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Evasione

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1212 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: l’errore sulla data non evita la condanna
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato da casa in un giorno non consentito, invocando un errore sulla data. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo la buona fede e negando le attenuanti a causa della sua recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la condanna e sanzionandolo al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione ribadisce che l'errore sui giorni autorizzati non scusa se manca una reale causa di fraintendimento.
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Fuga in caserma: vale la particolare tenuità del fatto
Un uomo agli arresti domiciliari, esasperato dai continui litigi con la convivente, si allontana da casa e si presenta spontaneamente in caserma chiedendo di essere trasferito in carcere. L'allontanamento dura circa un'ora. La Corte d'Appello lo condanna per evasione, ritenendo la durata dell'assenza incontrollabile. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio, confermando la decisione del Tribunale di primo grado. Gli Ermellini stabiliscono che la condotta integra la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La brevità dell'allontanamento, monitorato da braccialetto elettronico, e la spontanea presentazione alle autorità dimostrano la minima offensività del comportamento, richiedendo una valutazione globale e concreta di tutte le circostanze del caso.
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Evasione o particolare tenuità del fatto? La Cassazione decide
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si allontana brevemente dalla propria abitazione e viene accusato di evasione. La Corte d'appello conferma la condanna escludendo la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto con una motivazione sbrigativa, basata sul presunto dispregio delle prescrizioni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, stabilendo che il giudice non può negare il beneficio con formule di stile. È necessaria una valutazione globale che consideri la minima distanza percorsa, l'assenza di reale volontà di fuggire e il grado di colpevolezza. La sentenza viene annullata limitatamente a questo aspetto, disponendo un nuovo giudizio per verificare la sussistenza della particolare tenuità del fatto.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: stop alla condanna
L'Imputato era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di evasione, ricettazione e falso. Successivamente, il suo difensore ha proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del ricorso, l'imputato è deceduto. La Suprema Corte, preso atto del certificato di morte, ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La decisione si fonda sulla causa di estinzione del reato per morte dell'imputato, che prevale su ogni altra valutazione di merito e chiude definitivamente il procedimento penale a suo carico.
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Reato di evasione: ricorso respinto e multa salata
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso per Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e la valutazione della durata della sua latitanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della manifesta genericità dei motivi presentati, i quali non contrastavano in modo specifico la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non salva dalla condanna
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di essersi allontanato per uno stato di necessità che escludeva la sua colpevolezza. Ha inoltre contestato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi legati allo stato di necessità erano già stati ampiamente analizzati e respinti nei precedenti gradi di giudizio con adeguate motivazioni. La richiesta sulle attenuanti è stata ritenuta generica perché non proposta in precedenza. Di conseguenza, l'allontanamento ingiustificato configura pienamente il reato di evasione, confermando la condanna dell'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fuga ed evasione: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione sulla gravità della condotta, basata sulle modalità dell'allontanamento e sulla sua durata, spetta esclusivamente al giudice di merito ed è insindacabile se logicamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: attraversare la strada costa tremila euro
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'uomo sosteneva di essere autorizzato ad attraversare la strada e di non essersi sottratto ai controlli, contestando l'efficacia del provvedimento del Tribunale di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una mera riproduzione di quelli già respinti in appello. Inoltre, è emerso che il provvedimento restrittivo era stato regolarmente notificato a mani proprie del destinatario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il permesso d’uscita finisce in condanna
Un'imputata sottoposta a custodia presso un centro antiviolenza ottiene il permesso per partecipare a un'udienza in tribunale. L'udienza si conclude alle 12:43, ma la donna rientra nella struttura solo tra le 15:00 e le 15:30. Questo ritardo ingiustificato di oltre due ore fa scattare la contestazione per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della difesa, confermando la responsabilità penale della donna. La ricorrente viene condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione condanna chi esce dal lavoro
Il Detenuto, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con autorizzazione ad allontanarsi esclusivamente per svolgere attività lavorativa, è stato sorpreso in un luogo diverso e distante da quello autorizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la responsabilità per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento ingiustificato dai luoghi consentiti, in assenza di una situazione di assoluta necessità, integra pienamente la condotta punibile, escludendo la rilevanza di presunte scuse o della mancanza di volontà di fuggire definitivamente.
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Reato di evasione: il passaggio segreto costa la condanna
Una donna, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, è stata sorpresa a fumare sul balcone della sorella, anch'essa ai domiciliari. I Carabinieri hanno scoperto che i due appartamenti, catastalmente distinti, erano collegati da un passaggio segreto nascosto dietro due armadi. La donna ha impugnato la condanna per il reato di evasione, sostenendo la particolare tenuità del fatto e la brevità dell'allontanamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per abitazione si intende solo lo spazio domestico direttamente occupato, escludendo proprietà attigue. Inoltre, la presenza del passaggio segreto dimostra un'intensa volontà di eludere i controlli, escludendo qualsiasi ipotesi di lieve entità. La condanna a un anno di reclusione è stata quindi confermata.
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Evasione dagli arresti domiciliari: stop al viaggio per Parigi
Un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari è stato sorpreso dalle forze dell'ordine all'esterno della propria abitazione, pronto a fuggire a Parigi. Il Tribunale lo ha condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato e richiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente non ha smentito la circostanza oggettiva del suo allontanamento. Inoltre, la gravità della condotta e la presenza di numerosi precedenti penali escludono qualsiasi riduzione di pena o riconoscimento di lieve entità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata: reati successivi negano lo sconto di pena
Il Tribunale di sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per alcuni semestri di pena a causa di condotte illecite successive (evasione e violazione della disciplina sugli stupefacenti), sebbene non ancora accertate con sentenza definitiva. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tali condotte non potessero influenzare retroattivamente i semestri precedenti in cui aveva mantenuto un comportamento corretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il comportamento negativo successivo può legittimamente escludere il beneficio anche per i periodi precedenti, poiché dimostra la mancata reale adesione al percorso rieducativo. Inoltre, il giudice di sorveglianza può valutare autonomamente fatti costituenti reato anche prima della condanna definitiva.
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Reato di evasione: telefonare alla polizia non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il soggetto, sottoposto alla detenzione domiciliare, si era allontanato dalla propria abitazione fuori dall'orario consentito. Egli aveva preventivamente telefonato alle forze dell'ordine per rappresentare una presunta necessità di uscire, ma aveva violato il divieto esplicito intimatogli dagli agenti. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla notevole distanza percorsa, sulla durata prolungata dell'assenza e sulla totale mancanza di una giustificazione valida. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: basta non rispondere al citofono per la condanna
Un uomo sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari è stato condannato per il delitto di evasione. Le forze dell'ordine avevano accertato la sua assenza suonando ripetutamente il campanello di casa, precedentemente verificato come funzionante, senza ricevere alcuna risposta. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando le modalità dell'accertamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la verifica dell'assenza non richiede modalità rigide o predeterminate. È sufficiente che il giudice di merito valuti in modo logico le prove, come il ripetuto squillo del campanello funzionante per un tempo congruo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'allontanamento dal domicilio non è stato di breve durata e che la versione dei fatti fornita dalla difesa è risultata inattendibile. Di conseguenza, la gravità dell'offesa impedisce l'applicazione del beneficio di legge. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e fuga: niente particolare tenuità del fatto se si scappa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione che richiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la fuga repentina alla vista delle forze dell'ordine e la presentazione di giustificazioni inverosimili dimostrano un'elevata intensità del dolo. Tali elementi impediscono l'applicazione della causa di non punibilità prevista dall'articolo 131-bis del codice penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Il caso esamina la condotta di un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari che si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a violare la misura cautelare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la scusa della sordità non salva il condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era giustificato sostenendo di non aver sentito il campanello a causa della propria sordità. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano accertato il corretto funzionamento del campanello, suonandolo ripetutamente per un tempo congruo. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento del reato di evasione non richiede modalità rigide o predeterminate. Di conseguenza, la valutazione del giudice di merito, basata sulla prova del funzionamento del campanello e sulla non credibilità della sordità, è insindacabile se logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’amore paterno non cancella la condanna
Un genitore sottoposto a misura restrittiva si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione per incontrare il figlio. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha sostenuto che il diritto di visita del minore costituisse una causa di giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto di vedere il proprio figlio non giustifica in alcun modo l'allontanamento arbitrario. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e delle modalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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