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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2026

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89 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Fatto di lieve entità? No, se la serra di droga è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per coltivazione e detenzione di stupefacenti, escludendo la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La decisione si basa non solo sull'ingente quantitativo di droga, pari a oltre undicimila dosi, ma soprattutto sull'assetto professionale dell'attività. La presenza di una serra attrezzata, macchinari per il confezionamento e canali di vendita dedicati ha dimostrato un'organizzazione imprenditoriale incompatibile con l'ipotesi di reato minore. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: Niente sconti se spacci ai domiciliari
Un uomo, già agli arresti domiciliari per reati di droga, viene nuovamente condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato presenta ricorso in Cassazione chiedendo di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che commettere lo stesso tipo di reato durante una misura detentiva dimostra una notevole capacità a delinquere e una 'sfrontatezza' incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità, a prescindere dalla quantità di droga. La condanna viene quindi confermata con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sposta scooter con droga: non è aiuto ma concorso in detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva accettato di spostare uno scooter contenente un'ingente quantità di droga per conto di un'altra persona, al fine di eludere i controlli dei cani antidroga. I giudici hanno stabilito che tale condotta non costituisce un semplice favoreggiamento, ma una vera e propria partecipazione attiva al reato di detenzione. L'enorme quantitativo di sostanze (oltre 3500 dosi totali) e il contesto organizzato di una piazza di spaccio hanno inoltre impedito di qualificare il fatto come di lieve entità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Bilanciamento circostanze: confessa lo spaccio ma la recidiva pesa
Un uomo condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio, seppur qualificata come fatto di lieve entità, ricorre in Cassazione. Contesta il bilanciamento delle circostanze effettuato dal giudice, che ha considerato la sua recidiva (aggravante) equivalente alle attenuanti generiche, nonostante la sua confessione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce un principio fondamentale: il bilanciamento delle circostanze è un potere discrezionale del giudice di merito. Se la motivazione è logica e non presenta vizi, la Corte non può intervenire. La condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione diventa definitiva.
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Spaccio: cocaina pura esclude il fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso l'applicazione del 'fatto di lieve entità' per un caso di spaccio di cocaina. Nonostante la difesa dell'imputato, i giudici hanno ritenuto decisivi altri fattori oltre la quantità. L'elevata purezza della sostanza, con un principio attivo del 55,65%, e il numero di dosi ricavabili (291) hanno rivelato una professionalità e un'organizzazione incompatibili con un'offesa minore. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva, considerando anche le modalità della condotta. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna confermata, sottolineando che la qualità della droga è un indice fondamentale della gravità del reato.
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Attenuante del danno patrimoniale: donazione non basta per lo sconto
Un imputato, condannato per spaccio di lieve entità, effettua una donazione a una comunità terapeutica sperando di ottenere l'attenuante del danno patrimoniale. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio importante: un gesto generico, come una donazione, non equivale al risarcimento specifico e integrale del danno causato dal reato. Inoltre, la Corte ha chiarito che la qualifica di 'fatto di lieve entità' non comporta l'applicazione automatica dell'attenuante, poiché il giudice deve sempre valutare in modo autonomo la reale modestia del profitto e del danno. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna viene confermata.
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Spaccio di lieve entità: famiglia condannata nonostante poca droga
Una famiglia viene condannata per spaccio continuato di cocaina dalla propria abitazione. Gli imputati ricorrono in Cassazione chiedendo il riconoscimento dello 'spaccio di lieve entità', data la modesta quantità di droga complessivamente ceduta. La Corte Suprema rigetta il ricorso e conferma la condanna. I giudici stabiliscono un principio chiaro: la sistematicità e l'organizzazione dell'attività di spaccio, che la rendono un'impresa criminale stabile, escludono la qualifica di 'fatto di lieve entità', anche se le singole cessioni riguardano piccole dosi. La continuità del reato prevale sulla quantità.
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Pena accessoria ritiro patente: no all’automatismo per spaccio lieve
Due persone vengono condannate per detenzione di stupefacenti, ma il reato viene riqualificato come 'fatto di lieve entità'. Nonostante la pena principale ridotta, la Corte d'Appello conferma la sanzione del ritiro della patente per due anni. La Cassazione interviene, annullando questa parte della sentenza. Stabilisce un principio fondamentale: la pena accessoria ritiro patente non è automatica. Il giudice ha l'obbligo di motivare specificamente la sua necessità e proporzionalità, soprattutto quando il reato viene considerato meno grave. La Corte d'Appello non lo ha fatto, limitandosi a confermare la decisione precedente senza una nuova valutazione.
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Droga Parlata: Condanna per Spaccio Senza Droga Sequestrata
La Cassazione conferma la condanna per spaccio basata sul principio della 'droga parlata', secondo cui le intercettazioni sono sufficienti a provare il reato anche senza il sequestro della sostanza. La Corte ha stabilito che se il valore economico discusso nelle conversazioni è elevato, non si può applicare l'ipotesi più lieve del reato. Inoltre, ha ribadito che le attenuanti generiche non spettano automaticamente a chi è incensurato, poiché la buona condotta è un dovere. Anzi, il comportamento processuale non trasparente, come affermare il falso, può giustificarne il diniego. Di conseguenza, i ricorsi dei due imputati sono stati respinti e le loro condanne confermate.
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Errore in appello: no sconti per coltivazione di stupefacenti
Un uomo, già ai servizi sociali, viene messo agli arresti domiciliari per la coltivazione di stupefacenti dopo il ritrovamento di otto piante di marijuana e un bilancino. L'interessato ricorre in Cassazione sostenendo che si trattasse di un fatto di lieve entità e che la misura fosse sproporzionata. La Corte Suprema, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è puramente procedurale: la difesa aveva sollevato la questione della lieve entità per la prima volta in Cassazione, senza averla presentata nel precedente giudizio di riesame. Di conseguenza, la richiesta non poteva essere esaminata e la misura degli arresti domiciliari è stata confermata.
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Spaccio di Cannabis Light? Condanna certa se ha efficacia drogante
Due persone vengono condannate per detenzione di ingenti quantitativi di hashish e marijuana. In loro difesa, sostengono che parte della sostanza, avendo un basso THC, non avesse una reale efficacia drogante cannabis e fosse assimilabile alla 'cannabis light'. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la commercializzazione di derivati della cannabis è sempre reato, a prescindere dalle percentuali di THC previste per la canapa industriale. L'unica eccezione è la prova che la sostanza sia completamente priva di qualsiasi effetto psicotropo. La condanna è stata quindi confermata, poiché la sostanza posseduta era idonea, in concreto, ad alterare lo stato psico-fisico del consumatore.
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Spaccio: 500g di hashish non sono un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro in materia di spaccio di droga. Un uomo, condannato per detenzione di quasi 500 grammi di hashish, aveva chiesto di riconoscere il 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, una quantità così ingente di stupefacente, da cui si potevano ricavare oltre 5.000 dosi, è un fattore talmente grave da escludere automaticamente la possibilità di un 'fatto di lieve entità'. Questo 'dato ponderale' dimostra una capacità di generare guadagni elevati, incompatibile con la definizione di piccolo spaccio. La condanna dell'imputato è quindi diventata definitiva.
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Spaccio in pineta: non concorso ma associazione finalizzata allo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un membro di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio in una pineta. L'imputato sosteneva di aver solo partecipato occasionalmente, ma i giudici hanno respinto la sua tesi. Le prove, come intercettazioni e riprese video, hanno dimostrato l'esistenza di una vera e propria associazione finalizzata allo spaccio, con una struttura stabile, vedette e un controllo totale del territorio. La Corte ha escluso che si trattasse di un fatto di lieve entità, data la sistematicità e l'ampio volume d'affari dell'attività illecita. L'appello è stato dichiarato inammissibile.
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Fatto di lieve entità: maxi-piantagione, condanna annullata
Quattro persone, condannate per aver coltivato una piantagione di cannabis di 430 piante da cui si potevano ricavare oltre 6.000 dosi, hanno fatto ricorso in Cassazione. Chiedevano il riconoscimento del reato come 'fatto di lieve entità', che prevede pene più basse. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna. I giudici supremi hanno stabilito che per negare il 'fatto di lieve entità', non basta considerare solo la grande quantità di droga. È necessaria una valutazione completa di tutti gli elementi. Anche l'applicazione della recidiva è stata criticata per motivazione insufficiente. Il processo dovrà quindi essere celebrato di nuovo.
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Associazione per droga: condanna annullata se manca la struttura
La Corte di Cassazione ha annullato una pesante condanna per associazione finalizzata al traffico di droga. Secondo i giudici, non è sufficiente provare l'esistenza di contatti e collaborazioni per singoli episodi di spaccio. Per configurare il reato associativo, l'accusa deve dimostrare l'esistenza di una vera e propria struttura organizzata e stabile, con ruoli definiti e mezzi predisposti. In assenza di questo 'qualcosa in più', i fatti devono essere considerati come un semplice concorso di persone in singoli reati. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Fatto di lieve entità: no con tanta droga, anche se collabori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per detenzione di stupefacenti, negando l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. Per un imputato, la grande quantità e varietà di droga, un'ingente somma di denaro e i precedenti penali indicavano un'attività strutturata. Per il complice, che aveva collaborato, il notevole quantitativo di droga trasportata (58 ovuli) è stato ritenuto sufficiente a escludere il reato minore. La sentenza stabilisce che il solo dato ponderale può essere decisivo per negare il 'fatto di lieve entità', anche in presenza di collaborazione.
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947 Dosi di Droga: Non è Spaccio di Lieve Entità, Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un imputato, respingendo la sua richiesta di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. La decisione si è basata sulla grande quantità di sostanza stupefacente sequestrata, idonea al confezionamento di quasi 950 dosi. Secondo i giudici, tale quantitativo indica una professionalità e una capacità di diffusione sul mercato incompatibili con la nozione di 'lieve entità'. È stata inoltre confermata la confisca del denaro trovato in possesso dell'imputato, poiché egli non ha saputo giustificarne la provenienza lecita. L'imputato ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Fatto di lieve entità: No se nascondi droga e hai una pistola
Un uomo viene condannato per aver detenuto illegalmente una pistola clandestina con munizioni e sostanze stupefacenti destinate allo spaccio, il tutto occultato vicino alla sua abitazione. In Cassazione, chiede di riconoscere il 'fatto di lieve entità' per il reato di droga, data la modesta quantità. La Corte respinge la richiesta e dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che la scaltrezza nel nascondere la merce e, soprattutto, la contemporanea detenzione di un'arma, indicano una pianificazione e una pericolosità incompatibili con la minore gravità del reato. La condanna a sei anni e sei mesi di reclusione diventa definitiva.
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Impronte sulla Droga: Valida la Condanna su un Unico Indizio
Un soggetto è stato condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio sulla base delle sue impronte digitali rinvenute sull'involucro. L'imputato ha sostenuto l'illegittimità di una condanna su un unico indizio, proponendo spiegazioni alternative come il contatto casuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: un solo indizio è sufficiente per una condanna se è grave, preciso e concordante. La presenza di più impronte nitide, secondo i giudici, indicava una disponibilità continua della sostanza, rendendo implausibili le ipotesi alternative non supportate da prove concrete. La condanna è stata quindi confermata.
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Detenzione di stupefacenti: 600g sono troppi per uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di oltre 600 grammi di GBL. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse per uso personale e che, al massimo, il fatto dovesse essere considerato di lieve entità. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: una quantità così ingente è oggettivamente incompatibile con un consumo esclusivamente personale. Questo 'dato ponderale' è stato ritenuto sufficiente sia per escludere la lieve entità del fatto, sia per negare la concessione delle attenuanti generiche, data la rilevante capacità della sostanza di essere immessa sul mercato e la conseguente gravità del reato.
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