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10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'espressione latina che significa 'fuori dalle mura'. In ambito legale, si riferisce ad attività o dichiarazioni fatte da un parlamentare al di fuori della sede parlamentare (es. sui social media, in TV, in un comizio).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso IRAP medici: la Cassazione cancella la tassa senza struttura
Un medico specialista ha richiesto il Rimborso IRAP medici per le imposte versate negli anni dal 2010 al 2013. Il professionista svolgeva l'attività presso cliniche terze con l'uso di beni strumentali minimi (auto, computer, telefono) e possedeva una quota di minoranza in una società di formazione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo l'esistenza di un'autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del medico, stabilendo che l'attività svolta presso strutture esterne senza ruoli di gestione e l'uso di strumenti ordinari non integrano il presupposto d'imposta. Inoltre, la partecipazione societaria in un'azienda con diverso oggetto sociale non rileva ai fini del tributo. La Corte ha quindi ordinato il rimborso delle somme versate.
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Diritto di critica politica: Cassazione cancella la condanna
Un Consigliere Regionale di opposizione è stato condannato nei primi gradi di giudizio per diffamazione aggravata, a causa di un post su Facebook in cui definiva "clientelari" le nomine effettuate dal Presidente della Regione presso un ente pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, stabilendo che il fatto non costituisce reato. I giudici hanno riconosciuto l'operatività della scriminante del Diritto di critica politica. Nonostante le espressioni aspre e l'idoneità offensiva delle parole, la Corte ha evidenziato che le dichiarazioni si inserivano in un legittimo dibattito tra avversari politici su temi di rilevante interesse pubblico, senza sfociare in un gratuito attacco personale o in una totale invenzione dei fatti.
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Tutela del whistleblower: assolta la dipendente che indaga da sola
Una dipendente comunale veniva sanzionata per aver acceduto a documenti non autorizzati. La lavoratrice si era difesa sostenendo di averlo fatto per raccogliere prove a sostegno di una segnalazione di illeciti. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo un principio fondamentale sulla tutela del whistleblower. Questa protezione non si limita alla sola denuncia, ma si estende anche alle attività preparatorie, come la ricerca di documenti, purché siano strettamente collegate alla segnalazione e non dettate da intenti calunniosi o diffamatori. La lavoratrice ha quindi vinto la causa.
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Liberazione anticipata e condotta esterna
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della **liberazione anticipata** per un detenuto in regime di 41-bis. Nonostante l'assenza di infrazioni disciplinari interne, la commissione di un reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso durante un periodo di libertà ha dimostrato l'assenza di un reale percorso di risocializzazione. La Corte ha stabilito che la condotta complessiva, inclusa quella esterna al carcere, è determinante per valutare la partecipazione alla rieducazione.
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Revoca affidamento in prova: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale. La decisione del Tribunale di Sorveglianza era basata sulla commissione di nuovi gravi reati, considerati incompatibili con il percorso rieducativo. La Corte ha confermato che la revoca dell'affidamento in prova è una valutazione discrezionale del giudice di merito e che la precedente sospensione cautelare della misura da parte di un magistrato non ne determina l'incompatibilità nel collegio giudicante.
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Liberazione anticipata: reati post-carcere contano?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto a cui era stata negata la liberazione anticipata. La Corte ha stabilito che i reati gravi commessi dopo la scarcerazione dimostrano retroattivamente la mancata partecipazione all'opera di rieducazione, giustificando il diniego del beneficio anche per periodi di detenzione precedenti.
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Truffa aggravata medico: il silenzio è raggiro
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata a un medico che, pur avendo un rapporto di lavoro esclusivo con un'azienda sanitaria, svolgeva attività privata senza comunicarlo. Secondo la Corte, il silenzio del professionista non è stata una mera omissione, ma un "silenzio espressivo" che ha integrato il raggiro, inducendo in errore l'ente pubblico e portandolo a erogare indebitamente l'indennità di esclusività. Il ricorso del medico è stato dichiarato inammissibile.
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Indennità di esclusività: truffa e silenzio colpevole
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata a una dipendente sanitaria che, pur svolgendo attività professionale privata, ha percepito per anni l'indennità di esclusività. Secondo la Corte, il silenzio maliziosamente serbato sulla propria situazione lavorativa integra l'elemento del raggiro, inducendo in errore l'amministrazione pubblica e causando un danno economico.
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Semilibertà: ok anche con intervista non autorizzata
La Corte di Cassazione ha confermato la concessione della semilibertà a un uomo condannato per omicidio. Il ricorso del Procuratore generale, basato su un'intervista non autorizzata rilasciata dal detenuto, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la valutazione per la semilibertà deve essere complessiva, considerando l'intero percorso rieducativo del condannato, e non può essere inficiata da un singolo episodio negativo se il progresso generale è positivo e consolidato.
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Immunità europarlamentare: la Cassazione si pronuncia
Un Membro del Parlamento Europeo (MEP) è stato assolto dall'accusa di diffamazione contro un politico italiano per un tweet. La parte civile ha impugnato la decisione, sostenendo che il tweet non fosse protetto da immunità europarlamentare per mancanza di un collegamento diretto con il lavoro parlamentare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il 'nesso funzionale' non richiede un atto formale precedente in Parlamento. Ha stabilito che il tweet rientrava in un più ampio e continuo dibattito politico centrale per il mandato del MEP, e quindi era coperto da immunità.
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