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Estinzione — Anno 2023

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345 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione

Provvedimenti

Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
Una società operante nel settore degli appalti ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo a costi di sponsorizzazione sportiva ritenuti non inerenti. Dopo una vittoria in appello, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, depositando le ricevute di pagamento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restino a carico di chi le ha anticipate e confermando l'insussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario relativo a una contestazione IVA su costi di sponsorizzazione. La società contribuente ha infatti aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022, perfezionando la procedura con il pagamento degli importi dovuti. Poiché non è intervenuto alcun diniego da parte dell'Amministrazione Finanziaria, la Suprema Corte ha preso atto del venir meno della materia del contendere, disponendo che le spese restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali
Una società operante nel settore dell'impiantistica ha impugnato alcuni avvisi di accertamento IVA relativi all'applicazione dell'aliquota agevolata del 4% per lavori eseguiti su un immobile successivamente classificato come di lusso. Dopo una sentenza favorevole in secondo grado, l'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso. Tuttavia, nelle more del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità del pagamento e della domanda, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere.
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Estinzione del processo per morte del ricorrente
Un detenuto sottoposto al regime restrittivo del 41-bis ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale di sorveglianza che confermava il blocco di una sua lettera indirizzata a un familiare. Il ricorrente lamentava la violazione dei propri diritti fondamentali e la genericità delle motivazioni addotte per il trattenimento della missiva. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, è sopravvenuto il decesso del ricorrente. Tale evento ha determinato l'inammissibilità del ricorso, comportando l'inevitabile estinzione del processo per il venir meno del soggetto interessato.
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Definizione agevolata: stop alle liti col Fisco
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario relativo a contestazioni IRES su costi di sponsorizzazione. La decisione è scaturita dall'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo le società dimostrato il pagamento delle somme dovute e la presentazione della domanda telematica senza ricevere dinieghi, la lite si chiude senza esame del merito e senza raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: stop al raddoppio del contributo
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello relativa a una controversia per responsabilità professionale contro alcuni legali. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalle controparti che hanno contestualmente rinunciato ai propri ricorsi incidentali. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese e chiarendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia riguardante la detraibilità dell'IVA contestata dall'Agenzia delle Entrate a una società. Dopo che i giudici di merito avevano parzialmente accolto le ragioni della contribuente, il caso è giunto in legittimità. Durante il giudizio, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge n. 197/2022, fornendo prova del pagamento dei debiti tributari. La Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la pace fiscale prevale sulla prosecuzione della lite.
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Tempo tuta: estinzione del giudizio in Cassazione
Una fondazione datrice di lavoro aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello riguardante la retribuibilità del tempo tuta per alcuni dipendenti. Prima che la Suprema Corte potesse esprimersi nel merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite conciliazione sindacale. A seguito di tale accordo, la parte ricorrente ha depositato un atto di rinunzia formale. La Corte di Cassazione ha dunque preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia legale.
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Conciliazione stragiudiziale: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio di lavoro a seguito di una conciliazione stragiudiziale intervenuta tra una grande società tecnologica e una lavoratrice. La società ricorrente ha depositato atto di rinunzia ai sensi dell'art. 390 c.p.c., regolarmente notificato alla controparte. Poiché l'accordo prevedeva anche la definizione delle spese di lite, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle stesse, chiudendo definitivamente il contenzioso senza una decisione nel merito.
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Rottamazione-ter e ricorso in Cassazione
Un'associazione di produttori agricoli ha impugnato un accertamento contributivo dell'INPS. Durante il giudizio di legittimità, l'associazione ha documentato l'adesione alla **Rottamazione-ter** per sanare il debito. La Corte di Cassazione ha rilevato che l'impegno alla rinuncia ai giudizi pendenti, insito nella definizione agevolata, determina la sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con compensazione delle spese e senza raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La controversia nasce dal recupero di imposte (IVA e IRAP) operato dall'Agenzia delle Entrate verso una società, a causa del disconoscimento di costi per difetto di inerenza e violazione del principio di competenza. Dopo una sentenza d'appello parzialmente favorevole alla contribuente, entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla normativa sulla pace fiscale, provvedendo al pagamento del dovuto. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Conciliazione sindacale: stop alla lite in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere in una controversia di lavoro privato a seguito del raggiungimento di una conciliazione sindacale tra le parti. La società ricorrente e il lavoratore controricorrente hanno depositato istanza congiunta per l'estinzione del giudizio, avendo regolato autonomamente anche le spese processuali. L'accordo stragiudiziale ha rimosso l'interesse alla prosecuzione della causa, portando alla chiusura definitiva del procedimento senza una decisione nel merito.
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Remissione di querela: estinzione del reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per minacce aggravate. Durante la pendenza del ricorso di legittimità, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela intervenuta in questa fase determina l'estinzione del reato, prevalendo anche su eventuali profili di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia tempestivo. Non essendo emersi elementi per un proscioglimento nel merito, la sentenza è stata annullata senza rinvio.
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Remissione di querela: estinzione del reato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per il reato di minaccia. Durante la pendenza del ricorso di legittimità, è intervenuta la remissione di querela da parte della persona offesa, regolarmente accettata dall'imputato tramite i rispettivi procuratori speciali. La Suprema Corte ha ribadito che la remissione di querela intervenuta in questa fase determina l'estinzione del reato, prevalendo su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, a condizione che lo stesso sia stato proposto tempestivamente. Non essendo emersi elementi per un proscioglimento nel merito, la sentenza è stata annullata senza rinvio.
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Remissione di querela: effetti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per lesioni personali (Art. 582 c.p.) a seguito dell'intervenuta remissione di querela. Durante la pendenza del ricorso, i procuratori speciali delle parti hanno formalizzato il ritiro della querela e la relativa accettazione. La Suprema Corte ha ribadito che la remissione di querela accettata estingue il reato e prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia tempestivo. In assenza di accordi diversi, le spese processuali sono state poste a carico dell'imputato.
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Remissione di querela: guida all’estinzione del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'imputata condannata per il reato di minaccia. Durante il procedimento di legittimità, la difesa ha presentato prova dell'avvenuta remissione di querela, regolarmente accettata dalla controparte dinanzi alle autorità competenti. Poiché non sono emersi elementi evidenti per un proscioglimento nel merito ai sensi dell'art. 129 c.p.p., la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per remissione di querela, annullando la sentenza impugnata senza rinvio e ponendo le spese a carico del querelante.
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Rinuncia al ricorso: effetti su spese e tasse
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello relativa a indennità lavorative. Prima della decisione, la società ha depositato atto di rinuncia al ricorso, accettato dalle controparti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia al ricorso non comporta il raddoppio del contributo unificato e, data l'adesione reciproca, non vi è condanna alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: effetti e costi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della **rinuncia al ricorso** presentata da una nota società informatica. La controversia riguardava la nullità di una cessione di ramo d'azienda e il conseguente obbligo di ripristino del rapporto di lavoro con una dipendente, oltre al pagamento delle retribuzioni arretrate. La Corte ha stabilito che la rinuncia, essendo un atto non 'accettizio', produce effetti immediati senza necessità di consenso della controparte, determinando il passaggio in giudicato della sentenza di appello e l'esonero dal raddoppio del contributo unificato.
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Regolamento di giurisdizione: le novità sulla rinuncia
Una società concessionaria autostradale ha proposto un regolamento di giurisdizione per chiarire la competenza in merito a una controversia sugli adeguamenti tariffari del 2018. Nelle more del giudizio, il Tribunale Amministrativo Regionale ha emesso una sentenza favorevole alla società, portando quest'ultima a rinunciare al ricorso preventivo. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato l'estinzione del giudizio applicando le novità introdotte dalla Riforma Cartabia, che consentono la rinuncia fino all'udienza di trattazione, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Remissione di querela: estinzione del reato
La Corte di Cassazione ha sancito l'estinzione del reato a seguito della sopravvenuta remissione di querela da parte della persona offesa. Trattandosi di un reato perseguibile esclusivamente su istanza di parte, la volontà della vittima di non procedere oltre ha comportato l'annullamento senza rinvio della sentenza di appello. La Corte ha inoltre stabilito che le spese processuali restano a carico dell'imputato, non essendo emersa una volontà contraria tra le parti.
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