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Evasione dagli arresti domiciliari: la Cassazione nega l’eccezione

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari a carico di un uomo e della sua complice. L’uomo si era allontanato dalla sua abitazione per recarsi in un altro comune. I due avevano sostenuto che il fatto non fosse punibile, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che la non punibilità si applica solo in casi eccezionali e ben definiti (padre di prole minore di dieci anni, assenza breve, assenza di pericolosità sociale), non riscontrabili nella vicenda. L’allontanamento è stato quindi considerato un reato a tutti gli effetti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 6427 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Evasione dagli arresti domiciliari: quando l’allontanamento è sempre reato

La disciplina degli arresti domiciliari impone regole severe. L’allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione integra quasi sempre il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, chiarendo i confini di una specifica causa di non punibilità spesso fraintesa. La sentenza analizza il caso di un uomo che, con l’aiuto di una complice, ha violato la misura restrittiva, sperando di beneficiare di un’eccezione che, in realtà, non gli spettava. Questo caso offre spunti importanti per comprendere la rigidità della legge in materia.

La vicenda: una fuga in un altro comune

I fatti sono semplici. Un uomo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso la sua abitazione, decideva di allontanarsi. Non lo faceva da solo, ma con il concorso di una donna che lo aiutava nel suo proposito. La destinazione non era un luogo vicino, ma un altro comune, al di fuori del territorio per cui aveva ricevuto l’autorizzazione a rimanere. Le forze dell’ordine accertavano la violazione e per entrambi scattava l’accusa per il reato di evasione. La condanna arrivava puntuale, ma i due imputati decidevano di contestarla fino all’ultimo grado di giudizio.

La tesi difensiva basata su una sentenza costituzionale

La difesa degli imputati si basava su un’argomentazione precisa. Essi invocavano una nota sentenza della Corte Costituzionale, la n. 211 del 2018. Secondo la loro interpretazione, questa decisione avrebbe reso non punibile il loro allontanamento. La difesa sosteneva che la sentenza avesse introdotto un principio generale di non punibilità per allontanamenti brevi e non pericolosi. Confidavano che questa chiave di lettura potesse scardinare l’impianto accusatorio e portare a un’assoluzione. Si trattava, però, di un’interpretazione errata e troppo estensiva della decisione dei giudici costituzionali.

Evasione dagli arresti domiciliari: la regola e la stretta eccezione

La legge è molto chiara: chi si allontana dal luogo degli arresti domiciliari commette reato. La sentenza della Corte Costituzionale citata dalla difesa ha introdotto una deroga molto specifica e limitata. Questa eccezione riguarda esclusivamente il padre, detenuto ai domiciliari, di un figlio con meno di dieci anni. La non punibilità scatta solo se l’allontanamento non supera le dodici ore e, soprattutto, se non esiste un concreto pericolo che la persona possa commettere altri reati. Si tratta di una norma di favore pensata per contemperare le esigenze di cura del minore con quelle di sicurezza sociale, non di un ‘liberi tutti’.

Le motivazioni: perché l’eccezione non era applicabile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, smontando completamente la tesi difensiva. I giudici hanno spiegato che il caso in esame non aveva nulla a che vedere con la situazione prevista dalla Corte Costituzionale. L’uomo non si era allontanato per ragioni legate a un figlio minore, né la sua condotta rientrava nei limiti temporali e di non pericolosità previsti. La sua era una pura e semplice evasione dagli arresti domiciliari, un allontanamento volontario e ingiustificato verso un altro comune. La Corte ha sottolineato che i motivi del ricorso erano una sterile ripetizione di argomenti già correttamente respinti nei gradi precedenti.

Le conclusioni: la condanna per evasione è definitiva

L’esito finale è stata la conferma della condanna per entrambi gli imputati. La Corte ha ribadito che l’evasione dagli arresti domiciliari è un reato grave che non ammette scorciatoie interpretative. La causa di non punibilità introdotta dalla Corte Costituzionale è un’eccezione con presupposti rigorosi e non può essere usata come pretesto per giustificare qualsiasi allontanamento. La decisione riafferma la necessità di rispettare scrupolosamente le prescrizioni del giudice, pena la commissione di un nuovo reato e l’aggravamento della propria posizione processuale. I due ricorrenti sono stati anche condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.

Posso allontanarmi dagli arresti domiciliari per poche ore senza commettere reato?
No, qualsiasi allontanamento non autorizzato dal giudice costituisce reato di evasione. Esiste un’eccezione molto specifica e rara per il padre di prole sotto i dieci anni, ma deve rispettare condizioni rigidissime.

Cosa rischia chi aiuta una persona agli arresti domiciliari ad evadere?
Chi aiuta o favorisce l’evasione di una persona agli arresti domiciliari risponde del reato di evasione in concorso, subendo le stesse conseguenze penali del soggetto evaso.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 211/2018 ha reso sempre lecita l’evasione breve?
Assolutamente no. Quella sentenza ha introdotto una causa di non punibilità solo per il padre di figli minori di 10 anni che si allontana per meno di 12 ore e solo se non è socialmente pericoloso. Non è una regola generale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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