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Ex Tunc — Anno 2022

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93 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ex Tunc

Provvedimenti

Annullamento in autotutela della rendita vitalizia: l’INPS vince
Un lavoratore ha chiesto all'ente previdenziale la costituzione di una rendita vitalizia per il lavoro svolto come coadiutore agricolo nell'azienda del padre. L'ente ha inizialmente accolto la domanda, ma a distanza di anni ha disposto l'annullamento in autotutela della rendita vitalizia per mancanza dei requisiti di legge. La Corte d'Appello ha ritenuto tardivo il provvedimento dell'ente, applicando i limiti temporali della legge sul procedimento amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che le regole del procedimento amministrativo non si applicano ai rapporti previdenziali, i quali nascono direttamente dalla legge. Di conseguenza, l'ente può sempre verificare la sussistenza dei requisiti e annullare i provvedimenti illegittimi con effetto retroattivo.
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Lavoro finto: salta l’affidamento in prova al servizio sociale
Il Tribunale di sorveglianza ha revocato con effetto retroattivo la misura dell'affidamento in prova al servizio sociale concessa a un condannato. La decisione è scaturita dalla scoperta che il lavoro dichiarato dal soggetto era fittizio. Inoltre, l'uomo aveva nascosto di aver perso l'impiego, di aver subito una perquisizione e di essere indagato per frode fiscale e riciclaggio. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del diritto di difesa a causa dello svolgimento dell'udienza tramite collegamento telematico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della revoca. I giudici hanno chiarito che il collegamento a distanza garantisce pienamente il diritto di difesa e che il comportamento del condannato, caratterizzato da gravi omissioni e nuove indagini penali, era del tutto incompatibile con le finalità rieducative della misura alternativa.
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Riduzione del canone di locazione: scontro tra buona fede e morosità
Un locatore ha chiesto la risoluzione del contratto e il pagamento delle differenze dei canoni all'inquilino, il quale aveva applicato una autoriduzione basandosi su norme poi dichiarate incostituzionali. La Corte d'Appello ha dato ragione all'inquilino, ritenendo applicabile la sanatoria che limita l'importo dovuto al triplo della rendita catastale per tutelare la buona fede. Il locatore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità della riduzione del canone di locazione. La sesta sezione civile, ritenendo la questione di particolare rilevanza e complessità giuridica, non ha deciso il merito ma ha rimesso la causa alla Terza Sezione Civile per la trattazione in pubblica udienza.
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Robin Tax: perché la tassa incostituzionale non viene rimborsata
Una società del settore energetico ha chiesto il rimborso dell'addizionale IRES, nota come Robin Tax, versata negli anni precedenti. La richiesta si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2015, che aveva dichiarato illegittima tale tassa. Tuttavia, l'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che la dichiarazione di incostituzionalità della Robin Tax non ha valore retroattivo. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che gli effetti della sua decisione decorrono solo dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. Di conseguenza, le somme versate in precedenza non possono essere restituite, anche se relative a procedimenti ancora in corso. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso della società, condannandola al pagamento delle spese di giudizio.
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Robin Tax illegittima ma i rimborsi restano bloccati
Una società del settore energetico ha richiesto il rimborso dell'addizionale IRES, nota come Robin Tax, versata negli anni precedenti. La richiesta si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale numero 10 del 2015, che aveva dichiarato illegittima tale imposta. Tuttavia, l'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la dichiarazione di incostituzionalità della Robin Tax non ha efficacia retroattiva. La Corte Costituzionale ha infatti espressamente stabilito che gli effetti della propria decisione decorrono solo dal giorno successivo alla sua pubblicazione. Di conseguenza, i pagamenti effettuati prima di tale data restano validi e non possono essere rimborsati, anche se relativi a procedimenti ancora in corso al momento della sentenza.
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Notifica dell’atto di appello: salvi i termini se lo studio cambia
Una comproprietaria impugna la sentenza che disponeva il trasferimento di un immobile promesso in vendita dal coniuge defunto. La Corte d'Appello dichiara inammissibile il gravame per tardività. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la notifica dell'atto di appello si perfeziona per il mittente al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario o all'ufficio postale (23 dicembre), prima della scadenza del termine (28 dicembre). Inoltre, in caso di mancata consegna dovuta al trasferimento dello studio del difensore destinatario, il notificante che si attiva tempestivamente per la rinotifica non incorre in decadenza. La Suprema Corte accoglie il ricorso e rinvia alla Corte d'Appello.
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Affidamento in prova al servizio sociale: revoca ex tunc
Il Tribunale di sorveglianza ha revocato l'affidamento in prova al servizio sociale concesso a un condannato, stabilendo la decorrenza retroattiva della revoca fin dall'inizio della misura. La decisione è stata presa a causa delle ripetute violazioni e delle condotte criminose commesse dal soggetto durante il periodo di prova. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'ingiustizia della retroattività. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la gravità dei comportamenti e la totale mancanza di adesione al percorso riabilitativo giustificano pienamente la revoca con effetto retroattivo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica dell’atto di appello: l’errore del Fisco non cancella il ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello contro Il Contribuente. L'inammissibilità era stata dichiarata perché la notifica dell'atto di appello era stata effettuata direttamente al contribuente di persona, e solo in un secondo momento al suo difensore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici di legittimità hanno chiarito che la notifica dell'atto di appello eseguita alla parte personalmente e non al suo difensore non è inesistente, ma semplicemente nulla. Di conseguenza, la successiva costituzione in giudizio del contribuente sana tale nullità con effetto retroattivo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso Robin Tax: perché la Cassazione ha detto no
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società energetica che chiedeva il rimborso Robin Tax (l'addizionale IRES sulle imprese energetiche). La tassa era stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2015. Tuttavia, la Consulta aveva stabilito che gli effetti della decisione non fossero retroattivi, applicandosi solo per il futuro. I giudici di legittimità hanno confermato che l'incostituzionalità non ha effetto retroattivo nemmeno per i giudizi ancora in corso al momento della sentenza. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata definitivamente respinta, con la condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Affidamento in prova al servizio sociale: stop alla revoca retroattiva
Il Tribunale di sorveglianza aveva revocato con effetti retroattivi l'affidamento in prova al servizio sociale concesso a un condannato, a causa di un precedente reato di bancarotta emerso successivamente. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la revoca non può far decorrere in modo automatico i suoi effetti dall'inizio della misura. Il giudice deve valutare caso per caso la condotta del soggetto e le prescrizioni rispettate per determinare la pena residua.
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Patrocinio dell’agente della riscossione: via libera ai privati
L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. Il giudice di secondo grado riteneva che l'ente non potesse farsi assistere da un avvocato del libero foro senza depositare una specifica delibera autorizzativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il patrocinio dell'agente della riscossione tramite difensori privati non richiede formalità preventive o giustificazioni scritte, tranne nei casi espressamente riservati all'Avvocatura dello Stato. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione per un nuovo esame del merito.
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Robin Hood Tax: il Fisco vince sul rimborso negato alla società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una società energetica il rimborso della cosiddetta Robin Hood Tax, ovvero l'addizionale Ires versata nel giugno 2015 per l'anno di imposta 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la dichiarazione di incostituzionalità della tassa non ha effetto retroattivo. Poiché la Corte Costituzionale ha sancito un'illegittimità differita a partire dal 12 febbraio 2015, l'imposta relativa al 2014 resta interamente dovuta, anche se il pagamento materiale è avvenuto successivamente. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata definitivamente respinta.
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Contratto di somministrazione nullo: il Ministero deve assumere
Un lavoratore, assunto con un contratto di somministrazione nullo presso un'azienda stradale, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il successivo trasferimento presso il Ministero delle Infrastrutture, a cui era stato trasferito il suo intero reparto di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto di somministrazione, stabilendo che il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato fin dall'inizio. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto al trasferimento nei ruoli del Ministero e al risarcimento del danno per la mancata tempestiva assunzione. Il Ministero, in quanto nuovo datore di lavoro succeduto per legge, deve risarcire il dipendente a causa del rifiuto di ricevere la prestazione lavorativa.
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Liquidazione IVA di gruppo: senza fideiussione salta il beneficio
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società capogruppo l'indebita compensazione di crediti d'imposta nell'ambito della procedura di liquidazione IVA di gruppo. La società aveva compensato debiti per un importo superiore a quello coperto dalla garanzia fideiussoria richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la presentazione della garanzia fideiussoria non ha una semplice funzione cautelare, ma rappresenta un vero e proprio presupposto costitutivo per poter beneficiare dell'agevolazione. Di conseguenza, la mancanza o l'insufficienza della garanzia rende la compensazione inefficace fin dall'origine, obbligando il contribuente al versamento delle imposte non regolarmente coperte, a nulla rilevando l'eventuale decadenza del potere di accertamento del fisco sul credito originario.
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Variazione inquadramento INPS: no agli effetti retroattivi
Una lavoratrice agricola ha chiesto il riconoscimento delle giornate lavorate nel 2012 e la relativa indennità di disoccupazione. L'Ente Previdenziale si era opposto, sostenendo che la variazione inquadramento INPS della società datrice di lavoro, notificata a fine 2012, avesse effetto retroattivo a causa di omissioni informative dell'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che le variazioni di inquadramento producono effetti solo per il futuro (ex nunc). La retroattività (ex tunc) si applica eccezionalmente solo in caso di dichiarazioni iniziali false o inesatte del datore di lavoro, e non per semplici condotte omissive successive. Di conseguenza, la lavoratrice conserva il diritto all'iscrizione negli elenchi e alle prestazioni assistenziali.
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Sanatoria della procura alle liti: errore sanabile o nullo?
Un ex curatore fallimentare è stato condannato a risarcire i danni al fallimento. In appello, l'ex curatore ha eccepito che la causa di primo grado era stata avviata dal nuovo curatore senza una regolare procura per l'avvocato. La Corte d'appello ha concesso al nuovo curatore di sanare la mancanza direttamente in secondo grado con effetto retroattivo. L'ex curatore ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la validità di questa sanatoria tardiva. La Suprema Corte, rilevando un contrasto interpretativo sull'applicazione dell'articolo 182 del codice di procedura civile, ha deciso di sospendere il giudizio. La questione relativa alla sanatoria della procura alle liti è stata quindi rinviata alle Sezioni Unite per ottenere una decisione definitiva e chiarificatrice.
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Annullamento concorso pubblico: nullo il contratto già firmato
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento deciso dall'Amministrazione Pubblica a seguito dell'annullamento del concorso pubblico con cui era stata assunta. L'ente pubblico aveva infatti annullato la selezione in autotutela per un grave conflitto di interessi, poiché la candidata collaborava con lo studio di un commissario d'esame. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, stabilendo che l'annullamento del concorso pubblico cancella retroattivamente il presupposto fondamentale del rapporto di lavoro. Di conseguenza, il contratto di lavoro è affetto da nullità originaria e cessa di produrre effetti, fatti salvi solo i pagamenti per le prestazioni già svolte. Vince l'Amministrazione Pubblica.
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Opposizione allo stato passivo: la forma non cancella il diritto
Il Tribunale dichiarava improcedibile l'opposizione allo stato passivo proposta da un creditore, poiché la notifica del ricorso e del decreto di udienza al curatore era avvenuta oltre il termine assegnato dal giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del creditore, stabilendo che il mancato rispetto di un termine ordinatorio per la notifica non comporta l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'impugnazione. In assenza di costituzione della controparte, il giudice non può chiudere il processo, ma deve assegnare un nuovo termine perentorio per rinnovare la notifica. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Diffamazione a mezzo stampa: il carcere resta se l’appello è tardivo
Un conduttore televisivo, condannato in primo grado a nove mesi di reclusione per il reato di diffamazione a mezzo stampa commesso durante una trasmissione, ha presentato un appello tardivo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per scadenza dei termini. Il conduttore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della pena detentiva alla luce della giurisprudenza costituzionale ed europea. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: la tardività dell'appello ha determinato il passaggio in giudicato della condanna di primo grado, precludendo qualsiasi esame sui motivi di merito. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Nullità della notifica: la difesa in giudizio salva l’appello
Un cittadino ha impugnato una sentenza notificando l'atto d'appello direttamente alla Pubblica Amministrazione anziché al suo avvocato domiciliatario. Nonostante l'ente pubblico si fosse regolarmente costituito in giudizio, la Corte d'appello ha dichiarato l'appello inammissibile per vizio di notifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la notifica eseguita personalmente alla parte determina la semplice nullità della notifica e non la sua inesistenza. Di conseguenza, la costituzione in giudizio del destinatario sana il vizio con effetto retroattivo, poiché l'atto ha comunque raggiunto il suo scopo informativo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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