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Estinzione Del Processo

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1326 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA emesso nei confronti di una società di distribuzione gas. La CTR aveva ravvisato la violazione del termine dilatorio per l'emissione dell'atto. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata e chiedendo l'estinzione del giudizio. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità della documentazione e il pagamento effettuato, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibile ma senza sanzioni
Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali e ha presentato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, l'atto non è stato notificato alla controparte come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancanza di notifica impedisce l'estinzione formale del processo, ma determina comunque l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, compensato le spese e stabilito che non è dovuto il doppio contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a causa dell'adesione alla sanatoria fiscale.
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Fisco contro Società: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli accertamenti fiscali emessi nei confronti di una Società e dei suoi soci per imposte non dichiarate. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata prevista. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare perfezionamento della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: lite col fisco chiusa ma senza rimborsi
Un produttore agricolo ha impugnato una cartella di pagamento IVA per l'anno 2010, emessa a seguito di un controllo automatizzato per recuperare un credito del 2007. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il ricorrente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi della Legge 130/2022, allegando la domanda e la quietanza di pagamento. L'Agenzia delle Entrate ha inserito la controversia nell'elenco dei giudizi definibili. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Estinzione del processo: l’ascensore resta ma l’indennizzo vacilla
Una complessa lite condominiale sull'uso di un ascensore e sul pagamento di un indennizzo di passaggio ha portato all'estinzione del processo a causa della mancata riassunzione dopo un rinvio della Cassazione. Successivamente, le società proprietarie hanno richiesto un decreto ingiuntivo per recuperare le somme, ma la Corte d'Appello ha respinto la domanda con una motivazione estremamente sintetica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso delle società, stabilendo che l'estinzione del processo cancella le sentenze non definitive ma non il diritto sostanziale delle parti, che può essere fatto valere in un nuovo giudizio rispettando il principio di diritto già espresso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese di lite
Una dipendente pubblica ha promosso un giudizio contro la Pubblica Amministrazione per questioni legate alla retribuzione individuale di anzianità. Successivamente, i legali della lavoratrice, preso atto di una sentenza sfavorevole della Cassazione in un caso analogo, hanno depositato la formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Nonostante la mancanza di formale accettazione della controparte, la Corte ha disposto la compensazione delle spese di giudizio a causa della spontanea desistenza dovuta a fatti sopravvenuti. Infine, la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non rientra tra l'ipotesi che giustificano tale sanzione tributaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude senza spese doppie
Il caso riguarda un contribuente che ha proposto ricorso per revocazione contro un Consorzio di Bonifica. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, specificando che tale rinuncia non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a un'Associazione Sportiva Dilettantistica, a cui era stato contestato il regime fiscale agevolato per aver liquidato l'Iva in modo ordinario. Durante il giudizio di Cassazione, l'Associazione ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. 119/2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la lite tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito, e le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne lo scontro
Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano dichiarato inefficaci, tramite azione revocatoria, i pagamenti per oltre 210.000 euro eseguiti da una società poi fallita a favore di un creditore. I giudici avevano accertato la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore a causa dei gravi ritardi e del cambio di modalità nei pagamenti. Il creditore ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, il difensore del ricorrente ha depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, senza alcuna pronuncia sulle spese di giudizio.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla lite fiscale
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per il recupero di imposte legate a costi ritenuti inesistenti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno presentato un'istanza congiunta per dichiarare la cessazione della materia del contendere. La controversia è stata infatti risolta tramite la definizione agevolata prevista dalla legge sulla tregua fiscale. La Suprema Corte, preso atto della regolarità della procedura e del mancato diniego da parte del fisco, ha dichiarato l'estinzione del processo, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Un consorzio e un'impresa edile avevano avviato una causa contro un'altra società per l'inadempimento di un accordo interno a un'associazione temporanea di imprese. Dopo alterne vicende giudiziarie, tra cui un lodo arbitrale e una sentenza d'appello che lo dichiarava nullo, la controversia è giunta in Cassazione. Nel frattempo, la società convenuta è fallita. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la lite. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore fallimentare della controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo, senza condannare nessuna parte al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia agli atti del giudizio: pace fatta tra banca e cliente
Un investitore e una banca si sono scontrati in tribunale per la presunta nullità di alcuni ordini di acquisto di titoli finanziari. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, l'investitore ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia agli atti del giudizio, accettata dalla banca, la quale ha a sua volta rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo bilaterale e ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Sospensione del rimborso IVA: se il Fisco paga la causa si chiude
L'Amministrazione finanziaria aveva disposto la sospensione del rimborso IVA a favore di una società a causa di pendenze penali per violazioni fiscali. La contribuente ha impugnato il provvedimento, ma i giudici di merito hanno respinto i ricorsi. Durante il giudizio in Cassazione, i procedimenti penali si sono conclusi favorevolmente e l'ufficio ha revocato la misura, liquidando il credito. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, compensando le spese di lite poiché l'Agenzia delle Entrate non si era regolarmente costituita.
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Rinuncia al ricorso: quando la causa si estingue senza spese
Nel caso in esame, un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno. Successivamente, lo stesso cittadino ha presentato una formale rinuncia al ricorso, decidendo di non proseguire con il giudizio. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del procedimento. Riguardo alle spese legali, i giudici hanno stabilito che nulla deve essere rimborsato all'amministrazione pubblica, poiché quest'ultima si era costituita in giudizio al solo fine di partecipare all'udienza di discussione, senza svolgere attività difensive complesse. Il processo si chiude così senza alcuna condanna economica.
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Definizione agevolata: senza prove di pagamento la causa continua
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per il recupero di IVA e imposte dirette. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha chiesto l'estinzione del processo dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata e di aver pagato il dovuto. Tuttavia, la documentazione allegata non provava l'effettivo pagamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in mancanza di prove certe sul versamento delle somme, non è possibile dichiarare l'estinzione. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo per integrare il contraddittorio tra le parti sulla questione dei pagamenti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato a un'Associazione Sportiva e ai suoi membri la perdita della qualifica di ente non profit, richiedendo il pagamento di imposte e sanzioni. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nel frattempo, l'Associazione Sportiva ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, estendendo gli effetti anche ai soci coobbligati. Poiché l'ufficio fiscale non ha notificato alcun diniego né richiesto la trattazione della causa nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la lite fiscale si è conclusa definitivamente a favore dei contribuenti che hanno aderito alla sanatoria.
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Definizione agevolata ferma il fisco: Cassazione rinvia la causa
Un avvocato impugna una cartella di pagamento per IRAP, IVA e sanzioni relative agli anni 2000 e 2001. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente ricorre in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il professionista deposita una memoria documentando di aver ottenuto diversi provvedimenti di sgravio e di aver aderito, per la parte residua, alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento delle relative rate. La Corte di Cassazione, preso atto di questi sviluppi che potrebbero portare all'estinzione del giudizio, rinvia la causa a nuovo ruolo. Dispone quindi un termine di sessanta giorni per consentire all'Agenzia delle Entrate di interloquire sui documenti presentati dal contribuente.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia che salva la lavoratrice
Una Lavoratrice, assistente di volo, impugna il proprio licenziamento intimato all'esito di una procedura di licenziamento collettivo. La Corte d'Appello dichiara illegittimo il provvedimento, ordinando la reintegrazione e il risarcimento del danno. Le Società datori di lavoro propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente notificano la formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per rinuncia, confermando implicitamente la decisione d'appello favorevole alla Lavoratrice. Le Società ricorrenti vengono condannate al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore della Lavoratrice, in quanto la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte per produrre l'estinzione, ma comporta l'obbligo di rifondere i costi legali causati dall'impugnazione.
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Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Le Società Datrici di Lavoro hanno impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di una dipendente, ordinandone la reintegrazione. La Corte d'Appello aveva accertato l'esistenza di un unico centro di imputazione tra le società del gruppo. Prima della decisione della Cassazione, le aziende hanno presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e ha condannato le società rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore della lavoratrice. La condanna alle spese si basa sul principio della soccombenza virtuale, poiché i motivi di ricorso delle aziende sarebbero stati comunque rigettati alla luce del consolidato orientamento giurisprudenziale sulla responsabilità solidale del gruppo societario.
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Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da due società di trasporto aereo strettamente collegate, ottiene in appello la reintegra nel posto di lavoro. I giudici di merito accertano infatti l'esistenza di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra le due imprese. Le società propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinunciano formalmente. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per rinuncia. Tuttavia, applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici supremi condannano le aziende al pagamento delle spese di giudizio in favore del lavoratore. La Cassazione conferma che, in base ai precedenti, il ricorso delle società sarebbe stato comunque respinto, convalidando l'illegittimità del licenziamento e il diritto del dipendente alla reintegrazione e al risarcimento.
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