato un accordo transattivo con la società debitrice principale, concedendole una dilazione di ventiquattro mesi per pagare e sospendendo le azioni esecutive, senza chiedere l'autorizzazione del garante stesso. La Corte d'Appello ha omesso di valutare se questo accordo costituisse una nuova concessione di credito idonea ad aggravare il rischio del garante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che la nozione di "far credito" comprende qualsiasi comportamento del creditore che aumenti l'esposizione al rischio del debitore principale, rendendo più difficile il successivo recupero delle somme da parte del garante. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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