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Ex Tunc — Anno 2022

93 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ex Tunc

Provvedimenti

Responsabilità del Venditore-Costruttore: Quando scatta l’obbligo?
Un Condominio ha citato in giudizio L'Azienda Venditrice per gravi difetti e opere incompiute. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la **responsabilità del venditore-costruttore** ai sensi dell'Art. 1669 c.c., ritenendo L'Azienda Venditrice responsabile per aver eseguito lavori di completamento. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per attribuire tale responsabilità a un venditore che ha effettuato interventi su un edificio preesistente, è necessario un accertamento preciso sulla natura e l'entità delle opere. La Corte d'Appello non aveva adeguatamente distinto tra semplici finiture e interventi sostanziali. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Classamento Catastale: Diniego Impugnabile e Retroattività dell’Errore
Un Contribuente ha chiesto all'Amministrazione finanziaria la rettifica retroattiva del classamento catastale del suo immobile, sostenendo un errore originario. L'Amministrazione ha negato la richiesta, ma il Contribuente ha impugnato il diniego. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diniego di rettifica del classamento catastale è impugnabile. Ha inoltre confermato che la correzione di errori materiali di fatto nel classamento può avere efficacia retroattiva (ex tunc), specialmente se basata su un giudicato precedente. La sentenza ha quindi respinto il ricorso dell'Amministrazione, riconoscendo il diritto del Contribuente alla retroattività del classamento catastale.
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Locazione Tardiva Registrazione: Inquilino Vince contro Sfratto
La Corte di Cassazione ha esaminato due ricorsi relativi a un contratto di locazione. La Proprietaria aveva intimato sfratto per morosità all'Inquilino, che aveva autoridotto il canone basandosi su norme poi dichiarate incostituzionali. L'Inquilino aveva effettuato la *locazione tardiva registrazione* del contratto. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Inquilino, stabilendo che la risoluzione del contratto non poteva basarsi su morosità successive alla domanda iniziale. Ha inoltre ribadito che la *locazione tardiva registrazione* da parte del conduttore rende il contratto valido fin dall'inizio (ex tunc), ma il canone per il periodo delle norme incostituzionali è pari a tre volte la rendita catastale, mentre per gli altri periodi vale il canone pattuito. La domanda di risoluzione della Proprietaria è stata rigettata.
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Licenziamento Illegittimo e Compensazione Impropria: La Cassazione Fa Chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni Lavoratori, ex consiglieri parlamentari, licenziati da un'Assemblea Regionale per anzianità contributiva. I licenziamenti erano stati dichiarati illegittimi dai giudici precedenti. L'Assemblea ha tentato di far valere una successiva delibera per sanare i licenziamenti, ma la Cassazione ha rigettato questa pretesa. Il punto centrale della decisione riguarda la Compensazione impropria: la Corte ha stabilito che i trattamenti pensionistici già percepiti dai Lavoratori possono essere compensati con le somme dovute loro per il licenziamento illegittimo, anche se non ricorrono le condizioni della compensazione legale. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Licenziamento illegittimo dopo trasferimento d’azienda: la Cassazione tutela i lavoratori
Un Lavoratore, inizialmente con un contratto a termine poi convertito a tempo indeterminato, è stato licenziato dalla sua Azienda originaria. Poco dopo, l'Azienda ha ceduto il ramo d'azienda a una nuova Società. La Corte d'Appello ha dichiarato il licenziamento illegittimo, ordinando il reintegro del Lavoratore presso la nuova Società e il pagamento delle retribuzioni. La Cassazione ha confermato che il trasferimento d'azienda ha comportato il passaggio automatico del rapporto di lavoro al cessionario (la nuova Società). Pertanto, il licenziamento, emesso dall'azienda cedente quando il Lavoratore era già dipendente della cessionaria, è nullo. La conversione del contratto a termine ha avuto effetti retroattivi (ex tunc). Questo rafforza la tutela contro il licenziamento illegittimo dopo trasferimento d'azienda.
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Calcolo incentivo all’esodo: la tredicesima va inclusa, anche con quietanza
Un Lavoratore ha accettato un incentivo all'esodo da un Ente Pubblico, ma il calcolo non includeva la tredicesima mensilità. Il Lavoratore ha contestato, sostenendo che una sentenza della Corte Costituzionale imponeva l'inclusione. L'Ente Pubblico ha replicato che il Lavoratore aveva accettato l'accordo senza riserve. La Corte di Cassazione ha stabilito che una quietanza a saldo generica non preclude la richiesta di somme dovute per legge, specialmente quando una norma è dichiarata incostituzionale con effetto retroattivo. Pertanto, la tredicesima mensilità rientra nel calcolo incentivo all'esodo. L'Ente Pubblico ha perso il ricorso.
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IPT: Pagamento non basta, la retroattività norme tributarie vince
L'Ente Impositore ha emesso avvisi di accertamento per recuperare la differenza dell'Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT) su veicoli, applicando retroattivamente una nuova tariffa. Questa tariffa era stata ripristinata con una delibera del 28 maggio 2009, con decorrenza dal 1° gennaio 2009. La Società, che aveva già pagato l'imposta con la tariffa precedente, ha contestato l'applicazione retroattiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente. Ha stabilito che i regolamenti tributari possono avere efficacia retroattiva se una legge lo prevede espressamente e se i rapporti tributari non sono "esauriti". Il semplice pagamento dell'imposta con la tariffa precedente non definisce il rapporto tributario, permettendo all'ente di recuperare la differenza con avvisi di accertamento. Questo conferma la legittimità della **retroattività norme tributarie** in specifici contesti.
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Indennizzo immobile abusivo: no al ristoro per abusi edilizi
I comproprietari di due fabbricati demoliti a seguito di eventi sismici hanno richiesto un indennizzo per i danni patiti. A seguito dell'annullamento dell'esproprio da parte del giudice amministrativo, la Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'indennizzo a carico dell'Amministrazione Statale, riducendo l'importo ed escludendo le porzioni realizzate senza licenza edilizia. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che nessun indennizzo immobile abusivo può essere riconosciuto per costruzioni prive di titolo abilitativo, poiché la legge non riconosce valore economico agli abusi. Inoltre, le spese legali devono essere proporzionate alla somma effettivamente riconosciuta e non a quella richiesta iniziale.
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Annullamento Concorso Pubblico: Affidamento Incolpevole e Risarcimento
Una Lavoratrice vince un concorso pubblico e viene assunta da un'Amministrazione. Successivamente, il Consiglio di Stato annulla l'intero concorso per gravi irregolarità procedurali, come il ritardo nella verbalizzazione che ha compromesso l'anonimato delle prove. L'Amministrazione recede dal contratto di lavoro. La Lavoratrice chiede un risarcimento danni, ma la Corte di Cassazione respinge la sua domanda. La Corte ha stabilito che il contratto era nullo fin dall'inizio a causa dei vizi nel procedimento di **annullamento concorso pubblico**. La Lavoratrice, essendo stata parte del giudizio amministrativo, era consapevole delle irregolarità e non poteva quindi invocare un affidamento incolpevole sulla validità dell'assunzione.
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Restituzione somme al lordo o al netto: vince il lavoratore
A seguito della riforma di una precedente decisione giudiziaria, un'azienda chiedeva al proprio dipendente la restituzione di oltre 54.000 euro comprensivi delle trattenute fiscali versate allo Stato. Il dipendente contestava tale richiesta, sostenendo di dover restituire soltanto il netto effettivamente incassato. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il datore di lavoro non può pretendere la restituzione somme al lordo, poiché il lavoratore deve restituire unicamente ciò che è realmente entrato nel proprio patrimonio. L'azienda deve richiedere il rimborso delle tasse direttamente all'Erario.
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Rimborso Robin Hood tax 2014: Cassazione nega la retroattività
Un'Azienda ha chiesto il Rimborso Robin Hood tax versata per l'anno 2014, dopo che la Corte Costituzionale aveva dichiarato l'illegittimità di tale imposta con la sentenza n. 10/2015. L'Agenzia delle Entrate si è opposta al rimborso per il 2014, sostenendo che l'incostituzionalità aveva effetti solo dal 12 febbraio 2015, data di deposito della sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che le sentenze di illegittimità differita della Corte Costituzionale non hanno effetto retroattivo per i periodi precedenti la loro pubblicazione. Pertanto, il pagamento del tributo per il 2014 era legittimo e non rimborsabile.
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Notifica ricorso tributario: Cassazione ordina nuova notifica per errori procedurali
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, dopo la revoca della chiusura della Partita IVA di una società. La Corte ha rilevato che la notifica ricorso tributario all'avvocato della società, rimasta contumace in appello, era nulla. Anche la notifica postale alla sede legale della società non si era perfezionata perché la destinataria risultava "trasferita". Per questo motivo, la Cassazione ha ordinato la rinnovazione della notifica del ricorso, assegnando all'Agenzia un termine di sessanta giorni.
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Nullità Assunzione Pubblico Impiego: Concorso Illegittimo, Posizione Non Consolidata
Una Lavoratrice, assunta come dirigente in un'Agenzia Regionale tramite concorso interno, ha visto la norma del concorso dichiarata incostituzionale. Dopo la soppressione dell'Agenzia e il suo transito alla Regione, la Lavoratrice ha chiesto la ricostituzione del rapporto dirigenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la nullità assunzione pubblico impiego basata su legge incostituzionale. La sentenza ha chiarito che gli effetti di tale nullità retroagiscono, impedendo la consolidazione di posizioni illegittime, pur salvaguardando le retribuzioni già percepite.
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Ricorso Tributario Inammissibile: L’Errore sulla Legittimazione Passiva
Un Contribuente ha presentato un ricorso per cassazione contro una sentenza che aveva accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate in merito a un accertamento fiscale. Il ricorso è stato però indirizzato esclusivamente al Ministero delle Finanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'unico soggetto con legittimazione passiva tributaria in questi casi è l'Agenzia delle Entrate, a seguito del trasferimento di competenze avvenuto nel 2001. La costituzione dell'Agenzia in giudizio non ha potuto sanare retroattivamente questo vizio. Il Contribuente dovrà anche versare un ulteriore contributo unificato.
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Cessazione della materia del contendere tra Fisco e societa
L Amministrazione Finanziaria ha disposto la chiusura d ufficio della partita IVA di una Societa. La contribuente ha impugnato il provvedimento ottenendo la sospensione cautelare. A seguito della sospensione, il Fisco ha riattivato la partita IVA. I giudici di merito hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo la revoca definitiva e retroattiva. L Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la natura solo temporanea della riattivazione e denunciando la mancanza di motivazione logica nella sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco: il giudice d appello non ha spiegato perche la riattivazione avesse valore definitivo e non meramente provvisorio. La sentenza e stata quindi cassata con rinvio.
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Rimborso addizionale IRES: no agli effetti retroattivi
Una società del settore energetico ha richiesto il rimborso addizionale IRES versata per l'anno 2008 a seguito della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la relativa norma. L'amministrazione finanziaria non ha risposto e l'azienda ha impugnato il silenzio-rifiuto. I giudici di merito hanno respinto la domanda perché la Consulta ha limitato gli effetti della propria decisione a partire dal giorno successivo alla pubblicazione nel 2015. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno confermato che quando la Consulta limita temporaneamente l'efficacia di una pronuncia, l'illegittimità non ha valore retroattivo, neppure per i giudizi ancora in corso. La società non ha diritto al rimborso e deve pagare le spese di lite.
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Sanatoria della procura alle liti: atto nullo o inesistente?
Un'impresa edile ha impugnato una sentenza d'appello contestando la mancata invalidazione del giudizio di primo grado promosso controparte. Gli opponenti avevano infatti avviato la causa iniziale senza depositare la formale procura al proprio difensore, inserendola solo nel grado successivo di appello. I giudici di secondo grado avevano ritenuto valida tale integrazione retroattiva. La Suprema Corte ha affrontato il nodo della sanatoria della procura alle liti in caso di totale assenza iniziale dell'atto rispetto alla mera nullità testuale. Riscontrando un contrasto applicativo sull'articolo 182 del codice di procedura civile, il collegio ha rinviato la decisione a nuovo ruolo in attesa della risoluzione interpretativa definitiva demandata alle Sezioni Unite.
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Rimborso Ritenute Fiscali: Chi vince quando la sentenza cambia?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del rimborso ritenute fiscali. Una Contribuente aveva chiesto all'Agenzia delle Entrate la restituzione di somme trattenute dall'INPS, che erano state versate all'Erario in seguito a una condanna poi completamente annullata in appello. L'Agenzia aveva rifiutato il rimborso, sostenendo che la Contribuente non avesse versato direttamente l'imposta. La Cassazione ha invece stabilito che il diritto al rimborso spetta al percettore del reddito (la Contribuente) se le ritenute non sono mai entrate nel suo patrimonio. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, condannandola a pagare le spese legali e confermando il diritto della Contribuente al rimborso.
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False Dichiarazioni nel Pubblico Impiego: Revocazione Inammissibile
Un Comune ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente sentenza della Cassazione. Questa sentenza aveva confermato l'annullamento del licenziamento di un Dirigente Tecnico ambientale. Il licenziamento era stato motivato da false dichiarazioni nel pubblico impiego relative a requisiti di servizio dirigenziale. Il Comune sosteneva un errore di fatto nella precedente decisione, in particolare sull'inammissibilità di alcune eccezioni e sull'omesso esame di fatti decisivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile, ribadendo che le questioni sollevate non configuravano un errore revocatorio e che la valutazione dei fatti era stata adeguata.
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Sospensione necessaria del processo: stop ai rinvii
La controversia nasce dall'autorizzazione regionale rilasciata a una società per costruire una centralina idroelettrica con contestuale esproprio dei terreni. Il Comune e alcuni proprietari vicini hanno impugnato i titoli autorizzativi. Successivamente, la Regione ha dichiarato la decadenza dell'autorizzazione per mancato inizio lavori nei termini, atto impugnato dalla società costruttrice. Il tribunale ha disposto la sospensione necessaria del processo relativo all'autorizzazione originaria, ritenendo pregiudiziale la lite sulla decadenza. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha annullato il blocco dei procedimenti: l'eventuale decadenza opera solo per il futuro e non incide sulla validità originaria del titolo. Mancano i presupposti di dipendenza tecnica ed esiste una parziale diversità tra le parti in causa.
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