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Evasione per sigarette: no alla particolare tenuità del fatto

Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è evaso per acquistare delle sigarette, danneggiando il braccialetto elettronico di controllo. Accusato di evasione e danneggiamento, l’imputato ha richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando il modesto valore economico del dispositivo danneggiato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l’evasione per futili motivi e la distruzione dello strumento di controllo escludono qualsiasi ipotesi di scarsa offensività della condotta. Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34669 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso dell’evasione per comprare le sigarette

Un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari ha deciso di allontanarsi dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Il motivo del gesto era l’acquisto di un pacchetto di sigarette. Per compiere questa azione, il soggetto ha rimosso e danneggiato il braccialetto elettronico che le forze dell’ordine utilizzavano per monitorare la sua presenza in casa. Questo comportamento ha fatto scattare immediatamente le accuse di evasione e di danneggiamento aggravato. Durante il giudizio, la difesa ha richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che l’episodio fosse di scarsa gravità.

La vicenda è giunta fino alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dovuto valutare se l’allontanamento temporaneo e la rottura del dispositivo potessero rientrare in una condotta scarsamente offensiva. La decisione finale ha chiarito i confini di questa importante esimente penale.

Quando scatta la particolare tenuità del fatto

La legge penale italiana prevede che un reato non venga punito quando l’offesa al bene protetto è minima e il comportamento del colpevole non risulta abituale. Questa norma serve a evitare la celebrazione di processi inutili per fatti di pochissimo conto. Nel caso specifico, la difesa dell’imputato ha cercato di applicare questa regola concentrandosi sul valore economico del braccialetto elettronico. Secondo i legali, il danno materiale arrecato allo Stato era di entità trascurabile.

Tuttavia, la valutazione della gravità di un reato non può basarsi esclusivamente sul valore commerciale di un oggetto distrutto. Il giudice deve esaminare l’intera condotta del reo, le modalità dell’azione e il grado di colpevolezza. La particolare tenuità del fatto richiede una valutazione globale che tenga conto di tutti gli elementi della vicenda concreta.

Il braccialetto elettronico come strumento di sicurezza

Il braccialetto elettronico non è un semplice bene patrimoniale dello Stato. Questo dispositivo costituisce uno strumento fondamentale per l’amministrazione della giustizia e per la tutela della sicurezza pubblica. Esso permette di applicare misure alternative al carcere, garantendo al contempo il controllo costante sul soggetto sottomesso alla misura.

Danneggiare il braccialetto significa neutralizzare deliberatamente il sistema di vigilanza statale. Chi compie questo gesto non arreca solo un danno economico, ma interrompe il legame di fiducia e controllo con l’autorità giudiziaria. L’evasione commessa attraverso la manomissione del dispositivo dimostra una chiara volontà di sottrarsi ai propri obblighi. Per questo motivo, l’azione non può essere considerata di scarso rilievo sociale o giuridico.

Le motivazioni della Cassazione sulla particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato e ha escluso l’applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno spiegato che la condotta non presenta i requisiti di minima offensività richiesti dalla legge. L’evasione è avvenuta per futili motivi, identificati nell’acquisto di sigarette, un’esigenza che non giustifica in alcun modo la violazione delle prescrizioni giudiziarie.

Inoltre, la manomissione del braccialetto elettronico aggrava notevolmente la posizione del ricorrente. La Corte ha sottolineato che il valore economico del dispositivo è del tutto irrilevante rispetto alla sua funzione pubblica. La distruzione dello strumento di controllo dimostra una pericolosità sociale incompatibile con il beneficio della non punibilità. La motivazione dei giudici d’appello era quindi logica e priva di vizi.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Questa decisione comporta la condanna definitiva del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Inoltre, l’imputato deve versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende come sanzione per aver proposto un ricorso infondato.

La sentenza conferma che la violazione dei sistemi di controllo elettronico esclude la possibilità di ottenere benefici legati alla scarsa gravità del fatto. Chi sceglie di evadere e distruggere i dispositivi di sorveglianza deve affrontare la piena responsabilità penale delle proprie azioni, senza poter invocare scusanti legate al modesto valore economico dei beni danneggiati.

Cosa rischia chi danneggia il braccialetto elettronico per evadere?
Chi danneggia il braccialetto elettronico risponde dei reati di evasione e danneggiamento aggravato, rischiando la condanna penale senza possibilità di sconti per la lieve entità del danno.

Si può ottenere la particolare tenuità del fatto se il danno economico è minimo?
No, il basso valore economico del bene danneggiato non garantisce la particolare tenuità del fatto se la condotta complessiva, come l’evasione, dimostra una gravità e una pericolosità significative.

Quali sono le conseguenze se la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile?
In caso di inammissibilità del ricorso, la condanna diventa definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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