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Estinzione Del Processo

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1326 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un lavoratore, dopo aver impugnato un licenziamento fino in Cassazione, presenta una rinuncia al ricorso. La società datrice di lavoro accetta la rinuncia, avendo le parti raggiunto un accordo transattivo. La Corte Suprema, verificata la regolarità della procedura, dichiara l'estinzione del giudizio di legittimità, disponendo la compensazione delle spese legali come richiesto congiuntamente dalle parti.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso e costi
Una società di telecomunicazioni ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per tasse sui rifiuti emessa da un Comune. Dopo aver perso in secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso e il Comune ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, con compensazione delle spese legali, chiarendo che in questi casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del processo: la rinuncia chiude il caso
Una grande società di radiodiffusione ha rinunciato al proprio ricorso per cassazione contro un ex dipendente. A seguito dell'accettazione della rinuncia da parte del controricorrente, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese, in applicazione dell'art. 391 c.p.c.
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Riassunzione processo: nullità e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante l'estinzione di un giudizio di divisione immobiliare. La causa, interrotta per il decesso di una parte, non è stata correttamente riattivata. Un primo atto di riassunzione del processo è stato ritenuto nullo e la successiva notifica, eseguita in rinnovazione, è stata erroneamente indirizzata al difensore del defunto anziché personalmente agli eredi. Tale errore insanabile ha condotto all'estinzione del processo, decisione confermata dalla Cassazione che ha altresì sanzionato il ricorso per difetto di autosufficienza.
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Indennizzo durata irragionevole: sì al risarcimento
Un piccolo imprenditore, coinvolto in una causa per risarcimento danni durata oltre 16 anni, ha richiesto un indennizzo per la durata irragionevole del processo. Nonostante la causa originaria si fosse estinta per inattività delle parti, la Corte d'Appello di Brescia ha accolto la richiesta. Secondo la Corte, l'inattività era conseguenza di un accordo transattivo raggiunto tardivamente e non eliminava il pregiudizio patito per anni. È stato quindi liquidato un indennizzo di 5.850 euro.
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Estinzione processo tributario: caso di mancata istanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario in un caso riguardante un avviso di accertamento. Il contribuente aveva ottenuto la sospensione del giudizio per aderire a una definizione agevolata, ma né lui né l'Agenzia delle Entrate hanno presentato l'istanza di trattazione entro il termine previsto dalla legge. Tale omissione ha comportato, per legge, l'automatica estinzione del contenzioso.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una società, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2006 e aver percorso i gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, ha aderito alla definizione agevolata, presentando domanda e pagando la prima rata. L'Amministrazione Finanziaria non ha opposto diniego nei termini. La Corte di Cassazione, verificata la presenza di tutti i requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del processo.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso in Cassazione
Una società appaltatrice ricorre in Cassazione contro una sentenza d'appello che la vedeva soccombente in una causa per inadempimento contrattuale. Successivamente, la stessa società rinuncia al ricorso con l'adesione della controparte. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo, chiarendo che in tali casi non si provvede sulle spese di lite e non si applica l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: come estingue il processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso presentata dagli appellanti. La decisione è intervenuta dopo che le parti avevano raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia, originata da un'azione revocatoria. L'ordinanza chiarisce che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale che non necessita di accettazione per estinguere il giudizio, ma solo per la regolamentazione delle spese.
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Giudicato interno: prevale su estinzione processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in caso di estinzione del processo tributario per mancata riassunzione dopo un rinvio, il giudicato interno formatosi su specifici punti della controversia sopravvive. Di conseguenza, l'Agenzia Fiscale non può pretendere il pagamento dell'intero importo originariamente accertato, ma deve adeguare la propria pretesa a quanto stabilito dalle decisioni parziali passate in giudicato, che hanno ridotto l'imponibile del contribuente. La reviviscenza dell'atto impositivo non è totale ma limitata dal giudicato interno.
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Estinzione del processo: rinuncia e accordo tra parti
Un consorzio aveva impugnato un lodo arbitrale, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato l'impugnazione inammissibile per tardività. Proposto ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e rinunciato al giudizio. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese e chiarendo che il raddoppio del contributo unificato non è dovuto in caso di rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza sanzioni
Un contribuente, dopo aver impugnato una cartella di pagamento per IMU, effettua la rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte dichiara estinto il processo, chiarendo che la rinuncia non comporta l'obbligo di pagare le spese se le controparti non si sono difese, né l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per rigetto o inammissibilità.
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Estinzione del processo: chi paga le spese legali?
La Corte di Cassazione ha chiarito che in caso di estinzione del processo per mancata opposizione alla proposta di definizione anticipata (PDA), la parte ricorrente è tenuta a pagare le spese legali. Anche se il debito tributario è stato annullato successivamente, tale evento doveva essere eccepito opponendosi alla PDA. La decisione sulle spese si basa sulla 'soccombenza virtuale' al momento della proposta, confermando che l'inerzia processuale ha conseguenze economiche.
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Estinzione del processo per rottamazione quater
Una società in lite con gli enti previdenziali e assicurativi per debiti contributivi ha aderito alla "rottamazione quater". La Corte di Cassazione, applicando una nuova norma interpretativa, ha dichiarato l'estinzione del processo. Questa decisione rende inefficaci le precedenti sentenze non definitive e stabilisce che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società impugnava un avviso di accertamento fiscale. Dopo un iter giudiziario che la vedeva soccombente in appello, ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del processo, con spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Notifica riassunzione processo: nullità e rimessione
Una controversia tra vicini per violazione delle distanze legali nelle costruzioni subisce un'interruzione a causa del decesso di una delle parti. La Corte d'Appello ha stabilito che la successiva notifica di riassunzione del processo agli eredi, effettuata in modo collettivo e impersonale oltre un anno dal decesso, è giuridicamente inesistente. Tale vizio insanabile non causa l'estinzione del processo, poiché il ricorso era stato depositato tempestivamente, ma determina la nullità della sentenza di primo grado e la rimessione della causa al Tribunale per la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Rinuncia ricorso Cassazione: effetti e spese legali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19462/2024, chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso in Cassazione. Una società fallita aveva rinunciato al proprio ricorso contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha dichiarato estinto il processo, specificando che l'accettazione della controparte non è necessaria per la validità della rinuncia. Tuttavia, l'assenza di accettazione ha permesso alla Corte di esercitare il proprio potere discrezionale e compensare le spese legali tra le parti. È stato inoltre confermato che la rinuncia non comporta il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia agli atti: estinzione senza notifica
La Corte di Appello di Firenze ha dichiarato l'estinzione di un processo a seguito della rinuncia agli atti da parte dell'appellante. La decisione si fonda sul fatto che la controparte non era mai stata raggiunta dalla notifica dell'appello e, di conseguenza, non si era costituita in giudizio. In tale scenario, la Corte ha stabilito che non è necessaria né la notifica della rinuncia né l'accettazione della stessa, e non ha emesso alcuna statuizione sulle spese processuali.
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Estinzione del processo per carenza d’interesse
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un caso di estinzione del processo. A seguito della revoca della sentenza impugnata, l'ente impositore ha perso interesse all'appello, portando la Corte a dichiarare la fine del giudizio per sopravvenuta carenza d'interesse.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole relativa a una ritenuta d'imposta. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, a seguito del quale il lavoratore ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, vista l'accettazione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese legali, conformemente a quanto previsto dal codice di procedura civile.
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