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Evasione — Anno 2023

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484 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Attenuanti generiche per evasione: no sconti a chi fugge più volte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per ripetute evasioni, negando la concessione delle attenuanti generiche. La richiesta di uno sconto di pena è stata respinta a causa della gravità dei fatti, della reiterazione delle fughe e della recidiva specifica dell'imputato. La Corte ha stabilito che la pena, pari a un anno, nove mesi e dieci giorni, era proporzionata. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, sottolineando che non si possono concedere le attenuanti generiche per evasione in presenza di una condotta criminale persistente e ingiustificata.
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Evasione e Particolare tenuità del fatto: Cassazione nega sconti
Una persona condannata per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Corte, le modalità concrete con cui è avvenuta l'evasione e l'assenza di valide giustificazioni impedivano di considerare il reato come un fatto di lieve entità. La necessità di una pena con funzione di prevenzione ha ulteriormente motivato il rigetto della richiesta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Condanna per evasione? Scatta il divieto di arresti domiciliari
Un uomo, in custodia cautelare in carcere per rapina, chiede di passare agli arresti domiciliari. La sua richiesta viene respinta perché, nei cinque anni precedenti, aveva patteggiato una pena per il reato di evasione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ribadendo che la legge impone un chiaro **divieto di arresti domiciliari per evasione**. Questa regola si applica anche se la condanna precedente deriva da un patteggiamento. La Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile, sottolineando come la precedente condotta del soggetto dimostri una sua inaffidabilità a rispettare le misure meno restrittive del carcere.
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Ricorso inammissibile per genericità: condanna per evasione definita
Due individui, già condannati per evasione, presentano ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, però, lo bocciano senza nemmeno entrare nel merito della questione. Il motivo è un vizio formale grave: il ricorso è stato giudicato troppo vago e privo di argomentazioni concrete. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Questa decisione ha reso la condanna a otto mesi di reclusione definitiva e ha obbligato i due a pagare le spese processuali e una sanzione economica.
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Evasione: Niente Particolare Tenuità del Fatto per il Recidivo
Un uomo, già condannato per evasione a sei mesi di reclusione con pena sospesa, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la Corte d'Appello aveva già motivato in modo adeguato perché il reato non poteva essere considerato di lieve entità, rendendo l'appello infondato e generico. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Evasione dagli arresti domiciliari: condanna e multa per ricorso generico
Un uomo condannato a otto mesi di reclusione per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato chiedeva di non essere punito per la particolare tenuità del fatto e di ottenere delle attenuanti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando i motivi troppo generici e semplici ripetizioni di argomenti già respinti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Evasione dagli arresti domiciliari: condanna per assenza ingiustificata
Un soggetto agli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione e viene condannato per il reato di evasione. La difesa sostiene la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, ma i giudici respingono questa tesi. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che l'allontanamento non è stato né breve né giustificato da esigenze urgenti e improrogabili. Pertanto, l' **evasione dagli arresti domiciliari** non può essere considerata di minima gravità. L'imputato viene condannato in via definitiva al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro.
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Evasione per particolare tenuità del fatto: Fuga lieve, condanna certa
Un uomo, già condannato per altri reati, viene condannato a otto mesi di reclusione per evasione. L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che il suo gesto fosse così lieve da non meritare una punizione, chiedendo l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché troppo generico e non specifico. La sentenza conferma che non si può applicare l'istituto dell'evasione per particolare tenuità del fatto se l'impugnazione è mal formulata, rendendo la condanna a otto mesi definitiva.
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Evasione dagli arresti domiciliari: ricorso generico, condanna certa
Un uomo, già condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per annullare la sentenza. I giudici supremi hanno però dichiarato il ricorso inammissibile, poiché era formulato in modo del tutto generico e senza argomentazioni legali a supporto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro. La decisione sottolinea un principio fondamentale: un ricorso, per essere valido, deve contenere motivi specifici e non può limitarsi a una contestazione vaga della sentenza precedente.
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Evasione e Resistenza a pubblico ufficiale: condanna confermata
Un uomo, già condannato a un anno di reclusione per evasione e resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi generici e già esaminati nei gradi precedenti. La sentenza ha confermato la piena configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale, inclusa l'intenzione di commetterlo. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: ricorso generico, condanna salva
Una persona condannata a un anno di reclusione (pena sospesa) per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva che il fatto fosse di lieve entità e chiedeva il riconoscimento di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano generici e già respinti nei gradi precedenti. La condanna è diventata così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende. La sentenza conferma che un'impugnazione non può limitarsi a ripetere argomenti già valutati.
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Evasione: condanna definitiva per ricorso inammissibile per genericità
Una persona, già condannata per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Le argomentazioni, infatti, si limitavano a ripetere quelle già presentate in appello, senza contestare in modo specifico e dettagliato le motivazioni della sentenza precedente. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale: un ricorso non può essere una semplice riproposizione di vecchie difese. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Evasione: ricorso generico, condanna definitiva e multa salata
Una persona, già condannata per il reato di evasione, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato lamentava la sua responsabilità e la mancata concessione di sconti di pena. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati erano infatti troppo generici e si limitavano a ripetere le argomentazioni già respinte in appello. Di conseguenza, la condanna per evasione è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Evasione dagli arresti domiciliari: spesa al market, condanna certa
Una persona sottoposta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico viene sorpresa in un supermercato e condannata per evasione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo le giustificazioni dello 'stato di necessità' e della 'particolare tenuità del fatto'. La sentenza stabilisce che l'allontanamento volontario costituisce reato di evasione dagli arresti domiciliari e la presenza del dispositivo elettronico rende la condotta ancora più grave, escludendo la possibilità di considerarla un'offesa lieve. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese.
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Evasione e rientro spontaneo: tornare a casa non basta per lo sconto
Un uomo agli arresti domiciliari, assente durante un controllo, si giustifica dicendo di essere andato dal dentista. La scusa non viene creduta e viene condannato per evasione. La Corte di Cassazione conferma la condanna, respingendo la richiesta di applicare l'attenuante per 'evasione e rientro spontaneo'. I giudici chiariscono che il semplice ritorno a casa non è sufficiente per ottenere lo sconto di pena. La condotta dell'imputato e la giustificazione inverosimile hanno inoltre impedito il riconoscimento di altre attenuanti o della non punibilità per la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la Cassazione nega l’eccezione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari a carico di un uomo e della sua complice. L'uomo si era allontanato dalla sua abitazione per recarsi in un altro comune. I due avevano sostenuto che il fatto non fosse punibile, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che la non punibilità si applica solo in casi eccezionali e ben definiti (padre di prole minore di dieci anni, assenza breve, assenza di pericolosità sociale), non riscontrabili nella vicenda. L'allontanamento è stato quindi considerato un reato a tutti gli effetti.
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Evasione dagli arresti domiciliari: torna a casa ma viene condannato
Un uomo agli arresti domiciliari si allontana da casa, sostenendo di aver ricevuto rassicurazioni dal suo legale. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per evasione dagli arresti domiciliari. I giudici chiariscono due punti fondamentali: il semplice rientro a casa non è sufficiente per ottenere la riduzione di pena prevista per chi si costituisce volontariamente in carcere. Inoltre, il reato non può essere considerato di lieve entità, e quindi non punibile, perché l'uomo aveva già ottenuto ampie autorizzazioni, rendendo la sua violazione più grave. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Evasione dagli arresti domiciliari: anche una breve uscita è reato
Una persona condannata per essersi allontanata senza permesso dalla propria abitazione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua assenza fosse irrilevante. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: l'evasione dagli arresti domiciliari si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato, a prescindere dalla durata, dalla distanza percorsa o dalle motivazioni personali. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: appello respinto e condanna
Un uomo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che le prove a suo carico fossero state valutate in modo errato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte correttamente nei gradi precedenti. I giudici hanno confermato che le prove dimostravano chiaramente il reato. La condanna per evasione dagli arresti domiciliari è quindi diventata definitiva e l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Pluralità di evasioni: uscite brevi, condanna pesante
Un uomo agli arresti domiciliari si allontanava ripetutamente dalla sua abitazione, facendovi poi sempre ritorno. La Corte d'Appello aveva considerato questi episodi come una pluralità di evasioni, e non come un unico reato. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile perché generico, confermando di fatto la valutazione precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro. La decisione sottolinea che violazioni multiple e distinte degli arresti domiciliari possono essere giudicate come reati separati.
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