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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: estinta la lite fiscale in Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'amministrazione finanziaria contestava l'antieconomicità di un'operazione finanziaria estera, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie, pagando integralmente l'importo dovuto in cinque rate e impegnandosi a rinunciare alla causa. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state compensate, rimanendo a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si evita la doppia tassa
Nel corso di una causa ereditaria, La Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Controricorrente con accordo per compensare le spese di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione pecuniaria colpisce solo chi perde la causa per rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso. Trattandosi di una norma punitiva eccezionale, essa non può essere estesa per analogia alla rinuncia concordata tra le parti. Di conseguenza, il processo si estingue senza costi aggiuntivi per le parti.
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Definizione agevolata: la società paga e il socio è salvo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a un socio, ritenuto responsabile in solido per i debiti IVA e IRAP della sua società. Durante il giudizio, la società ha perfezionato la definizione agevolata della pretesa tributaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata conclusa dalla società estende i suoi effetti benefici anche al socio coobbligato. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, sollevando il socio da ogni pretesa fiscale residua.
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Definizione agevolata: la sanatoria societaria libera il socio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una società e al suo socio per un accertamento IVA e IRAP. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata per chiudere la pendenza tributaria. Il socio, coobbligato in solido, ha chiesto che gli effetti della sanatoria si estendessero anche alla sua posizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata perfezionata dalla società giova anche al socio coobbligato, dichiarando l'estinzione del giudizio e compensando le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con il Fisco
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRAP. Dopo aver proposto ricorso in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata della rottamazione ter, provvedendo al pagamento delle rate previste. Di conseguenza, ha depositato un'istanza di rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse, accettata anche dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto unilaterale recettizio che estingue il processo non appena la controparte ne viene a conoscenza prima dell'udienza. Le spese processuali sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: l’Azienda chiude la lite e azzera le spese
Un'azienda di trasporti ha impugnato un avviso di accertamento relativo a imposte non pagate. Durante la causa, l'azienda ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando quanto dovuto per chiudere la lite. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il pagamento regolare. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla causa senza spese
La Società Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione precedentemente proposto contro il Curatore Fallimentare e altre società. Tutte le parti coinvolte hanno accettato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla tempestiva rinuncia al ricorso in Cassazione, la società non deve pagare le spese del giudizio né il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti ha estinto la causa in modo consensuale prima della decisione di merito.
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Scorrimento della graduatoria: la rinuncia chiude il caso
Una candidata, classificatasi ottava in un concorso pubblico per dirigente medico esteso a sette posti, ha richiesto l'assunzione rivendicando lo scorrimento della graduatoria dopo le dimissioni di un vincitore durante il periodo di prova. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che l'assunzione iniziale avesse esaurito gli effetti del bando. La candidata ha proposto ricorso in Cassazione, ma successivamente ha depositato un formale atto di rinuncia, accettato dall'azienda ospedaliera. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese, confermando che la rinuncia accettata chiude il processo senza esaminare il merito della questione relativa allo scorrimento della graduatoria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi abbandona paga le spese
Una società cooperativa e un privato propongono ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Successivamente, i ricorrenti presentano formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, la parte controricorrente non sottoscrive l'accettazione di tale rinuncia. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, ma applica l'articolo 391 del codice di procedura civile. Di conseguenza, i giudici condannano i ricorrenti a pagare in solido le spese del processo, liquidate in cinquemila euro oltre accessori di legge. La decisione stabilisce che la mancata accettazione firmata della controparte impone la regolamentazione delle spese a carico di chi rinuncia.
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Definizione agevolata: ammessa anche per il credito d’imposta negato
L'Agenzia delle Entrate aveva negato a due società la definizione agevolata di una controversia riguardante un avviso di accertamento IRES. L'ufficio sosteneva che il disconoscimento di un credito d'imposta per ricerca e sviluppo non costituisse un atto impositivo e che, quindi, la lite non fosse definibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società, stabilendo che la nozione di atto impositivo deve essere interpretata in senso sostanziale. Il diniego di un'agevolazione o di un credito d'imposta produce infatti un effetto equivalente a un avviso di accertamento, determinando un maggior carico fiscale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il diniego e dichiarato estinto il giudizio. Le società contribuenti ottengono così la chiusura definitiva della lite fiscale.
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Rottamazione-quinquies: stop alla causa sui contributi INPS
Un socio e amministratore unico di una s.r.l. ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo a contributi omessi per la Gestione commercianti, contestando l'obbligo di iscrizione in mancanza di una sua partecipazione attiva al lavoro aziendale. Durante il giudizio in Cassazione, il ricorrente ha presentato domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies per sanare il debito previdenziale. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvio della procedura di definizione agevolata, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. L'effettivo pagamento della prima rata comporterà l'estinzione del giudizio e la perdita di efficacia delle precedenti sentenze non definitive.
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Rinuncia al ricorso: come evitare spese e doppie tasse
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata da una società in liquidazione e accettata da tutte le altre parti, tra cui un ente pubblico subentrato nei rapporti giuridici. Poiché la rinuncia al ricorso è stata pienamente accettata, i giudici hanno stabilito che non si deve procedere alla liquidazione delle spese di lite. Inoltre, la Corte ha chiarito che in caso di estinzione del processo non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto tale ipotesi non è prevista dalla legge tributaria di riferimento.
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Rinuncia al ricorso: risparmiatori contro Consob senza spese
Un folto gruppo di risparmiatori ha proposto ricorso in Cassazione contro la Consob e una nota società di revisione. Prima della decisione della Corte, i difensori dei ricorrenti, muniti di procura speciale idonea, hanno depositato una formale rinuncia al ricorso. Le controparti hanno accettato tale rinuncia. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non si è fatto luogo alla condanna alle spese di lite e si è esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione per rinuncia non rientra tra le ipotesi di rigetto o inammissibilità che giustificano tale sanzione fiscale.
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Accordo conciliativo tributario: stop alla lite sulle fatture
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento contro Il Contribuente, contestando discrepanze tra le prestazioni reali e le note proforma, oltre a fatture intestate allo studio associato per attività personali. Dopo la decisione sfavorevole in appello, Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo tributario per risolvere la pendenza. L'Agenzia delle Entrate ha quindi depositato l'atto di conciliazione chiedendo l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere e disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’impresa si ferma
Un'impresa edile ha proposto ricorso per cassazione contro un Comune. Successivamente, la stessa società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Non è stata emessa alcuna decisione sulle spese processuali e la Corte ha escluso l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, non sussistendone i presupposti di legge.
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Correzione di errore materiale: raddoppiano le spese di lite
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per la correzione di errore materiale presentato da una Società di Trasporti. Nel precedente decreto di estinzione del giudizio, il giudice aveva erroneamente condannato la ricorrente a pagare le spese di lite a un solo resistente, anziché a entrambi i soggetti coinvolti (un'altra società e un Comune). Con questa ordinanza, la Suprema Corte ha corretto il testo del provvedimento, specificando che la condanna alle spese di quattromila euro per compensi e duecento euro per esborsi deve intendersi riferita a ciascuno dei resistenti singolarmente. Di conseguenza, la Società di Trasporti dovrà versare l'importo raddoppiato, ovvero la quota intera a favore di ognuna delle due parti opposte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: datore cede, lei vince
Una lavoratrice ha ottenuto nei primi due gradi di giudizio il riconoscimento dell'inquadramento superiore e delle relative differenze retributive. Il datore di lavoro ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione. Successivamente, lo stesso datore di lavoro ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, manifestando la mancanza di interesse a proseguire la causa. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la lavoratrice ha ottenuto la vittoria definitiva, confermando i diritti già riconosciuti nei precedenti gradi di giudizio, senza che si procedesse alla liquidazione delle spese di questa fase poiché la dipendente non si era costituita.
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Opposizione allo stato passivo: no all’estinzione automatica
Una cooperativa agricola ha proposto opposizione allo stato passivo contro un'altra cooperativa in liquidazione. Il Tribunale ha dichiarato l'estinzione immediata del giudizio poiché nessuna delle parti si era presentata all'udienza e mancava la prova della notifica degli atti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cooperativa opponente, stabilendo che l'opposizione allo stato passivo non è equiparabile a un giudizio d'appello. Di conseguenza, in caso di mancata comparizione delle parti alla prima udienza, il giudice non può estinguere subito il processo, ma deve fissare una nuova udienza ai sensi dell'articolo 181 del codice di procedura civile. La decisione impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta e spese azzerate
Una lavoratrice ha promosso un giudizio contro un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere differenze retributive legate al suo inquadramento come dirigente. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'ente sanitario ha accettato la rinuncia, concordando anche sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna pronuncia sulle spese processuali, chiudendo definitivamente la vicenda senza entrare nel merito della pretesa economica originaria.
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Rinuncia al ricorso: l’azienda d’olio chiude la lite doganale
Un'azienda importatrice di olio ha impugnato l'atto dell'Amministrazione Doganale che contestava la violazione delle condizioni del regime di perfezionamento attivo (regime doganale agevolato), basandosi su un panel test (esame sensoriale dell'olio) che declassava la qualità del prodotto. Dopo la conferma della legittimità dell'operato dell'ufficio da parte dei giudici di merito, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'azienda ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha preso atto di tale volontà, dichiarando l'estinzione del giudizio. Le spese del processo di legittimità sono state interamente compensate tra le parti, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato a carico della parte rinunciante.
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