Un uomo, già agli arresti domiciliari, viene trovato in possesso di cocaina, hashish e marijuana, oltre a tre bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. L'imputato chiede il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la quantità fosse compatibile con un piccolo spaccio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici sottolineano che la varietà delle droghe, la presenza di strumenti professionali e la condizione di detenuto agli arresti domiciliari dimostrano un'attività di spaccio stabile e organizzata, incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione e 20.000 euro di multa diventa definitiva.
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