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Evasione — Anno 2023

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484 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che si trattasse di una semplice violazione delle prescrizioni cautelari e non del reato di evasione, e aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e non si confrontavano con la decisione precedente, mentre la richiesta sulla tenuità del fatto era stata presentata in ritardo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Arresti domiciliari: il sonno da farmaci non salva dalla condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, condannato in appello per essersi allontanato dalla propria abitazione. La prova dell'assenza derivava dal fatto che l'uomo non aveva risposto al prolungato suono del campanello da parte delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che il soggetto non avesse sentito il citofono a causa di una forte sonnolenza causata dall'assunzione di metadone. Tuttavia, i militari si erano ripresentati solo quindici minuti dopo, trovando l'uomo perfettamente sveglio e presente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. La scusa della sonnolenza da farmaci è stata ritenuta del tutto inverosimile e non supportata dalle circostanze concrete. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca della detenzione domiciliare: no al taglio senza prove
Il Tribunale di Sorveglianza aveva disposto la revoca della detenzione domiciliare nei confronti di un soggetto sottoposto a programma di protezione. La decisione si fondava sulla segnalazione che l'uomo continuasse ad allontanarsi da casa per recarsi al lavoro, nonostante fosse stato licenziato. La difesa ha contestato la mancanza di prove reali del licenziamento, basato solo su una telefonata del datore di lavoro ai Carabinieri. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la revoca della detenzione domiciliare non può essere una mera convalida automatica della sospensione cautelare. Il giudice deve svolgere una verifica approfondita e motivata sull'effettiva sussistenza della violazione. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Mannaia in auto ed evasione: porto di oggetti atti ad offendere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per porto di oggetti atti ad offendere, resistenza a pubblico ufficiale ed evasione. Le forze dell'ordine avevano trovato una mannaia da macellaio nell'auto dell'imputato, parcheggiata sotto casa. L'uomo ha cercato di impedire la perquisizione minacciando gli agenti e chiudendo l'auto con il telecomando. Successivamente, posto agli arresti domiciliari, è evaso venendo sorpreso nel giardino condominiale. I giudici hanno chiarito che il giardino comune non rientra nei luoghi di privata dimora consentiti per la detenzione domiciliare e che il possesso della mannaia non era giustificato da alcuna esigenza lecita immediata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la finta emergenza medica non evita la condanna
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato arbitrariamente dalla propria abitazione, venendo sorpreso all'esterno con un coltello addosso. Per giustificare l'allontanamento, l'imputato ha invocato lo stato di necessità legato a problemi oculari e alla necessità di affilare l'arma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno escluso lo stato di necessità, evidenziando che i problemi di salute non giustificavano la fuga, anche alla luce di una precedente attività lavorativa svolta dall'uomo. Inoltre, il porto del coltello esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione per sigarette: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è evaso per acquistare delle sigarette, danneggiando il braccialetto elettronico di controllo. Accusato di evasione e danneggiamento, l'imputato ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando il modesto valore economico del dispositivo danneggiato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'evasione per futili motivi e la distruzione dello strumento di controllo escludono qualsiasi ipotesi di scarsa offensività della condotta. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: allontanarsi pochi minuti costa carissimo
Un soggetto sottoposto alla misura della detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione preventiva. Il ricorrente ha contestato la condanna sostenendo l'assenza di dolo e l'irrilevanza del fatto dovuto alla breve durata dell'assenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che si configura il reato di evasione con qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia. I giudici hanno chiarito che la durata dello spostamento, la distanza percorsa e i motivi personali del soggetto non hanno alcun valore per escludere la colpevolezza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte di Appello di Perugia, che lo aveva condannato per il reato di evasione. I giudici di secondo grado avevano accertato con motivazioni adeguate la sussistenza di tutti gli elementi del reato. Il ricorrente ha contestato la decisione proponendo motivi del tutto generici, senza smontare le prove raccolte a suo carico. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese del giudizio, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: pochi metri fuori casa costano la condanna
Il Ricorrente, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, si è allontanato dal proprio domicilio senza alcuna autorizzazione. La Corte di Appello lo ha condannato per il reato di evasione. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'accertamento del reato e la presenza del dolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza dello spostamento o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a eludere la vigilanza. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: pochi passi fuori casa costano la condanna
Il caso riguarda un soggetto sottoposto alla misura della detenzione domiciliare che si è allontanato dal proprio domicilio senza alcuna autorizzazione. La Corte d'Appello lo aveva condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'elemento soggettivo e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il reato di evasione si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza o dai motivi dello spostamento. Inoltre, la reiterazione di precedenti violazioni esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: basta un attimo di fuga per la condanna
Un uomo, dopo essere stato arrestato, è riuscito a sfuggire temporaneamente alla custodia della polizia per il tempo necessario a sbarazzarsi di alcuni panetti di droga precedentemente sequestrati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina e per il consumato reato di evasione. La difesa sosteneva che si trattasse solo di un tentativo, poiché l'inseguimento era stato breve. I giudici hanno invece chiarito che il reato di evasione si perfeziona nel momento stesso in cui il soggetto si sottrarre alla sfera di vigilanza delle forze dell'ordine, rendendo irrilevante la distanza percorsa o la durata della fuga. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Rapina impropria: il pugno al marito trasforma il furto in condanna
Un uomo, mentre si trovava agli arresti domiciliari, si è impossessato della borsa di una donna e ha colpito con un pugno al volto il marito di quest'ultima per assicurarsi la fuga. Accusato di evasione e rapina impropria, l'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto andasse qualificato come furto o tentata rapina e contestando l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'uso della violenza subito dopo la sottrazione integra pienamente il reato di rapina impropria. La Corte ha inoltre ribadito che l'aumento di pena per la continuazione si applica anche se la recidiva è considerata equivalente alle attenuanti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: negato lo sconto senza prove
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, propone ricorso in Cassazione contestando esclusivamente il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo se motivato con l'assenza di elementi positivi o di segni di pentimento da parte del condannato. Non spetta al giudice dimostrare la mancanza di meritevolezza, ma è la difesa a dover allegare elementi concreti di segno positivo per giustificare uno sconto di pena. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: pochi metri da casa costano la condanna
L'Imputato, sottoposto agli arresti domiciliari, si è allontanato a bordo di un'auto ed è stato rintracciato su una strada interpoderale. Condannato nei primi due gradi per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato l'omessa valutazione di conclusioni scritte inviate via PEC e l'assenza di dolo, data la minima distanza dall'abitazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'invio tardivo delle note difensive non invalida la sentenza se queste non contengono argomenti nuovi. Inoltre, per la configurazione del reato di evasione, è sufficiente l'allontanamento dal domicilio senza autorizzazione, a nulla rilevando la breve distanza o la mancanza di volontà di fuggire definitivamente, specie se il soggetto viene sorpreso alla guida di un veicolo sulla pubblica via.
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Reato di evasione: il bar costa caro al detenuto in permesso
Un uomo, autorizzato a lasciare il domicilio per motivi di giustizia, è stato condannato per il reato di evasione. Al rientro, anziché rincasare, si è trattenuto per circa un'ora in un bar con un pregiudicato, fuggendo alla vista dei carabinieri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il ritardo ingiustificato e la deviazione dal percorso prestabilito configurano pienamente il reato di evasione. Inoltre, la richiesta di interrogatorio presentata oltre i venti giorni dalla notifica personale dell'avviso di conclusione indagini è tardiva, rendendo legittimo il successivo decreto di citazione a giudizio. Infine, la gravità del comportamento e i precedenti penali escludono la particolare tenuità del fatto.
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Evasione dagli arresti domiciliari: furto e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto ed evasione. L'uomo, mentre si trovava sottoposto alla misura cautelare presso la propria abitazione, si è allontanato per commettere un furto, integrando così il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi di ricorso erano generici, ripetitivi e miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i giudici hanno ritenuto legittimo il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ampiamente giustificato dalla gravità della condotta del ricorrente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un uomo per i reati di evasione e tentata violazione di domicilio. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati miravano a ottenere una nuova valutazione del merito della vicenda, preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la difesa si è limitata a riproporre le medesime contestazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Metodo mafioso e finta terapia: la Cassazione conferma il carcere
Un uomo, in concorso con un esponente di un clan locale, ha aggredito violentemente la vittima con spray urticante e un tirapugni, minacciandola di non denunciare. Il Tribunale ha applicato la custodia in carcere, aggravata dal metodo mafioso e giustificata anche dall'evasione dai domiciliari per assumere metadone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato l'aggravante del metodo mafioso, poiché l'aggressione pubblica e le minacce erano idonee a evocare la forza intimidatrice del clan. Inoltre, l'allontanamento non autorizzato dai domiciliari configura sempre il reato di evasione, indipendentemente dai motivi terapeutici addotti, legittimando l'aggravamento della misura cautelare in carcere.
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Reato di evasione: il permesso premio si trasforma in condanna
Il Detenuto, dopo aver ottenuto un permesso premio, non è rientrato in carcere nei tempi stabiliti. Di conseguenza, i giudici lo hanno condannato per il reato di evasione. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la mancata riapertura del processo per raccogliere nuove prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la Corte d'appello ha motivato in modo logico l'esclusione della particolare tenuità, ritenendo ingiustificabili le scuse presentate per il ritardo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: riparare l’auto in strada
Un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari è stato sorpreso a riparare la propria automobile sul marciapiede pubblico antistante la sua abitazione. Il soggetto ha impugnato la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, sostenendo che il marciapiede costituisse una pertinenza della sua casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il marciapiede pubblico non può essere considerato in alcun modo una pertinenza dell'immobile privato. Di conseguenza, l'allontanamento dall'abitazione per effettuare la riparazione configura pienamente il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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