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Falsa testimonianza per salvare il figlio: condannata la madre

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre condannata per falsa testimonianza. La donna, per proteggere il figlio accusato del furto di un cellulare, aveva dichiarato il falso in tribunale, sostenendo che il dispositivo fosse un regalo della vittima. La Cassazione ha confermato la condanna, escludendo le attenuanti generiche a causa di precedenti specifici della ricorrente, e l’ha condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 32204 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il dovere di verità e la falsa testimonianza per proteggere i figli

Il legame tra genitori e figli è uno dei sentimenti più forti, ma non può giustificare la menzogna davanti a un giudice. Quando un genitore decide di testimoniare in tribunale, ha l’obbligo di riferire solo i fatti reali. In caso contrario, si configura il reato di falsa testimonianza, una condotta punita severamente dal codice penale per tutelare il corretto funzionamento della giustizia. Una recente decisione della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una madre che, nel tentativo di scagionare il proprio figlio dall’accusa di furto di un telefono cellulare, ha fornito una ricostruzione dei fatti completamente smentita dalle prove e dalle dichiarazioni della vittima.

Quando la versione dei fatti si scontra con la realtà

La vicenda nasce da un episodio di sottrazione di un telefono cellulare. La vittima ha denunciato di essere stata rapinata da un giovane a bordo di uno scooter, aiutato da un complice. Durante il processo, La Madre del giovane accusato è stata chiamata a deporre come testimone. Invece di avvalersi della facoltà di non rispondere, La Madre ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee per difendere il figlio. La donna ha affermato che il ragazzo era rientrato a casa in auto insieme alla stessa vittima, la quale avrebbe acquistato il telefono per lui come regalo, poiché il giovane era privo di busta paga. Questa versione è apparsa subito incompatibile con la ricostruzione della vittima e con gli altri elementi di prova raccolti dagli investigatori. La palese difformità tra la verità storica e le dichiarazioni della donna ha fatto scattare l’imputazione per il reato di falsa testimonianza.

La facoltà di astensione dei prossimi congiunti

La legge italiana riconosce la delicatezza dei rapporti familiari all’interno del processo penale. L’ordinamento prevede che i prossimi congiunti dell’imputato, come i genitori o i figli, possano astenersi dal testimoniare per evitare il conflitto morale tra il dovere di dire la verità e l’affetto familiare. Tuttavia, se il familiare decide di non esercitare questo diritto e accetta di deporre, assume a tutti gli effetti la qualifica di testimone. Da quel momento, egli ha l’obbligo giuridico di rispondere secondo verità. Se sceglie di mentire per proteggere il parente, perde ogni tutela e risponde penalmente delle sue affermazioni mendaci. Nel caso in esame, La Madre era stata regolarmente avvisata di questa facoltà, ma ha preferito testimoniare, finendo così per commettere un grave illecito.

Le motivazioni della Cassazione sulla condanna per falsa testimonianza

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa della donna, confermando la condanna inflitta nei gradi precedenti. Le motivazioni si fondano sulla chiara e insuperabile contraddizione tra le dichiarazioni della testimone e la realtà dei fatti accertata nel processo. La difesa ha tentato di sostenere che i giudici di merito non avessero valutato correttamente la corrispondenza tra quanto riferito dalla donna e la sua effettiva conoscenza degli eventi. La Cassazione ha ritenuto questo motivo inammissibile, poiché introduceva una tesi difensiva del tutto nuova e non presentata in appello. Inoltre, i giudici hanno evidenziato che la discrepanza non riguardava dettagli marginali, ma il nucleo stesso della vicenda, ovvero la modalità con cui il figlio era entrato in possesso del telefono cellulare.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla falsa testimonianza

La decisione finale della Cassazione ribadisce un principio fondamentale: la tutela della giustizia prevale sui tentativi di copertura familiare non autorizzati dalla legge. Il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile non solo per i difetti strutturali dei motivi presentati, ma anche per la gravità della condotta. I giudici hanno inoltre confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, motivato dal fatto che La Madre aveva già due precedenti penali specifici per lo stesso reato. Di conseguenza, oltre a subire la conferma della condanna penale, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa pronuncia dimostra che la falsa testimonianza non solo non aiuta i propri cari, ma aggrava pesantemente la posizione di chi sceglie la via della menzogna davanti all’autorità giudiziaria.

Un parente stretto dell’imputato è obbligato a testimoniare in un processo penale?
No, i prossimi congiunti hanno la facoltà di astenersi dal testimoniare, ma se scelgono di farlo devono dire tutta la verità.

Cosa rischia chi dichiara il falso in tribunale per difendere un familiare?
Rischia una condanna per falsa testimonianza, con pene che vanno da due a sei anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali.

Si possono ottenere le attenuanti generiche in caso di falsa testimonianza?
Le attenuanti generiche possono essere negate dal giudice se il colpevole ha già precedenti penali specifici per lo stesso reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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