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Estinzione Del Processo

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1326 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione e zero spese per il lavoratore
Una lavoratrice ha impugnato il rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per crediti di lavoro. Durante il giudizio, ha depositato la rinuncia al ricorso per cassazione, accettata personalmente dal curatore fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie all'adesione personale della controparte, le spese di lite sono state compensate. Inoltre, la ricorrente è stata esonerata dal pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale al rigetto del ricorso.
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Passaggio in giudicato: la cancellazione non basta per il TFR
Un lavoratore ha richiesto il pagamento del T.F.R. sostenendo che una precedente sentenza avesse accertato la natura subordinata del suo rapporto di lavoro. Per dimostrare il passaggio in giudicato di tale decisione, ha presentato un'attestazione di cancellazione dal ruolo della causa d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice cancellazione dal ruolo non equivale alla prova del passaggio in giudicato. Senza un certificato formale o una pronuncia esplicita e inoppugnabile di estinzione del processo d'appello, la sentenza di primo grado non può considerarsi definitiva. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e non ottiene il riconoscimento del credito.
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Riassunzione del giudizio tributario: se manca, vince il Fisco
L'Amministrazione finanziaria emetteva un avviso di accertamento sintetico nei confronti di un contribuente. Dopo alterne vicende giudiziarie, la Corte di Cassazione annullava la decisione d'appello, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale. Nessuna delle parti provvedeva alla riassunzione del giudizio tributario entro il termine perentorio di sei mesi. Ciononostante, il giudice d'appello iscriveva d'ufficio la causa e decideva nel merito. L'Amministrazione ricorreva nuovamente in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata riassunzione del giudizio tributario determina l'estinzione automatica dell'intero processo, rilevabile anche d'ufficio. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio e l'atto impositivo originario è diventato definitivo, decretando la vittoria dell'Amministrazione finanziaria.
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Definizione agevolata delle sanzioni: dazi pagati, lite estinta
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la sentenza favorevole all'importatore di calzature. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha pagato integralmente i diritti doganali richiesti e ha richiesto la definizione agevolata delle sanzioni collegate, avvalendosi della tregua fiscale. La Corte di Cassazione ha accertato l'avvenuto pagamento dei tributi doganali e la regolarità della domanda di sanatoria. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere per i dazi e l'estinzione del processo per le sanzioni, applicando la definizione agevolata delle sanzioni senza alcun ulteriore esborso per la società, compensando interamente le spese di lite tra le parti.
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Restituzione somme sentenza cassata: la competenza non cambia
Un avvocato chiedeva al Tribunale ordinario la restituzione di somme pagate a una controparte in esecuzione di sentenze poi annullate dalla Cassazione. Poiché il giudizio non era stato riassunto nei termini di legge, il processo principale si era estinto. Il ricorrente riteneva applicabili le regole ordinarie di competenza territoriale. Al contrario, la Corte di Cassazione ha confermato che la domanda di restituzione somme sentenza cassata spetta esclusivamente alla competenza funzionale del giudice di rinvio (nella specie, la Corte d'Appello), anche se il giudizio di rinvio non è mai stato riassunto o si è estinto. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e il processo si estingue
L'Amministrazione Finanziaria aveva impugnato la decisione del giudice d'appello favorevole alla Società Contribuente, riguardante un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la Società Contribuente ha presentato una richiesta di definizione agevolata per chiudere la lite in modo amichevole, avvalendosi della sanatoria fiscale prevista dalla legge. I giudici di legittimità, verificata la regolarità della documentazione e la sussistenza di tutti i requisiti di legge, hanno accolto l'istanza. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, chiudendo definitivamente la vertenza tra le parti.
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Definizione agevolata: il silenzio che estingue il debito
Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per gli anni 2005 e 2006 e una cartella di pagamento per il 2007. Successivamente, ha richiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per i primi due anni d'imposta. Per quanto riguarda la cartella del 2007, già definita in precedenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Estinzione del processo tributario: cartella salva senza sanzioni
Una società contribuente impugna una cartella di pagamento per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la società chiede di accedere alla definizione agevolata della lite. L'Amministrazione Finanziaria notifica però il diniego di tale sanatoria. Poiché nessuna delle parti presenta l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, e il diniego non viene impugnato, si verifica l'estinzione del processo tributario. La Corte di Cassazione dichiara quindi estinto il giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una chiusura prevista direttamente dalla legge.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e le spese si azzerano
Una società riceve un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per tasse non pagate relative all'anno 2005. Durante la causa, la società decide di utilizzare la definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge per chiudere la lite. Presenta quindi la domanda e paga quanto dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento e della regolarità della procedura, dichiara l'estinzione del processo. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate, come stabilito dalla normativa sulla pace fiscale.
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Definizione agevolata delle controversie: il fisco perde il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta da una Contribuente in merito a un avviso di accertamento per maggior reddito d'impresa. Durante il giudizio, la Contribuente ha richiesto di avvalersi della definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, presentando la relativa domanda e pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di un diniego da parte dell'ufficio, il processo si è legalmente estinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese processuali rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la società edile azzera il debito fiscale
Una società di costruzioni impugna un avviso di accertamento per IVA, IRES e IRAP. Durante il giudizio in Cassazione, la società presenta istanza di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018. La Corte di Cassazione, verificata la sussistenza di tutti i requisiti di legge e l'avvenuto pagamento di quanto dovuto, dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di giudizio vengono interamente compensate tra le parti, restando a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: si chiude la causa senza tasse doppie
Un consorzio ha proposto ricorso in Cassazione contro il fallimento di una società. Successivamente, il difensore del consorzio ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso, munito di procura speciale firmata dal cliente. La controparte è rimasta inattiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non rientra tra le ipotesi di rigetto o inammissibilità previste dalla legge. Inoltre, non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese di lite.
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Interruzione del processo: avvocato perde i compensi per ritardo
Un avvocato ha chiesto il pagamento di compensi professionali agli eredi di un cliente. Durante un giudizio parallelo, il difensore di una delle eredi è deceduto. La Corte d'Appello ha dichiarato l'estinzione della causa per mancata riassunzione nei termini, poiché l'avvocato aveva avuto conoscenza legale del decesso tramite un verbale d'udienza ma non aveva riattivato il giudizio entro tre mesi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha ribadito che la morte del difensore determina l'automatico effetto di interruzione del processo e che il termine per la riassunzione decorre dalla conoscenza legale dell'evento, anche se acquisita in un processo parallelo tra le stesse parti. L'avvocato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo cancella la lite
Una lavoratrice ha proposto ricorso contro la sentenza d'appello favorevole all'azienda. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno firmato un accordo transattivo per risolvere amichevolmente la controversia. La lavoratrice ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie all'accordo bilaterale, i giudici non hanno disposto alcuna condanna al pagamento delle spese di giudizio. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'estinzione del processo esonera la parte ricorrente dal versamento del raddoppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione tributaria non si applica in caso di rinuncia accettata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite per mille euro
Un cliente ha ottenuto dal Tribunale la condanna di una ditta di serramenti alla restituzione di mille euro. Successivamente, il cliente ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi deciso di depositare un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La ditta intimata non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la precedente sentenza di condanna e non disponendo alcuna condanna alle spese poiché la controparte non si è costituita.
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Estinzione del processo per rinuncia: l’accordo cancella la lite
Il Lavoratore, socio di una cooperativa, veniva escluso dalla società e licenziato. La Corte d'Appello dichiarava illegittimi tali provvedimenti, ordinando la reintegra e il risarcimento. L'Azienda proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo amichevole firmando un verbale di conciliazione in sede sindacale. Di conseguenza, l'Azienda presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dal Lavoratore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, escludendo la condanna alle spese e il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto.
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Restituzione dell’indebito: il Comune vince, gli eredi pagano
Gli eredi di un proprietario terriero avevano ricevuto dal Comune un risarcimento per l'occupazione usurpativa di alcuni terreni. Successivamente, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che quantificava il danno, disponendo un giudizio di rinvio. Durante tale giudizio, il proprietario è deceduto e il processo si è estinto per mancata riassunzione nei termini. Il Comune ha quindi promosso una causa autonoma per la restituzione dell'indebito, pretendendo l'intera somma versata. La Corte di Cassazione ha confermato che l'estinzione del giudizio di rinvio cancella l'intero processo, privando di titolo il pagamento originario. Di conseguenza, gli eredi sono obbligati alla restituzione dell'indebito, non potendo opporre in compensazione un credito per risarcimento non ancora liquidato da un giudice.
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Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia e paga le spese
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo intimato dalla propria azienda, sostenendo che la selezione dei dipendenti da licenziare dovesse considerare anche un'altra società del gruppo, configurando un unico centro di imputazione. La Corte d'Appello le dà ragione, ordinando la reintegrazione e il risarcimento. Le società del gruppo propongono ricorso in Cassazione ma, successivamente, notificano la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara quindi estinto il processo per rinuncia, confermando di fatto la decisione d'appello favorevole alla lavoratrice. Le aziende rinuncianti vengono inoltre condannate al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore della lavoratrice, non avendo quest'ultima accettato la rinuncia senza spese.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia dell’azienda salva il posto
Una lavoratrice del settore aereo impugna il proprio licenziamento, intimato all'esito di una procedura di licenziamento collettivo. La Corte d'Appello dichiara l'illegittimità del provvedimento, rilevando l'esistenza di un unico centro di imputazione tra la società datrice di lavoro e un'altra azienda del gruppo. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere i dipendenti di entrambe le società. La Corte d'Appello ordina quindi la reintegrazione e il risarcimento del danno. Le società ricorrono in Cassazione ma successivamente notificano la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo e condanna le aziende al pagamento delle spese legali. La sentenza d'appello passa così in giudicato, confermando la reintegrazione della lavoratrice.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia aziendale salva il posto
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo intimato dalla sua società datrice di lavoro. La Corte d'Appello dichiara l'illegittimità del recesso, accertando un unico centro di imputazione tra due società del gruppo. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere i dipendenti di entrambe le aziende. La Corte d'Appello ordina la reintegrazione e il risarcimento. Le società propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinunciano. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per rinuncia e condanna le società al pagamento delle spese legali in favore della lavoratrice. La decisione d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo diventa così definitiva, confermando la vittoria della lavoratrice.
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