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Falsa Attestazione: Dolo Generico Basta, Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per il reato di falsa attestazione, ai sensi dell’Art. 495 c.p. L’Imputato ha contestato la sentenza, sostenendo la mancanza di dolo specifico e la mancata concessione di una circostanza attenuante. La Corte ha chiarito che per la falsa attestazione è sufficiente il dolo generico (coscienza e volontà), non essendo richiesto un fine specifico. Ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo all’attenuante, poiché non era stato sollevato correttamente nei gradi precedenti. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna dell’Imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26127 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

La Falsa Attestazione: Quando la Dichiarazione non Vera Diventa Reato

La falsa attestazione è un reato che si verifica quando una persona dichiara il falso a un pubblico ufficiale riguardo alla propria identità o a qualità personali. Questo principio è stato recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione in un’ordinanza che ha chiarito importanti aspetti sull’elemento psicologico del reato e sulle procedure di ricorso. Comprendere la natura di questo illecito è fondamentale per chiunque si trovi a interagire con le autorità pubbliche, evitando così conseguenze legali inaspettate.

Il Caso Specifico: Una Condanna per Falsa Attestazione

Un Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione, una decisione confermata anche dalla Corte d’Appello. L’Imputato ha deciso di ricorrere in Cassazione, presentando due motivi principali. Il primo motivo riguardava l’elemento psicologico del reato, ovvero l’intenzione con cui l’azione è stata compiuta. Il secondo motivo contestava la mancata applicazione di una circostanza attenuante, un fattore che avrebbe potuto ridurre la pena.

L’Elemento Psicologico della Falsa Attestazione

Il primo punto cruciale affrontato dalla Corte riguardava l’elemento soggettivo del reato di falsa attestazione. L’Imputato sosteneva che per configurare il reato fosse necessario il cosiddetto “dolo specifico”, cioè l’intenzione di raggiungere un fine preciso con la dichiarazione mendace. La Corte ha respinto questa argomentazione. Ha stabilito che per la falsa attestazione è sufficiente il “dolo generico”. Questo significa che basta la consapevolezza e la volontà di fare una dichiarazione non vera a un pubblico ufficiale, indipendentemente dal motivo o dal fine ultimo che si intende perseguire. Il reato si perfeziona nel momento in cui la dichiarazione falsa arriva al pubblico ufficiale.

La Mancata Concessione di una Circostanza Attenuante e l’Inammissibilità

Il secondo motivo di ricorso dell’Imputato riguardava la mancata concessione di una circostanza attenuante. Le circostanze attenuanti sono elementi che possono portare a una riduzione della pena. Tuttavia, la Corte ha dichiarato questo motivo inammissibile. Il motivo non era stato sollevato correttamente nei precedenti gradi di giudizio, come richiesto dalla legge processuale. La legge stabilisce che un motivo di ricorso in Cassazione deve essere stato precedentemente dedotto come motivo di appello. Se un argomento non è stato presentato in appello, non può essere introdotto per la prima volta in Cassazione, rendendo il ricorso su quel punto non esaminabile.

Le Motivazioni: La Corretta Applicazione della Legge sulla Falsa Attestazione

La Corte ha motivato la sua decisione basandosi su principi consolidati. Per quanto riguarda l’elemento soggettivo della falsa attestazione, ha ribadito che l’Art. 495 c.p. richiede il dolo generico. Non è necessario dimostrare un intento specifico da parte del dichiarante. È sufficiente che la persona sia consapevole di dichiarare il falso e lo faccia volontariamente. Questo chiarisce che il reato non dipende dal successo o meno dell’inganno, ma dalla mera condotta di dichiarare il falso a un pubblico ufficiale. Inoltre, la Corte ha confermato che la valutazione della pena era stata adeguatamente motivata dai giudici precedenti, tenendo conto delle modalità del fatto. Non è richiesto che il giudice esamini ogni singolo elemento, ma che indichi quelli di maggiore rilievo nella sua decisione complessiva.

Le Conclusioni: Il Ricorso Inammissibile e le Sue Conseguenze per la Falsa Attestazione

Alla luce di quanto esposto, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’Imputato inammissibile. Questo significa che i giudici non hanno potuto entrare nel merito delle questioni sollevate, a causa dei difetti procedurali e della manifesta infondatezza di alcune argomentazioni. Di conseguenza, l’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende. La sentenza di condanna per falsa attestazione è diventata definitiva, confermando l’importanza di presentare dichiarazioni veritiere ai pubblici ufficiali e di seguire scrupolosamente le procedure legali in caso di ricorso.

Qual è la differenza tra dolo specifico e dolo generico nel reato di falsa attestazione?
Per la falsa attestazione, il dolo generico significa che basta la consapevolezza e la volontà di dichiarare il falso. Il dolo specifico, invece, richiederebbe l’intenzione di raggiungere un fine preciso con quella dichiarazione, ma non è richiesto per questo tipo di reato.

Cosa succede se un motivo di ricorso non è stato sollevato nei gradi precedenti?
Se un motivo di ricorso non è stato precedentemente dedotto come motivo di appello, la Corte di Cassazione lo dichiara inammissibile, non potendo esaminare la questione nel merito.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile dalla Cassazione?
Un ricorso inammissibile comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, spesso, al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle Ammende, oltre alla conferma della sentenza precedente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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