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Evasione — Anno 2023

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484 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Evasione dai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo agli arresti domiciliari si allontanava dall'abitazione fuori dagli orari consentiti per fare visita a un coimputato. Accusato di evasione, veniva condannato a un anno di reclusione. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a causa dell'abitualità della condotta. Infatti, il certificato penale dell'uomo rivelava tre precedenti episodi di evasione commessi in pochi giorni. Questa reiterazione esclude il carattere occasionale del reato, rendendo legittimo il diniego dei benefici.
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Reato di evasione: no a sconti di pena richiesti in ritardo
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione di una specifica attenuante che riduce la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile sollevare per la prima volta in Cassazione una questione che non era stata presentata durante il processo d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: violare gli orari costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il Reato di evasione nei confronti di un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. Il destinatario della misura si era allontanato volontariamente dalla propria abitazione in un orario non consentito dalle prescrizioni del giudice. Il ricorrente ha contestato la violazione della legge penale, ma la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. L'allontanamento volontario, anche se temporaneo, integra pienamente la condotta punita dalla legge. Di conseguenza, il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
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Reato di evasione: dice di stare male ma va alla sagra
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. Il soggetto, sottoposto alla misura dei arresti domiciliari, era stato sorpreso dalle forze dell'ordine lontano dalla propria abitazione. La difesa sosteneva che l'uomo si fosse allontanato d'urgenza per raggiungere la guardia medica a causa di un improvviso malore. Tuttavia, gli accertamenti hanno smentito questa versione: il soggetto passeggiava tranquillamente in direzione opposta rispetto alla struttura sanitaria, nel bel mezzo di una sagra del carciofo. I giudici hanno confermato la condanna penale e applicato una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la Cassazione nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per reiterati episodi di evasione dagli arresti domiciliari commessi in un breve arco temporale. L'imputato contestava la condanna e chiedeva il riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano generici e miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti. La condotta ripetuta nel tempo esclude categoricamente la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dagli arresti domiciliari: la scusa non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari (art. 385 c.p.). L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione in un orario non consentito, giustificandosi con una presunta disattenzione. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando la volontarietà dell'allontanamento e il mancato rientro nei venti minuti successivi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la gravità della condotta e l'intensità del dolo impediscono l'applicazione di tale beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già respinte dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti già giustificato in modo logico e coerente sia la misura della pena applicata sia il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna per evasione
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando la violazione di legge e un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché l'imputato ha sollevato per la prima volta in sede di legittimità questioni relative all'applicazione di cause di non punibilità. Nel precedente giudizio di appello, infatti, la difesa si era limitata a contestare esclusivamente la misura della pena (il trattamento sanzionatorio). Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna e hanno sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condotta grave e nessuna attenuante
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e il bilanciamento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi erano generici e ripetitivi. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la gravità della condotta e i precedenti penali del soggetto, indicativi di un'inclinazione alla violenza, impediscono l'applicazione della causa di non punibilità e un trattamento sanzionatorio più favorevole. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato ha contestato la propria responsabilità e l'utilizzabilità delle sue spontanee dichiarazioni in modo del tutto generico, senza fornire adeguate motivazioni giuridiche. Inoltre, ha richiesto per la prima volta l'applicazione della particolare tenuità del fatto direttamente in sede di legittimità. I giudici hanno confermato la condanna d'appello, evidenziando la mancanza di specificità dei motivi di ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: uscire durante il permesso premio non è reato
Un detenuto ha ottenuto un permesso premio con l'obbligo di rimanere nel proprio appartamento. Il soggetto ha violato la prescrizione allontanandosi temporaneamente dall'abitazione. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la legge punisce come evasione solo il mancato o gravemente ritardato rientro in carcere dopo il permesso. La semplice violazione delle prescrizioni domiciliari durante il permesso costituisce unicamente un illecito disciplinare.
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Aggravamento della misura cautelare: dal lavoro al carcere
Un uomo agli arresti domiciliari con permesso di lavoro è stato sorpreso dalle forze dell'ordine in un luogo diverso da quello autorizzato. Alla vista dei militari, il soggetto è fuggito a forte velocità prima di essere bloccato e arrestato. La Corte d'appello ha quindi disposto l'aggravamento della misura cautelare, sostituendo i domiciliari con la custodia in carcere. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo di trovarsi fuori in una fascia oraria consentita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il permesso lavorativo non autorizza la libera circolazione e che la condotta di fuga giustifica pienamente il ripristino della custodia in carcere.
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Reato di evasione: assolto chi usa la cabina fototessera
Un uomo agli arresti domiciliari, autorizzato dal giudice a uscire per fare le fototessere necessarie al rinnovo del documento d'identità, viene condannato per il reato di evasione per essersi recato presso una cabina automatica in un giorno festivo anziché da un fotografo professionista. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato, evidenziando che l'autorizzazione non imponeva limiti temporali rigidi né escludeva l'uso di macchinette automatiche. I giudici di legittimità chiariscono che, in assenza di prove certe su un allontanamento per scopi diversi, l'imputato va assolto. La Suprema Corte annulla quindi senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.
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Evasione e prescrizione del reato: Cassazione annulla la condanna
L'Imputato, condannato per il reato di evasione commesso nel 2013, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errato calcolo del termine di prescrizione da parte della Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti applicato un aumento del termine basandosi sulla recidiva reiterata, nonostante il Tribunale l'avesse già riqualificata come recidiva semplice. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che la recidiva semplice non comporta l'estensione del termine di prescrizione. Di conseguenza, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta estinzione del reato.
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Ricorso in Cassazione intempestivo: quando il ritardo costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per evasione che ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato che il difensore ha depositato l'atto di impugnazione oltre i termini stabiliti dalla legge. La sentenza d'appello era stata pronunciata il 7 luglio 2022 con un termine di novanta giorni per il deposito della motivazione. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per impugnare scadeva il 19 novembre 2022, ma il ricorso è stato depositato solo il 5 dicembre 2022. A causa di questo ritardo, la Cassazione ha dichiarato il ricorso in Cassazione intempestivo e quindi inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende per evidente mancanza di diligenza.
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Reato di evasione: anche pochi minuti fuori casa costano caro
Il caso riguarda un uomo sottoposto agli arresti domiciliari che si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione. La Corte di Cassazione ha confermato che anche un allontanamento di breve durata dal domicilio coatto, senza autorizzazione, configura pienamente il reato di evasione. I motivi addotti dalla difesa, volti a giustificare l'assenza e a ottenere le attenuanti generiche, sono stati ritenuti generici e già correttamente respinti nei gradi di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: allontanarsi anche di poco costa caro
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. Il soggetto ha giustificato l'allontanamento con la necessità di acquistare farmaci urgenti, ma era privo della relativa prescrizione medica. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione, stabilendo che la distanza percorsa dal luogo di detenzione è del tutto irrilevante. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: perché il ricorso sulla pena è inutile
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena applicata. La Suprema Corte ha rilevato che le attenuanti erano già state concesse in primo grado ed erano state bilanciate con la recidiva contestata. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione punisce il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. I giudici di merito avevano già accertato la sussistenza sia dell'elemento materiale sia del dolo, negando le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici, limitandosi a riprodurre le medesime contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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