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Fattispecie Attenuata

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza prevista dalla legge che, se presente, comporta una diminuzione della pena per un determinato reato. In questo caso, si riferisce al reato di spaccio di lieve entità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Determinazione della pena: Cassazione e la doppia valutazione del fatto
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva ricalcolato la sua pena per un reato di droga (art. 73, comma 1, D.P.R. n. 309/1990), riconoscendo un'attenuante ma fissando la pena al massimo edittale. Il Lavoratore lamentava una violazione di legge e un difetto di motivazione sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la motivazione era logica e coerente, ribadendo che il giudice può valutare lo stesso elemento (la quantità di droga) sia per riconoscere l'attenuante sia per fissare la pena base, rientrando la graduazione della pena nella sua discrezionalità.
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Detenzione Stupefacenti Lieve Entità: 110g Cocaina Escludono l’Attenuante
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di cocaina. Ha impugnato la sentenza, sostenendo che il fatto dovesse essere considerato di "lieve entità", con conseguente riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la quantità di droga (110 grammi di cocaina, pari a oltre 500 dosi) è di per sé sufficiente a escludere la "detenzione stupefacenti lieve entità", indicando una notevole capacità di spaccio. La sentenza conferma la condanna e impone al Lavoratore il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione Stupefacenti: Quando la “Lieve Entità” Non Si Applica
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di cocaina, hashish e marijuana. Ha presentato ricorso per cassazione, contestando il diniego di riqualificazione del reato come "lieve entità reato stupefacenti". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la notevole quantità di droga, da cui si potevano ricavare centinaia di dosi, è sufficiente a escludere la lieve entità del fatto, indicando una potenziale offensività e diffusibilità dell'attività di spaccio. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità del fatto: la quantità di droga esclude l’attenuante
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un individuo per detenzione illecita di 50,150 grammi di cocaina. L'Accusato ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della circostanza attenuante della "lieve entità del fatto" e contestando la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che una quantità considerevole di droga, come nel caso specifico, può da sola precludere la "lieve entità del fatto", indicando un'elevata potenzialità offensiva. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione della pena, anche se prossima al minimo edittale. L'Accusato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione: quando il ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di ricettazione. I ricorrenti contestavano la propria responsabilità penale e chiedevano la riqualificazione del fatto nella forma attenuata, oltre all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato in appello. Inoltre, la gravità della condotta materiale e la quantità dei beni sottratti escludono sia l'ipotesi lieve sia la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità e spaccio: i limiti dell’attenuante
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti coinvolti in un'attività di spaccio, rigettando la richiesta di riconoscimento della lieve entità. I giudici hanno rilevato che gli imputati operavano come esecutori materiali all'interno di una vera e propria piazza di spaccio organizzata. L'uso di veicoli comuni, la gestione di un'abitazione condivisa per la detenzione della droga e il numero elevato di cessioni documentate escludono l'applicazione della fattispecie attenuata, rendendo i ricorsi inammissibili.
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Reato di contraffazione: quando il falso è reato?
Un commerciante viene condannato per ricettazione e vendita di gadget contraffatti di una nota rock band. In Cassazione, lamenta che il falso fosse troppo grossolano per ingannare chiunque. La Corte rigetta il ricorso, specificando che il reato di contraffazione tutela la fiducia collettiva nei marchi (fede pubblica) e non la libera scelta del singolo compratore. Pertanto, il delitto sussiste anche se il falso non è perfetto, poiché la sua circolazione danneggia l'affidamento del mercato.
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Ricorso inammissibile per precedenti penali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, proposto da un individuo contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi del ricorso, relativi alla mancata applicazione di una fattispecie attenuata e all'esclusione della recidiva, sono stati ritenuti manifestamente infondati. La Corte ha stabilito che i numerosi precedenti penali del ricorrente impedivano il riconoscimento della lieve entità del fatto e che l'argomento sulla recidiva era generico e non pertinente, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Minaccia estorsione: quando è implicita e violenta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19542/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per estorsione e spaccio di stupefacenti. La Corte ha chiarito che la minaccia estorsione non deve essere necessariamente esplicita, potendo manifestarsi anche in forma indiretta o implicita, purché idonea a coartare la volontà della vittima. È sufficiente un atteggiamento 'prevaricatore e violento' per integrare il reato. La sentenza ha inoltre confermato che i dispositivi GPS usati a fini cautelari sono sistemi informatici di pubblica utilità.
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Ricorso inammissibile per ricettazione se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di ricettazione, stabilendo che la semplice riproposizione dei medesimi motivi già respinti in appello non costituisce una valida impugnazione. La ricorrente, condannata per ricettazione, contestava l'elemento soggettivo del dolo, ma la Corte ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e ripetitive, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione carta di credito: no all’attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione di una carta di credito. La Corte ha stabilito che l'attenuante del danno di particolare tenuità non si applica in caso di ricettazione carta di credito, poiché il valore da considerare è il danno potenziale derivante dal suo uso seriale, non il mero valore materiale del supporto. Inoltre, ha confermato la correttezza della valutazione del giudice di merito nel bilanciare le circostanze, tenendo conto dei numerosi precedenti penali dell'imputato.
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Ricorso inammissibile riciclaggio: quando è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per riciclaggio poiché i motivi presentati erano una semplice riproposizione di argomenti già respinti in appello. Il ricorrente contestava la qualificazione del reato presupposto (furto aggravato invece di semplice) per ottenere un'attenuante, ma non ha fornito una critica specifica alla decisione di merito, rendendo il ricorso generico e quindi inammissibile.
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Specificità del ricorso: inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un appello per il reato di ricettazione a causa della mancata specificità del ricorso. I motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza una critica argomentata alla sentenza impugnata. La decisione sottolinea come la genericità e la mancanza di correlazione con le motivazioni del giudice di merito portino all'inammissibilità dell'impugnazione, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e ricettazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di ricettazione. I motivi sono stati giudicati una mera ripetizione di quelli d'appello e privi di specificità, confermando la condanna e l'esclusione dell'attenuante della particolare tenuità del fatto.
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Pena per spaccio: come il giudice la determina?
Un imputato, condannato per spaccio di lieve entità, ha contestato la sua pena ritenendola eccessiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che, una volta riconosciuta la lieve entità del fatto, il giudice può stabilire la pena per spaccio considerando non solo la gravità del reato ma anche la personalità e i precedenti dell'imputato, esercitando la propria discrezionalità entro i limiti di legge.
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Causa di non punibilità: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per ricettazione attenuata, poiché la Corte d'Appello non aveva fornito alcuna motivazione in merito alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Suprema Corte ha ribadito l'obbligo per il giudice di rispondere a tale istanza, a meno che non sia manifestamente infondata, annullando con rinvio la decisione per una nuova valutazione sul punto.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre individui coinvolti in un episodio di spaccio in carcere. Due soggetti avevano ceduto un panetto di hashish a un detenuto, lanciandolo da un palazzo adiacente al penitenziario. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, escludendo la destinazione a uso personale della droga, data l'ingente quantità (oltre 440 dosi), e la fattispecie di lieve entità, a causa della gravità e dell'organizzazione del fatto. La sentenza sottolinea come il contesto carcerario aggravi il disvalore penale dell'azione.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per ricettazione. La decisione si fonda sulla natura dei motivi presentati, giudicati una mera reiterazione di argomenti già respinti in appello, sulla proposizione di questioni nuove e sulla genericità delle censure, confermando l'importanza della specificità degli atti di impugnazione.
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Ricorso inammissibile spaccio: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Il caso di ricorso inammissibile spaccio è stato motivato dalla Corte sostenendo che i motivi presentati dalla difesa erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva fondato la sua decisione su intercettazioni, testimonianze, la natura organizzata dell'attività e l'elevata purezza della droga. La Cassazione ha ribadito che la determinazione della pena è un potere discrezionale del giudice di merito.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di marijuana. La richiesta di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità' è stata respinta perché, secondo la Corte, è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli indici (modalità, sistematicità, precedenti), non essendo sufficiente analizzare i fattori isolatamente. La natura organizzata e continuativa dello spaccio, in questo caso, ha escluso la possibilità di applicare l'attenuante.
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