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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Due lavoratori di una società partecipata pubblica (società in house) hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'Azienda si era opposta applicando il blocco degli stipendi previsto per il settore pubblico. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso dei lavoratori, ha stabilito che il blocco retributivo pubblico non si applica ai dipendenti di società partecipate non incluse nell'elenco ISTAT. Per queste realtà, il contenimento dei costi può avvenire solo tramite contrattazione di secondo livello e non con atti unilaterali. Di conseguenza, la Corte ha riconosciuto il diritto dei lavoratori a percepire gli aumenti contrattuali dipendenti in house fin dalla data di entrata in vigore del rinnovo contrattuale (aprile 2015).
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Un lavoratore, ex dipendente di una società in house, ha richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali derivanti dal rinnovo del contratto collettivo del settore terziario. L'azienda si è opposta invocando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il blocco degli stipendi pubblici non si applica automaticamente alle società partecipate. Per ridurre i trattamenti economici dei dipendenti di tali società è necessaria una contrattazione collettiva di secondo livello, che nel caso specifico non è mai avvenuta. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto a ricevere gli aumenti contrattuali dipendenti in house a partire dalla data di decorrenza del rinnovo contrattuale.
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Aumenti contrattuali nelle società in house: stop al blocco
Alcuni dipendenti di una società in house hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'azienda si è opposta applicando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che il blocco degli stipendi statali non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, gli aumenti contrattuali nelle società in house spettano fin dal momento del rinnovo contrattuale (aprile 2015), poiché solo la contrattazione collettiva di secondo livello può limitare i diritti economici dei lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione riapre il caso tributario
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento contro Il Contribuente a seguito della presunta mancata riassunzione di un giudizio tributario. Il Contribuente ha impugnato l'atto, eccependo la decadenza dei termini. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'estinzione del giudizio di appello per mancata integrazione del contraddittorio. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver adempiuto tempestivamente all'ordine del giudice. La Suprema Corte, agendo come giudice del fatto processuale, ha stabilito che per verificare l'effettivo adempimento è necessario esaminare direttamente i documenti di merito. Di conseguenza, ha disposto l'acquisizione dei fascicoli d'ufficio dei gradi precedenti, rinviando la causa a nuovo ruolo senza ancora decretare un vincitore definitivo.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra Fisco e contribuente
L'Ufficio delle imposte notificava a un contribuente un avviso di accertamento per IRPEF e ILOR. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il contribuente aderiva alla definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio per sanare la propria posizione debitoria. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, poiché l'adesione alla sanatoria fiscale ha risolto definitivamente la controversia tra le parti, ponendo fine alla lite tributaria senza necessità di una decisione sul merito. Le spese del processo sono state compensate, rimanendo a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso: si ritira ma paga le spese legali
Una candidata alle elezioni studentesche universitarie presentava una lista utilizzando il logo di un'associazione storica, rivendicando la priorità cronologica di caricamento sul portale. L'Università escludeva la lista per evitare confusione con l'effettiva associazione legittima. Dopo i rigetti del TAR e del Consiglio di Stato, la candidata proponeva ricorso dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, la ricorrente presentava formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la rinunciante al pagamento delle spese processuali in favore delle controparti.
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Fisco vince: valida la delega di firma avviso di accertamento
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro Il Contribuente per recuperare a tassazione costi non giustificati. Il Contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la nullità della firma per difetto di delega. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la delega di firma avviso di accertamento non richiede l'indicazione nominativa del delegato né un limite temporale, essendo sufficiente l'individuazione tramite la qualifica ricoperta. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di estinzione per sanatoria fiscale, poiché Il Contribuente non ha provato l'effettivo pagamento e la presentazione della domanda. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Estinzione del giudizio: no al merito se scade il termine
Il Ricorrente ha impugnato una decisione nei confronti della Società Fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tramite decreto presidenziale, poiché il Ricorrente non ha chiesto la decisione del ricorso nei termini previsti dalla procedura accelerata. Successivamente, il Ricorrente ha presentato un'istanza chiedendo la fissazione dell'udienza per discutere il merito del ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile tale richiesta. I giudici hanno chiarito che, una volta dichiarata l'estinzione del giudizio, l'istanza per fissare l'udienza è ammessa solo per contestare eventuali errori procedurali che hanno portato all'estinzione stessa, e non per chiedere un nuovo esame del merito della causa. Di conseguenza, l'istanza è stata respinta senza addebito di spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’Azienda chiude la lite
Una dirigente medica ha impugnato la nomina di una collega a responsabile di struttura semplice, ottenendo in appello la ripetizione della procedura per difetto di valutazione comparativa dei curricula. L'Azienda Sanitaria ha promosso ricorso in Cassazione ma, nel frattempo, ha rinnovato la selezione confermando la stessa candidata. La dirigente ha contestato anche questa seconda decisione, ma il suo ricorso è stato rigettato con sentenza definitiva. Di conseguenza, l'Azienda Sanitaria ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia in sede di legittimità non richiede l'accettazione della controparte per produrre i suoi effetti, e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rottamazione quater: la prima rata estingue la lite col fisco
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per maggiori imposte relative a spese di sponsorizzazione ritenute non deducibili. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente aderiva alla Rottamazione quater pagando la prima rata e quelle successive. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che, ai fini processuali, il pagamento della prima rata perfeziona la definizione agevolata e comporta la chiusura del processo, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: il fisco perde per silenzio
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso una cartella di pagamento per recuperare un credito d'imposta utilizzato da un contribuente nel 2004, sostenendo l'omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2002 e 2003. Il contribuente ha dimostrato la regolare presentazione delle dichiarazioni e, successivamente, ha richiesto la definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con la banca
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro un istituto bancario. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritta dai suoi difensori muniti di procura speciale. La banca ha accettato la rinuncia firmando l'atto. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
Una società riceveva un avviso di accertamento per tasse non pagate relative a IRES, IVA e IRAP. Dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge n. 119/2018, allegando la prova del pagamento della prima rata. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop all’accertamento sulle mance
L'Agenzia delle Entrate e un contribuente, impiegato come capo concierge d'hotel, hanno impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP. L'atto contestava mance non dichiarate, redditi da locazione e un'attività d'impresa. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, allegando i pagamenti delle prime rate. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della documentazione e della mancata opposizione del fisco, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco contro coeredi: la definizione agevolata salva tutti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento IRPEF contro i venditori di un terreno, ritenendo che il valore reale fosse superiore al prezzo dichiarato, basandosi su un precedente accertamento di registro. Le Contribuenti, in qualità di coeredi del padre defunto, hanno impugnato l'atto. Durante il giudizio di Cassazione, una delle Contribuenti ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, estinguendo il debito d'imposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che la definizione agevolata operata da una coerede estende i suoi effetti benefici anche all'altra coerede coobbligata.
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Condono fiscale: la scelta è irrevocabile e vieta i ripensamenti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ad alcuni contribuenti in merito alla valutazione di aree compravendute. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia tramite condono fiscale. Il Presidente di Sezione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. Successivamente, i contribuenti hanno chiesto la revoca di tale decreto e la trattazione della causa, senza però contestare vizi specifici del provvedimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'adesione al condono fiscale è un atto volontario e irrevocabile, non modificabile per semplice ripensamento. Di conseguenza, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo per verificare presso l'Agenzia delle Entrate la regolarità della procedura di definizione agevolata.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite ICI
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per un terreno espropriato. Dopo la decisione favorevole della Commissione Tributaria Regionale, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018 per estinguere il debito. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di verificare il regolare pagamento delle rate e il perfezionamento della procedura, ha rinviato la causa a nuovo ruolo. Ha concesso al Comune un termine di sessanta giorni per effettuare le verifiche necessarie prima di dichiarare l'estinzione del processo.
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Rinuncia al ricorso: si estingue la lite sul debito
Il caso nasce dall'opposizione di una Debitrice a una condanna di pagamento emessa dal Tribunale a favore del Creditore. La Debitrice eccepiva la nullità della citazione originaria per mancato avvertimento sulle decadenze relative all'incompetenza territoriale. La Corte d'Appello respingeva l'impugnazione, ritenendo sanata la nullità in assenza di un concreto pregiudizio al diritto di difesa. Successivamente, la Debitrice proponeva ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, misura applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rottamazione delle cartelle: causa chiusa ma il debito resta
Il Contribuente impugnava una cartella esattoriale per imposte non pagate. Durante il processo, decideva di aderire alla rottamazione delle cartelle, presentando formale rinuncia al ricorso. Tuttavia, pagava in ritardo la seconda rata della sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria faceva notare che la definizione agevolata non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente, ma il Contribuente perde la possibilità di contestare il debito originario, che l'esattore potrà riscuotere coattivamente poiché la sanatoria è decaduta a causa del ritardo nei pagamenti. Le spese di giudizio sono state compensate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco riscuote comunque
L'Azienda riceveva avvisi di recupero per crediti d'imposta indebiti. Dopo alterne vicende giudiziarie, la Cassazione annullava la decisione d'appello con rinvio. Nessuna parte riassumeva la causa nei termini, determinando l'estinzione del giudizio tributario. L'Amministrazione Finanziaria notificava quindi le cartelle di pagamento. L'Azienda eccepiva la decadenza del potere di riscossione e chiedeva la definizione agevolata. La Cassazione ha stabilito che l'estinzione del giudizio tributario rende definitivo l'atto impositivo originario. Di conseguenza, il termine di decadenza per notificare la cartella inizia a decorrere solo dalla data di estinzione del processo. Inoltre, ha negato la definizione agevolata poiché le cartelle erano meri atti di esazione e non impositivi. L'Amministrazione Finanziaria vince il ricorso.
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