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Evasione

1212 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La locuzione evasione fiscale, nell'ambito della scienza delle finanze, indica tutti quei metodi volti a ridurre o eliminare il prelievo fiscale da parte dello Stato sul cittadino contribuente attraverso la violazione di specifiche norme fiscali da parte di quest'ultimo. Costituisce di fatto un evento deleterio all'interno della politica fiscale attuata dal governo e che contribuisce a far perdere allo Stato una parte non trascurabile delle entrate a esso dovute (gettito fiscale).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Evasione dagli Arresti Domiciliari: Quando l’Allontanamento è Reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per evasione dagli arresti domiciliari. Il Lavoratore aveva lasciato il luogo di detenzione in un orario non compatibile con l'autorizzazione al lavoro, sostenendo che si trattasse di una semplice violazione delle prescrizioni e non di evasione. Ha anche contestato la validità della notifica dell'avviso di conclusione delle indagini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che allontanarsi dagli arresti domiciliari in un arco temporale non autorizzato configura il reato di evasione, non una mera trasgressione. La notifica era valida perché il Lavoratore aveva eletto domicilio presso il suo difensore.
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Reato di evasione: stop ai domiciliari anche per pochi metri
Un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione giudiziaria. La difesa sostiene che l'allontanamento sia avvenuto a causa di uno stato di necessità urgente. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva, rilevando l'assenza oggettiva di pericolo. I giudici affermano che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, a prescindere dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi personali. Il ricorso dell'imputato viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Permesso orario e fuga lontana: scatta il reato di evasione
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare con braccialetto elettronico godeva di un permesso di uscita giornaliero tra le ore 10:00 e le 12:00 per comprovate esigenze di vita. Il soggetto ha manomesso il congegno di controllo e, alle ore 11:45, si trovava già a centinaia di chilometri di distanza dal domicilio prefissato. Di fronte all'accusa, la difesa ha sostenuto che il fatto integrasse soltanto un tentativo e non la consumazione dell'illecito. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che l'impossibilità oggettiva di rientrare nei termini orari prestabiliti e la manomissione del dispositivo integrano pienamente il reato di evasione consumato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Morte dell’imputato: il reato si estingue, sentenza annullata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Lavoratore condannato per il reato di evasione dalla Corte d'Appello di Bologna. Il Lavoratore aveva presentato ricorso contro tale condanna. Tuttavia, durante lo svolgimento del processo davanti alla Suprema Corte, è sopraggiunta la morte dell'imputato. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del reato per morte dell'imputato, annullando senza rinvio la sentenza impugnata. Questo principio sancisce che il decesso dell'accusato prima di una condanna definitiva impedisce l'applicazione della pena.
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Soglia di casa o via di fuga? La Cassazione conferma l’evasione dagli arresti domiciliari.
Un Lavoratore, sottoposto a arresti domiciliari, è stato condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna dopo che il Lavoratore era stato sorpreso sulla soglia del portone d'ingresso del condominio, intento a parlare con un'altra persona. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore. Ha ribadito che l'abitazione, ai fini degli arresti domiciliari, esclude le aree comuni del condominio. Ha anche escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando la condotta e la persona incontrata. La condanna è stata quindi confermata.
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Reato di evasione: ricorso respinto per plurimi precedenti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione e gravato dalla recidiva. La difesa contestava la valutazione dei giudici di merito, sostenendo l'ingiustizia dell'aumento sanzionatorio. I giudici hanno invece confermato la piena legittimità della decisione precedente, evidenziando che l'uomo aveva numerosi precedenti specifici, tra cui ben tre condanne pregresse per la stessa condotta illecita. Tale percorso criminale dimostra una radicata propensione a delinquere e giustifica l'applicazione severa della legge penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché basato su argomenti già esaminati e superati nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente l'impugnazione ed è condannato al pagamento delle spese del procedimento oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione tardivo: inammissibile ogni difesa
L'Imputato, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, si allontanava dall'abitazione senza farvi ritorno. Condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di evasione, proponeva impugnazione davanti alla Corte di Cassazione contestando presunti vizi di notifica degli atti, poiché risiedeva all'estero. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione poiché presentata oltre la scadenza dei termini di legge. A causa del ricorso per cassazione tardivo, la Corte non ha potuto valutare le doglianze difensive. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione proposta da un imputato contro la condanna per il reato di evasione. La difesa contestava la ricostruzione fattuale della vicenda e lamentava una presunta carenza di motivazione nella determinazione della pena inflitta dai giudici di merito. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente l'istanza. La Suprema Corte ha stabilito che non è possibile richiedere una rivalutazione dei fatti già analizzati in modo logico e coerente nei precedenti gradi di giudizio. I motivi del ricorso sono risultati del tutto generici e non consentiti dalla legge. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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L’estinzione del reato per morte dell’imputato annulla la pena
L'Imputato veniva condannato nei gradi di merito per evasione dagli arresti domiciliari e contraffazione di documenti validi per l'espatrio. Il suo difensore proponeva ricorso in Cassazione contestando la continuazione delle pene. Nelle more del giudizio di legittimità, sopravveniva il decesso dell'Imputato, accertato mediante certificazione anagrafica ufficiale. La Suprema Corte ha preso atto della scomparsa del soggetto e dell'interruzione di ogni rapporto processuale. I giudici hanno quindi pronunciato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la finale estinzione del reato per morte dell'imputato e precludendo qualsiasi ulteriore pronuncia sul merito della responsabilità penale.
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Evasione dagli arresti domiciliari: due ore costano la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari dopo essersi allontanato dalla propria abitazione soltanto due ore dopo l'applicazione della misura cautelare. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la volontarietà della condotta, la gravità del fatto e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riguardavano valutazioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. La condotta è risultata grave e abituale, considerato l'allontanamento immediato e i precedenti penali del soggetto. La decisione conferma la condanna e sanziona il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: allontanamento breve ma condanna certa
Un soggetto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione preventiva. I giudici di merito hanno confermato la sua responsabilità penale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di gravità e la brevità dello spostamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che scatta il reato di evasione con qualsiasi allontanamento non autorizzato. Non hanno alcun rilievo la distanza percorsa, la durata dell'assenza o i motivi personali del gesto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari e rientro a casa senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato sosteneva che il rientro spontaneo presso l'abitazione dovesse garantire lo sconto di pena previsto per la costituzione in carcere. Inoltre, lamentava l'omessa valutazione di un legittimo impedimento del proprio difensore inviato tramite semplice posta elettronica ordinaria. I giudici hanno chiarito che il rientro a casa non equivale alla consegna in carcere. Inoltre, la semplice email ordinaria non possiede valore legale per attestare il legittimo impedimento del difensore. L'imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione Domiciliare: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore, sottoposto a detenzione domiciliare, ha abbandonato la sua abitazione. È stato condannato per evasione dalla detenzione domiciliare. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esistenza del reato e la mancata applicazione di attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce che l'abbandono del domicilio costituisce reato.
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Reato di Calunnia: Falsa Accusa e SIM Clonata, la Cassazione Conferma
Un Lavoratore è stato condannato per `reato di calunnia`, sostituzione di persona ed evasione. Aveva fatto intestare una SIM card a nome di un'altra persona, la Parte Civile, per inviare messaggi intimidatori alla propria madre, con l'intento di far accusare ingiustamente la Parte Civile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando le condanne precedenti. La Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei fatti e ha escluso la possibilità di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità delle condotte e i precedenti penali del Lavoratore. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e risarcire la Parte Civile.
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Reato di evasione: trenta minuti di anticipo costano la condanna
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione trenta minuti prima dell'orario stabilito dal provvedimento del magistrato. I giudici di merito hanno accertato la violazione e lo hanno condannato. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'assenza di dolo per il minimo anticipo orario e richiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che anche un anticipo di soli trenta minuti integra pienamente il reato di evasione, confermando la responsabilità penale del ricorrente con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Evasione e 131-bis: quando la tenuità del fatto prevale sulla condanna
Un Lavoratore, agli arresti domiciliari per reati di droga, si allontana per pochi metri dalla sua abitazione. La Corte d'Appello conferma la condanna per evasione, negando la non punibilità per tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.). La Corte d'Appello ritiene la condotta abituale a causa di un precedente e della propensione a delinquere. La Cassazione annulla questa decisione. Essa chiarisce che l'abitualità richiede almeno tre illeciti della stessa indole, non bastando un solo precedente o la recidiva. La sentenza rinvia il caso per un nuovo giudizio, affermando che la tenuità del fatto deve essere valutata correttamente.
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Permesso orario ed evasione: valida la convalida dell’arresto
Un uomo agli arresti domiciliari godeva di un permesso orario per soddisfare bisogni essenziali. Le forze dell'ordine lo hanno sorpreso a diversi chilometri da casa, all'interno di un circolo ricreativo e con arnesi da scasso. Il Tribunale ha negato la convalida ritenendo formalmente rispettata la fascia oraria concessa. La Procura ha proposto ricorso denunciando l'errore del giudice. La Corte di Cassazione ha accolto l'impugnazione, stabilendo che la convalida dell'arresto per evasione richiede solo un controllo di ragionevolezza sull'operato degli agenti al momento dell'intervento. I poliziotti avevano elementi solidi per ritenere violata la misura, viste la distanza dall'abitazione, le giustificazioni inverosimili e il possesso di strumenti illeciti.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore, sottoposto agli arresti domiciliari, è stato sorpreso in un luogo e orario diversi da quelli autorizzati per l'attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso contro la condanna per Evasione dagli Arresti Domiciliari. I giudici hanno ritenuto che il ricorso presentasse solo contestazioni sui fatti, già valutate correttamente nei gradi precedenti, e non sollevasse questioni di diritto. La condanna è stata confermata, con il Lavoratore obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Cortile Comune non è Libertà
Un individuo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, è stato sorpreso a sostare in un cortile comune ad altre abitazioni, sebbene accessibile al pubblico e non di suo esclusivo utilizzo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale condotta integra il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorso dell'individuo è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Recidiva e Evasione: Ricorso Inammissibile per il Multirecidivo
Un Lavoratore, già condannato sei volte per reati contro il patrimonio e per evasione, ha nuovamente evaso dagli arresti domiciliari. La Corte d'Appello ha riconosciuto la sua recidiva, evidenziando una maggiore pericolosità. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il riconoscimento della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la decisione della Corte d'Appello sulla recidiva e evasione fosse ben motivata. Non è possibile contestare in Cassazione una motivazione chiara. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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