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Facoltà Di Astensione

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto, riconosciuto dalla legge a certi testimoni (come i parenti stretti o il convivente dell'imputato), di rifiutarsi di testimoniare per non essere costretti a dire cose che potrebbero danneggiare il proprio caro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa testimonianza per salvare il figlio: condannata la madre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre condannata per falsa testimonianza. La donna, per proteggere il figlio accusato del furto di un cellulare, aveva dichiarato il falso in tribunale, sostenendo che il dispositivo fosse un regalo della vittima. La Cassazione ha confermato la condanna, escludendo le attenuanti generiche a causa di precedenti specifici della ricorrente, e l'ha condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni: la madre parla e il figlio paga
L'Imputato, condannato per rapina aggravata e furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'utilizzo di alcune conversazioni intercettate in cui la madre rivelava dettagli colpevolizzanti. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle intercettazioni, invocando la facoltà dei prossimi congiunti di astenersi dal testimoniare prevista dal codice di rito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la facoltà di astensione si applica esclusivamente alle testimonianze rese davanti al giudice e non alle registrazioni di conversazioni private. Di conseguenza, è stata esclusa l'inutilizzabilità delle intercettazioni tra familiari, confermando la condanna dell'Imputato e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza: il dovere di verità supera il legame familiare
Il caso riguarda una donna accusata di falsa testimonianza per aver mentito durante il processo penale a carico del fratello. Il Tribunale l'aveva assolta applicando l'esimente che protegge chi mente per salvare un parente stretto da un grave danno. La Corte di Cassazione ha invece annullato l'assoluzione. I giudici hanno stabilito che se il testimone viene regolarmente avvisato della facoltà di non rispondere e decide comunque di deporre, ha l'obbligo di dire la verità. Non può quindi invocare la causa di non punibilità se sceglie volontariamente di testimoniare e poi dichiara il falso. Il processo dovrà essere rifatto.
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Tentato omicidio: condanna annullata per la testimonianza del convivente
Un uomo viene condannato per tentato omicidio. La prova principale è la dichiarazione della sua compagna. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché la donna non era stata informata del suo diritto di non testimoniare. La legge, infatti, tutela la testimonianza del convivente, equiparandola a quella dei parenti stretti. I giudici hanno chiarito che una relazione affettiva stabile con coabitazione, anche se non continua, è sufficiente per far scattare questa garanzia. La mancata comunicazione di tale diritto ha reso la testimonianza inutilizzabile, obbligando a un nuovo processo. La sentenza è stata annullata anche per un'altra irregolarità procedurale relativa alle intercettazioni.
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Testimonianza del convivente: indirizzo comune non basta per tacere
Un uomo, condannato per truffa e ricettazione di assegni, presenta ricorso in Cassazione. Sostiene che la condanna si basa su una testimonianza illegittima: quella della sua partner, a cui non è stato concesso il diritto di astenersi. La Corte Suprema, però, rigetta il ricorso. Secondo i giudici, la semplice coincidenza di indirizzo tra l'imputato e la testimone non basta a provare una stabile relazione. Di conseguenza, la testimonianza del convivente è valida. L'appello viene dichiarato inammissibile e la condanna diventa definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Facoltà di astensione: quando è troppo tardi?
Un uomo, condannato per ricettazione di un cellulare, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inutilizzabilità della testimonianza del nipote, il quale aveva la facoltà di astensione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che tale eccezione, configurando una nullità relativa, deve essere sollevata tempestivamente nei gradi di merito e non per la prima volta in sede di legittimità. La sentenza ribadisce il principio della decadenza processuale per le eccezioni non proposte nei termini di legge.
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Facoltà di astensione del convivente: quando va eccepita?
Un uomo viene condannato per furto pluriaggravato. In Cassazione, lamenta la mancata informazione sulla facoltà di astensione del padre della sua convivente. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che l'eccezione sulla nullità relativa doveva essere sollevata immediatamente dopo la testimonianza, non solo prima. La mancata tempestività rende l'eccezione tardiva e irrilevante la questione di costituzionalità.
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Facoltà di astensione: quando non si applica ai parenti
Un uomo, condannato per falsa testimonianza, ha contestato l'uso delle dichiarazioni della moglie e della figlia, sostenendo che non fossero state avvisate della facoltà di astensione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale diritto non sussiste se, al momento della testimonianza, il congiunto è parte lesa (vittima) in quel procedimento e non ha ancora assunto la qualità di indagato. La testimonianza della moglie, resa prima che sorgessero sospetti a carico del marito, è stata ritenuta decisiva e pienamente utilizzabile.
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