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Estinzione Del Processo

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1326 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata della lite tributaria: stop alle imposte
L'Agenzia delle Entrate contestava la cessione di un ramo d'azienda tra due società, ricalcolando il valore dell'avviamento e dell'immobile per richiedere maggiori imposte di registro. La Commissione Tributaria Regionale annullava l'accertamento fiscale ritenendo congrua la valutazione della società cedente. L'amministrazione finanziaria proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, La Società Cedente ha presentato domanda di definizione agevolata della lite tributaria ai sensi della normativa vigente, provvedendo al saldo completo in un'unica rata. L'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. L'efficacia della definizione si estende automaticamente anche alla Società Cessionaria, in qualità di coobbligata in solido per l'imposta.
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Prescrizione della pretesa tributaria: l’abbandono non salva
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che dichiarava prescritta la richiesta di pagamento di sanzioni amministrative. Secondo i giudici d'appello, a seguito dell'estinzione del giudizio per mancata riassunzione, il termine di prescrizione quinquennale decorreva dalla domanda giudiziale iniziale del 2004, rendendo prescritta la cartella notificata nel 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la prescrizione della pretesa tributaria non ricomincia a correre dalla domanda iniziale. In caso di estinzione del processo tributario per omessa riassunzione, il termine di prescrizione decorre esclusivamente dalla data di scadenza del termine utile per riassumere la causa, rendendo definitiva la pretesa fiscale.
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Scatti di anzianità e apprendistato: vittoria per i dipendenti
Alcuni dipendenti hanno fatto causa a un'azienda di trasporti per ottenere il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini degli aumenti periodici dello stipendio. La Corte d'Appello ha dato ragione ai lavoratori, dichiarando nulle le clausole del contratto collettivo che escludevano tale computo. L'azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso, accettata dai lavoratori. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Questa decisione conferma nei fatti la vittoria dei lavoratori, che vedono riconosciuto il diritto al computo dell'apprendistato per scatti di anzianità.
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Definizione agevolata: stop ai debiti previdenziali senza spese
Un datore di lavoro agricolo ha impugnato gli avvisi di addebito dell'ente previdenziale relativi a differenze contributive per lavoratori a tempo determinato. Durante il giudizio di Cassazione, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per aver aderito alla definizione agevolata dei debiti previdenziali. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno stabilito che, in caso di definizione agevolata, le spese di giudizio devono essere compensate tra le parti, derogando alla regola generale che addebita le spese a chi rinuncia. Di conseguenza, il ricorrente non deve pagare le spese legali dell'ente previdenziale né il raddoppio del contributo unificato.
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Computo dell’apprendistato per scatti di anzianità: la svolta
Alcuni dipendenti hanno richiesto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli aumenti periodici di stipendio. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità delle clausole del contratto collettivo che escludevano tale calcolo. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma, successivamente, ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dai lavoratori. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la decisione precedente favorevole ai lavoratori diventa definitiva, confermando il diritto al computo dell'apprendistato per scatti di anzianità.
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Rinuncia al ricorso: estinguere la lite senza raddoppio dei costi
Una società in liquidazione e concordato preventivo ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per accelerare la chiusura della sua procedura concorsuale. L'Amministrazione Finanziaria ha aderito alla richiesta accettando la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale che estingue il processo immediatamente, senza necessità di accettazione della controparte se non per regolare le spese. Inoltre, la Corte ha stabilito che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al fisco senza sanzioni
Una società in liquidazione e concordato preventivo ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione per accelerare la chiusura della propria procedura concorsuale. L'Agenzia delle Entrate ha aderito alla richiesta concordando sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia estingue il processo senza necessità di accettazione della controparte. Inoltre, i giudici hanno chiarito che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto misura sanzionatoria limitata ai soli casi di rigetto o inammissibilità. Le spese sono state interamente compensate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente doppia tassa
Un'impresa aveva fatto causa al Ministero per ottenere somme legate a un appalto. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, l'impresa ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno firmato un accordo transattivo e hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo e ha stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa tassa aggiuntiva ha infatti natura sanzionatoria e mira a scoraggiare ricorsi pretestuosi, quindi si applica solo nei casi espressamente previsti dalla legge, come il rigetto o l'inammissibilità del ricorso, e non quando le parti trovano un accordo e rinunciano volontariamente al giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti col Fisco
L'Agente della Riscossione ha impugnato la sentenza tributaria favorevole al Contribuente, riguardante diciassette cartelle di pagamento per un valore di oltre ventunomila euro. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere bonariamente la lite. Di conseguenza, l'ente creditore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che tale rinuncia non richiede l'accettazione della controparte per essere valida ed esclude l'obbligo di pagare il doppio del contributo unificato, previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione. Non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese poiché il contribuente non si è costituito in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue ma costa caro
Nel corso di un giudizio di legittimità tra due società, la parte ricorrente ha inizialmente rifiutato una proposta di definizione accelerata, insistendo per la decisione e depositando una memoria difensiva. Tuttavia, nell'imminenza dell'udienza in camera di consiglio, la stessa società ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nonostante la rinuncia, la mancata accettazione della controparte ha spinto i giudici a liquidare le spese di lite. Valutando il comportamento altalenante della ricorrente, la Corte l'ha condannata a pagare le spese processuali in favore del difensore della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Un'impresa edile ristruttura un immobile violando di sessanta centimetri la servitù di non sopraelevare a favore di un condominio vicino. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'impresa alla rimessione in pristino dei luoghi. L'impresa propone ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo transattivo davanti a un notaio per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'impresa presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal condominio. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per intervenuto accordo, stabilendo che non si applica il raddoppio del contributo unificato e non vi è alcuna condanna alle spese di giudizio, poiché la rinuncia accettata preclude la compensazione giudiziale delle spese.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: pace senza vinti
Un imprenditore edile impugnava un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA basato sui valori OMI. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente decideva di aderire alla definizione agevolata delle liti tributarie per chiudere la pendenza con il fisco. Di conseguenza, presentava formale rinuncia al ricorso. L'Agenzia delle Entrate accettava tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia accettata, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato. Il contenzioso si chiude così definitivamente senza vincitori né vinti sul merito, ma con il perfezionamento della pace fiscale.
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Definizione agevolata: il contribuente cancella la lite col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente la detrazione dei canoni di leasing per due immobili, ritenendo che non fossero strumentali all'attività d'impresa. Dopo che i giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, l'ufficio finanziario ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando le somme dovute tramite modello F24. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sfumano 8 milioni di euro
Una società creditrice ha proposto ricorso contro una grande azienda in amministrazione straordinaria per contestare la revoca di pagamenti per circa otto milioni di euro, eseguiti nell'anno precedente alla dichiarazione di insolvenza. Successivamente, la società ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese di giudizio. La decisione mette fine alla controversia senza entrare nel merito delle contestazioni iniziali.
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Definizione agevolata delle controversie: il fisco si ferma
Un lavoratore autonomo riceveva un accertamento fiscale basato sugli studi di settore. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto legge numero 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha depositato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la lite tributaria si chiude definitivamente con la sanatoria, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite con il Fisco
Una società riceve un avviso di accertamento per IVA, IRPEG e IRAP. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente presenta istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, dimostrando di aver già versato una somma superiore a quella dovuta per sanare la pendenza. L'Agenzia delle Entrate non si oppone alla richiesta. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Equa riparazione: perché l’accordo privato cancella l’indennizzo
Il Cittadino ha richiesto l'equa riparazione per la durata eccessiva di una causa civile durata oltre otto anni. Il tribunale ha dichiarato estinto quel processo per inattività, poiché le parti avevano raggiunto un accordo privato (transazione) e non si erano più presentate in udienza. La Corte d'Appello prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta di indennizzo. La legge stabilisce infatti che, se una causa si estingue per inattività o abbandono, si presume che le parti non abbiano subito alcun danno morale da ritardo. Il Cittadino non è riuscito a dimostrare il contrario, cioè di aver sofferto concretamente per la lentezza della giustizia prima dell'accordo. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il negato risarcimento.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali e spese azzerate
Una società di persone e i suoi soci hanno impugnato diversi avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte e sanzioni. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato rinuncia al ricorso, avendo aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e avendo pagato le somme dovute. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Inoltre, i giudici hanno stabilito la compensazione delle spese di lite, spiegando che condannare il contribuente al pagamento delle spese contrasterebbe con lo scopo della definizione agevolata, che mira a favorire la risoluzione amichevole delle pendenze fiscali senza ulteriori aggravi per il cittadino.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda si ritira ma paga
Una lavoratrice del settore aereo otteneva in appello la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno, dopo che i giudici avevano accertato l'unitarietà dell'impresa tra due società collegate. Le aziende proponevano ricorso in Cassazione contestando la decisione, ma successivamente presentavano formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia, dichiarando l'estinzione del processo. Nonostante la rinuncia non richieda l'accettazione della controparte per essere efficace, la Corte ha condannato le società rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore della lavoratrice, disponendone la distrazione direttamente ai suoi avvocati. Vince la lavoratrice, che vede confermata la sua reintegrazione e ottiene il rimborso delle spese legali.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia aziendale dà la vittoria
Un lavoratore impugna il licenziamento collettivo intimato da una società di trasporto aereo. Il giudice accerta che la società datrice di lavoro e un'altra azienda del gruppo costituiscono un unico centro di imputazione. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da licenziare doveva includere i dipendenti di entrambe le società. Il licenziamento viene dichiarato illegittimo, con ordine di reintegrazione e risarcimento. Le società propongono ricorso in Cassazione ma, successivamente, presentano formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo e condanna le società al pagamento delle spese legali. La decisione di appello a favore del lavoratore diventa così definitiva.
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