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Evasione

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1212 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: lo stato di necessità non salva il fuggitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente ha cercato di giustificare la fuga invocando lo stato di necessità e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto queste tesi, evidenziando che lo stato di necessità non era supportato da prove concrete e che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a chi ha già subito altre due condanne per lo stesso tipo di reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se invocata troppo tardi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che tale richiesta non può essere avanzata per la prima volta in Cassazione se non è stata precedentemente dedotta nei motivi di appello o durante la discussione verbale nel grado precedente. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali specifici a carico dell'uomo esclude in ogni caso la possibilità di applicare il beneficio, data l'abitualità del comportamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: campanello funzionante e condanna
Il Sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Durante un controllo di routine, le forze dell'ordine hanno suonato ripetutamente al campanello della sua abitazione, accertandone il perfetto funzionamento, senza ricevere alcuna risposta. Il Sottoposto non ha fornito alcuna giustificazione plausibile per la sua mancata reperibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, in quanto volto a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: i precedenti penali cancellano ogni sconto
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di evasione commesso nel 2015. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta sulla particolare tenuità non era stata presentata in appello ed è comunque esclusa dai numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa della spiccata pericolosità sociale del condannato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ottiene il minimo ma ricorre e viene multato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello, che aveva gi dichiarato inammissibile il suo precedente appello. La Corte d'Appello aveva evidenziato che la pena inflitta dal Tribunale era gi stata fissata al minimo edittale, con la massima riduzione per le circostanze attenuanti e senza l'applicazione della recidiva. Di conseguenza, non vi era alcun interesse concreto a richiedere un'ulteriore riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilit del ricorso poich i motivi presentati non contestavano la motivazione dei giudici d'appello. Il ricorrente stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
Il Ricorrente ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che rideterminava la pena per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici, limitandosi a enunciare principi astratti senza contestare specificamente le motivazioni dei giudici d'appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Capacità di intendere e di volere: tra evasione e vizio di mente
Il Tribunale applicava gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a un soggetto per il reato di evasione, ritenendolo socialmente pericoloso. La difesa ricorreva in Cassazione evidenziando che, in un parallelo procedimento per furto, una perizia psichiatrica aveva accertato il vizio totale di mente dell'uomo, affetto da grave disturbo della personalità e ritardo cognitivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici cautelari non possono ignorare accertamenti psichiatrici svolti in altri procedimenti coevi. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio, imponendo una nuova valutazione che verifichi l'effettiva capacità di intendere e di volere dell'indagato al momento dell'evasione.
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Reato di evasione: la Cassazione annulla la condanna
Il Detenuto, sottoposto a detenzione domiciliare, era stato autorizzato a recarsi a un colloquio con il Magistrato di Sorveglianza utilizzando i mezzi pubblici. Al rientro, le forze dell'ordine non lo avevano trovato in casa durante alcuni controlli pomeridiani. Assolto in primo grado perché il fatto non sussiste, la Corte d'appello lo aveva condannato per il reato di evasione. La Corte di Cassazione rileva gravi carenze motivazionali nella sentenza d'appello, che non ha accertato l'orario effettivo di fine colloquio né l'effettivo funzionamento dei mezzi pubblici utilizzati per il rientro. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Cassazione annulla senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: negato il beneficio
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto in relazione al reato di evasione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti. La Corte d'Appello aveva correttamente escluso il beneficio analizzando l'episodio di evasione nella sua interezza e non basandosi solo sui precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: tra pretesa di tenuità e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di evasione. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la Cassazione non può rivalutare le prove di fatto già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto non era stata presentata in appello ed era incompatibile con la gravità della condotta. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: scusa medica senza prove costa tremila euro
L'Imputato, sottoposto a una misura restrittiva domiciliare, si allontana dal proprio domicilio violando le prescrizioni imposte. Durante un controllo delle forze dell'ordine, l'uomo risulta assente. La difesa giustifica l'assenza adducendo improvvisi motivi di salute, ma non fornisce alcuna prova medica o documentale a supporto di questa tesi. La Corte d'Appello condanna l'uomo per il reato di evasione. L'Imputato propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la decisione. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. La Cassazione stabilisce che le semplici affermazioni sulla salute, senza prove concrete, non escludono la colpevolezza. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: no a ricorsi tardivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che questa richiesta è stata avanzata per la prima volta direttamente in Cassazione, senza essere stata precedentemente sottoposta al vaglio della Corte d'appello. Per questo motivo, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la finta emergenza non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di evasione. L'imputata aveva giustificato l'allontanamento dai domiciliari invocando lo stato di necessità e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha motivato correttamente l'assenza dei presupposti per la scriminante e per l'esclusione della punibilità. La Cassazione non può rivalutare le prove di merito già esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione blocca il ricorso sui fatti
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e ha richiesto l'applicazione delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le contestazioni sollevate riguardavano esclusivamente valutazioni di fatto sulle prove, già ampiamente esaminate e motivate nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione non può riesaminare il merito delle prove ma solo la legittimità della decisione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il no della Cassazione
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica e completa per negare il beneficio. Di conseguenza, le contestazioni del Ricorrente si risolvevano in una richiesta di nuova valutazione delle prove, attività vietata nel giudizio di legittimità. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: nessun perdono e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la richiesta di rivalutare la gravità del fatto costituisce un giudizio di merito, precluso in sede di Cassazione. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già motivato in modo logico e completo il rifiuto delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: no alla tenuità se si contesta il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso si limitavano a contestare valutazioni di merito già ampiamente e correttamente motivate dai giudici dei precedenti gradi di giudizio. Poiché il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti, il ricorso è stato respinto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
Un uomo, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente, pur lamentando formalmente vizi di motivazione, puntava in realtà a ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la Corte d'Appello aveva ampiamente e correttamente motivato l'esclusione della tenuità del fatto. Il Ricorrente ha cercato di proporre una diversa valutazione delle prove, operazione vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il patteggiamento pesa
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è stato sorpreso fuori dal cancello di casa a fumare una sigaretta e accusato di evasione. La difesa ha richiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che i precedenti penali derivanti da sentenze di patteggiamento non potessero dimostrare l'abitualità della condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che anche le sentenze di patteggiamento contengono un accertamento implicito sulla commissione del fatto e sono quindi idonee a dimostrare la serialità dei comportamenti. Di conseguenza, l'abitualità del comportamento osta al riconoscimento del beneficio, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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