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Falsa Attestazione

138 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Dichiarazione non veritiera resa a un pubblico ufficiale sulla propria o altrui identità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Legittimo impedimento del difensore: la Cassazione conferma la pena
Un imprenditore viene condannato per aver falsamente attestato l'assenza di condanne penali al fine di ottenere un finanziamento pubblico regionale. Nel ricorso in Cassazione, la difesa lamenta la violazione del diritto di difesa, sostenendo che il giudice di primo grado non aveva concesso il rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore e ipotizzando che l'errore nel modulo fosse stato commesso da un impiegato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il legittimo impedimento del difensore deve infatti essere comunicato tempestivamente non appena si conosce la sovrapposizione degli impegni e va motivato sulla concreta impossibilità di nominare un sostituto. Inoltre, la presunta svista del dipendente è rimasta una mera congettura priva di prove. L'imprenditore subisce la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali, oltre alla sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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False dichiarazioni sulla propria identità: condanna definitiva
Un automobilista fermato durante un controllo stradale, privo di documenti, ha fornito false dichiarazioni sulla propria identità agli agenti di polizia. Dopo aver concordato una pena per il delitto di falsa attestazione a pubblico ufficiale, l'imputato ha presentato ricorso per contestare la qualificazione giuridica del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando che chi dichiara generalità false senza esibire documenti commette il reato più grave previsto dall'articolo 495 del codice penale. Tale condotta sostituisce infatti l'attestazione documentale sull'identità personale. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale e diniego dei benefici
L'Imputato riceveva una condanna per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale dopo aver fornito generalità e date di nascita errate in tre diverse occasioni. La difesa proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata escussione di un testimone di polizia e il diniego dei benefici di legge. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero può liberamente rinunciare alle proprie richieste probatorie in base al principio di disponibilità delle prove. Inoltre, i rilievi dattiloscopici ufficiali provavano in modo inequivocabile le false dichiarazioni rese dall'Imputato. La reiterazione dei reati justified pienamente il diniego della sospensione condizionale della pena.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso vago bocciato
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale previsto dall'articolo 495 del codice penale. Tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una presunta illogicità della motivazione della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il giudicante ha evidenziato che la difesa non ha specificato i motivi concreti della contestazione, limitandosi ad affermazioni teoriche e generiche. La mancata indicazione degli elementi di critica rende impossibile per i giudici esercitare il controllo di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa Attestazione: Dolo Generico Basta, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per il reato di falsa attestazione, ai sensi dell'Art. 495 c.p. L'Imputato ha contestato la sentenza, sostenendo la mancanza di dolo specifico e la mancata concessione di una circostanza attenuante. La Corte ha chiarito che per la falsa attestazione è sufficiente il dolo generico (coscienza e volontà), non essendo richiesto un fine specifico. Ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo all'attenuante, poiché non era stato sollevato correttamente nei gradi precedenti. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sostituzione di persona: quando il reato minore è assorbito dal maggiore
Un individuo è stato condannato per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identità a un pubblico ufficiale. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse rientrare nel reato di Sostituzione di persona (Art. 494 c.p.). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, quando le false dichiarazioni sono rese a un pubblico ufficiale in un atto pubblico per ottenere un vantaggio o causare un danno, si configura il reato più grave di falsa attestazione (Art. 495 c.p.), che assorbe quello di Sostituzione di persona. L'individuo ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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False Generalità e Particolare Tenuità del Fatto: La Cassazione Decide
Un Individuo è stato condannato per aver dichiarato false generalità a pubblici ufficiali durante un'identificazione. Ha presentato ricorso, sostenendo che il fatto rientrasse nella `particolare tenuità del fatto` e quindi non fosse punibile, anche in virtù dell'esclusione della recidiva e della prescrizione di altri reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che per la `particolare tenuità del fatto` non basta l'occasionalità, ma serve che l'offesa sia minima. L'esclusione della recidiva non implica automaticamente la non punibilità. La Corte ha confermato la condanna e le spese processuali.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: ritrattare non basta
L'Imputato ha fornito generalità non veritiere durante un controllo, dichiarando la propria reale identità soltanto pochi istanti dopo. I giudici hanno condannato l'uomo per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, rifiutando l'ipotesi meno grave. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il delitto si perfeziona istantaneamente nel momento in cui la falsa dichiarazione giunge a conoscenza dell'agente. La successiva correzione spontanea non elimina l'illecito già compiuto, poiché basta la semplice coscienza e volontà della condotta mendace. L'imputato deve quindi scontare la condanna, rifondere le spese legali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione del pubblico ufficiale: no a nuovi fatti
Un messo notificatore comunale riceve l'incarico di verificare la residenza anagrafica di una cittadina straniera. Il pubblico dipendente redige una relazione ufficiale confermando circostanze non corrispondenti al vero. I giudici di merito accertano la falsità del documento e condannano il lavoratore per il reato di falsa attestazione del pubblico ufficiale. L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, chiedendo una differente lettura delle prove e riproponendo le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici supremi bocciano l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Cassazione chiarisce che non spetta al giudice di legittimità rivalutare i fatti storici se la sentenza precedente risulta logicamente motivata. Il pubblico dipendente subisce la conferma della condanna penale insieme al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi generici
Un imputato ha impugnato la sentenza di condanna per i reati di falsa attestazione a un pubblico ufficiale e di evasione dagli arresti domiciliari. La difesa ha formulato un unico motivo di impugnazione basato su generiche mancanze di motivazione. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale indeterminatezza delle critiche, prive di un reale collegamento con il testo del provvedimento contestato. L'inammissibilità del ricorso per cassazione ha quindi reso definitiva la condanna penale, con l'ulteriore addebito delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a carico del ricorrente.
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Falsa attestazione: il ‘falso innocuo’ non salva dalla condanna
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna per **falsa attestazione** (falsità ideologica) per aver dichiarato un titolo di laurea non posseduto a un Ente Pubblico durante la richiesta di un incarico. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che la dichiarazione fosse un 'falso innocuo' poiché il titolo non era un requisito essenziale per l'incarico, e che mancava l'intenzione (dolo) di ingannare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la falsa dichiarazione era rilevante per la valutazione complessiva del candidato, indipendentemente dalla sua indispensabilità. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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False generalità al controllore: da una multa a 8 mesi di carcere
Due passeggeri viaggiavano a bordo di un autobus del trasporto pubblico locale sprovvisti di biglietto. Durante la verifica da parte del personale di bordo, i due utenti hanno fornito un nome e dati anagrafici inventati per evitare la sanzione amministrativa. I giudici di merito hanno condannato entrambi alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Gli imputati hanno impugnato la sentenza contestando la gravità del reato e chiedendo una pena minore o le attenuanti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna penale. Fornire false generalità al controllore costituisce un delitto consumato all'istante, poiché il controllore riveste la qualifica di pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni.
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Resistenza a pubblico ufficiale: colpevole anche il passeggero
L'imputato ha contestato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e false dichiarazioni sull'identità, eccependo l'inattendibilità del sistema di riconoscimento facciale e sostenendo la mancanza di prove sul suo effettivo ruolo di guidatore o passeggero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento diretto compiuto in aula dalle forze dell'ordine supera ogni dubbio sull'uso degli algoritmi. Inoltre, risponde del reato di resistenza a pubblico ufficiale anche il passeggero che rafforza o agevola la fuga del conducente. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni sulla propria identità: condanna definitiva
Un uomo privo di documenti identificativi forniva false dichiarazioni sulla propria identità alle forze dell'ordine durante un controllo su strada. La Corte di Appello confermava la condanna penale per il delitto di falsa attestazione a pubblico ufficiale ex art. 495 del codice penale. L'imputato proponeva ricorso per cassazione contestando la gravità del fatto, invocando la particolare tenuità del reato e chiedendo le attenuanti per la confessione successiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le false dichiarazioni sulla propria identità fornite in assenza di documenti hanno valore di attestazione ufficiale e integrano il reato più grave. L'imputato deve pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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False generalità a pubblico ufficiale senza documenti: è reato
Un cittadino viene fermato per un controllo stradale senza documenti e fornisce alle forze dell'ordine un nome e una data di nascita falsi. Condannato per il reato più grave di falsa attestazione, l'imputato presenta ricorso sostenendo una semplice difficoltà linguistica e chiedendo la riqualificazione in false dichiarazioni. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che chi mente sulla propria identità mentre è sprovvisto di documenti compie una vera attestazione sostitutiva del documento stesso. Questo comportamento integra pienamente il delitto di false generalità a pubblico ufficiale, confermando la condanna e la sanzione economica.
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Falsa attestazione: Ricorso inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per falsa attestazione dello stato di residenza e altri reati di falso. Ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato il suo coinvolgimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni del Lavoratore troppo generiche e infondate. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Revoca dell’affidamento in prova: mentire cancella la libertà
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova per un condannato che, durante un controllo stradale, guidava senza patente e ha fornito false generalità ai Carabinieri, violando anche l'obbligo di portare con sé i documenti. La difesa ha impugnato la decisione, sostenendo che si trattasse di un singolo episodio isolato all'interno di un percorso riabilitativo altrimenti positivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che la revoca dell'affidamento in prova non è automatica, ma richiede una valutazione complessiva. In questo caso, la gravità e la natura cumulativa delle violazioni commesse hanno dimostrato l'incompatibilità del soggetto con il percorso di risocializzazione, rendendo inevitabile l'interruzione della misura alternativa.
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Attenuanti generiche: perché la fedina pulita non basta
L'Imputato subisce la condanna per il reato di falsa attestazione sulla propria identità personale resa a un pubblico ufficiale. Tramite il proprio difensore, l'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la contestazione sulla responsabilità è del tutto generica. In merito al diniego delle attenuanti generiche, la Suprema Corte stabilisce che la loro concessione non deriva dall'assenza di elementi negativi, ma richiede elementi positivi a favore del condannato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: condanna e sanzione
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento della difesa, ma può limitarsi a richiamare gli aspetti decisivi o più rilevanti della vicenda. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa, con la conferma della condanna penale, il pagamento delle spese processuali e un versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso e sanzione
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, previsto dall'articolo 495 del codice penale. Egli ha proposto ricorso per cassazione contestando la sussistenza del reato e lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha esaminato l'atto e ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della totale genericità delle doglianze. I motivi presentati si limitavano a riprodurre le stesse argomentazioni difensive già esaminate e respinte con motivazione logica dalla Corte d'Appello. A causa della condotta processuale colposa, la Suprema Corte ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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