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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tassa rifiuti: la definizione agevolata estingue la lite
Un'azienda concessionaria della riscossione ha impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento TARSU emesso contro una contribuente. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie. Di conseguenza, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia agli atti del giudizio: stop al processo in Cassazione
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno avverso un decreto del Tribunale di Venezia. Successivamente, il difensore del ricorrente, munito di apposita procura speciale, ha depositato un atto formale di rinuncia all'azione. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese per le parti. La decisione conferma che la rinuncia agli atti del giudizio, se formulata da un difensore autorizzato, determina l'immediata chiusura del procedimento senza esame del merito.
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Definizione agevolata delle liti: stop alle liti se il fisco tace
Una società di trasporti ha richiesto la definizione agevolata delle liti per chiudere un contenzioso tributario relativo a Irpeg e Irap. La contribuente ha presentato la domanda e pagato quanto dovuto. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini e nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Condono fiscale: negata la sanatoria nei giudizi di revocazione
Il Contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Cassazione. Successivamente, ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata. L'Amministrazione Finanziaria ha negato l'accesso alla misura. Di conseguenza, il Contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il condono fiscale non si applica ai giudizi di revocazione, poiché questi riguardano decisioni già definitive. Tuttavia, accogliendo la rinuncia del Contribuente, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata a zero euro: la Cassazione estingue la lite
Una società di torrefazione impugna un avviso di accertamento relativo a costi ritenuti indeducibili per acquisti in paesi a fiscalità privilegiata. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società presenta domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge 119 del 2018. Poiché l'importo netto dovuto risulta pari a zero euro, la sanatoria si perfeziona con la sola presentazione della domanda. La Corte di Cassazione, rilevata l'assenza di dinieghi da parte dell'Amministrazione Finanziaria, dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il silenzio del fisco estingue la lite
Una società di capitali impugnava un avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate revocava le agevolazioni fiscali per l'acquisto di un immobile. Durante il processo in Cassazione, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata della controversia tributaria. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro il termine di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la sola domanda non estingue il processo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato estinto il processo riguardante una cartella di pagamento da oltre 600.000 euro. I giudici di merito avevano ritenuto sufficiente la sola presentazione della domanda di definizione agevolata da parte del contribuente per chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la semplice richiesta di sanatoria non basta a estinguere il giudizio. Per la chiusura del processo è infatti necessario che il contribuente rinunci formalmente alla causa e provveda al pagamento integrale delle somme dovute. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame dei fatti.
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Muro di contenimento: paga chi fa lo scavo, non il vicino
I proprietari di un terreno inferiore chiedevano il consolidamento di un muro di contenimento confinante con un fondo superiore, invocando la disciplina del codice civile. La proprietaria del fondo superiore si opponeva, dimostrando che il dislivello era stato creato decenni prima dai precedenti proprietari del fondo inferiore tramite sbancamento. I giudici di merito rigettavano la domanda, accertando la proprietà esclusiva del muro in capo ai proprietari del fondo inferiore. Pendente il giudizio in Cassazione, i ricorrenti presentavano formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali in favore della controricorrente.
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Rinuncia al ricorso: si spegne la lite sulla comproprietà
Un comproprietario ha rivendicato la quota di un terzo di un immobile storico, contestando la donazione dell'intero bene effettuata da un altro comproprietario a un terzo. Dopo che la Corte d'Appello ha accolto la domanda di rivendicazione e dichiarato parzialmente nulla la donazione, i soccombenti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sul merito e senza liquidare le spese di lite.
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Compensi professionali: l’accordo privato batte la causa legale
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente per il pagamento di compensi professionali legati a una difesa dinanzi al Consiglio di Stato. L'ente ha proposto opposizione, ma il Tribunale l'ha dichiarata inammissibile sia per l'utilizzo di un rito errato sia per la tardività della notifica. L'ente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'ente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'avvocato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Interruzione del processo tributario: il Fisco ritarda e perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava l'estinzione di un giudizio d'appello. Il processo era stato interrotto a causa del decesso di uno dei soci di una società di capitali. Secondo l'ente impositore, il termine di sei mesi per la ripresa del giudizio era sospeso per nove mesi grazie alla normativa sul condono fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini prevista per le controversie definibili non si applica all'istanza di trattazione successiva all'interruzione del processo tributario. Di conseguenza, non avendo l'ufficio riassunto tempestivamente la causa entro il termine semestrale ordinario, il giudizio si è definitivamente estinto. L'amministrazione finanziaria perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: stop alla causa tributaria in Cassazione
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da partecipazione emesso dall'Agenzia delle Entrate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la contribuente ricorre in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata sospensione del processo in attesa della decisione sulla società partecipata. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente aderisce alla definizione agevolata dei carichi esattoriali (cosiddetta rottamazione), documentando il pagamento delle prime rate. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e dell'istanza presentata, dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate e confermando che non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato.
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Pace fiscale e silenzio: l’estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale che dava ragione a una Società fallita in merito a un accertamento analitico induttivo. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie (pace fiscale) secondo il Decreto Legge 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro la scadenza del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito e le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Pace fiscale: la definizione agevolata estingue la lite
Una società contribuente ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante l'imposta di registro. Successivamente, la causa è stata sospesa poiché la società ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Comune perde per un ritardo
Il Comune ha impugnato la decisione che annullava la richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti dovuta da una Società per un'area industriale. Durante il processo, le parti hanno ottenuto la sospensione della causa per aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali. Tuttavia, nessuna delle parti ha presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo significa che il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito della tassa, e le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alla lite IVA
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società immobiliare per contestare l'annullamento di una cartella di pagamento relativa a controlli automatizzati IVA, sanzioni e interessi. Nel corso del giudizio di legittimità, la causa è stata sospesa per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie pendenti. Tuttavia, la parte interessata non ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Tassa rifiuti e pace fiscale: l’estinzione del giudizio tributario
Il Comune ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale favorevole a una Società in merito al pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per un'area industriale. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per inattività
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione favorevole ottenuta dai Contribuenti in merito ad agevolazioni fiscali per beni strumentali. Successivamente, il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, consolidando la vittoria dei Contribuenti ottenuta nei gradi precedenti.
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Definizione agevolata: il fisco perde se omette la notifica
Una contribuente, ex socia accomandataria di una società di persone cancellata dal registro delle imprese, ha impugnato un'intimazione di pagamento ritenendo invalida la notifica della cartella esattoriale originaria. Durante il giudizio di cassazione, la contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia tributaria. L'Agenzia delle Entrate ha negato l'istanza, ma non ha fornito la prova di aver notificato tempestivamente il provvedimento di diniego entro i termini di legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato invalido il diniego dell'ufficio e ha ritenuto perfezionata la definizione agevolata, dichiarando l'estinzione del giudizio con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il diniego tardivo salva il contribuente
Una ex socia accomandataria impugna un'intimazione di pagamento basata su una cartella esattoriale notificata a una società già cancellata dal registro delle imprese. Dopo le sentenze favorevoli dei giudici di merito, l'Agenzia delle Entrate propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente presenta domanda di definizione agevolata. L'Agenzia delle Entrate nega la sanatoria, ma non fornisce la prova di aver notificato tempestivamente il diniego entro i termini di legge. La Corte di Cassazione dichiara quindi inefficace il diniego dell'Amministrazione finanziaria, ritenendo perfezionata la definizione agevolata. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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