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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a maggiori redditi imponibili. Dopo l'esito negativo nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018, provvedendo al versamento degli importi dovuti. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha sollevato obiezioni, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Definizione agevolata: stop ai processi tributari
Un contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale. Durante il procedimento, il ricorrente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla normativa vigente, depositando la documentazione che attestava l'azzeramento del debito. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che l'adesione alla sanatoria implica una rinuncia implicita al ricorso. Inoltre, è stato stabilito che in caso di estinzione per definizione agevolata non si applica il raddoppio del contributo unificato, data la natura sanzionatoria di tale misura.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una sentenza favorevole a una società di capitali riguardante un presunto abuso del diritto in un'operazione di lease-back. Durante il procedimento in Cassazione, una società collegata al gruppo ha aderito alla definizione agevolata della lite per la medesima annualità d'imposta. Tale adesione ha comportato il venir meno dell'interesse alla prosecuzione del giudizio. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha presentato una formale **rinuncia al ricorso** in un complesso contenzioso tributario contro una società immobiliare. La disputa riguardava presunti fenomeni di abuso del diritto e partecipazione a una frode carosello legati a imposte dirette e IVA. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo quadro stragiudiziale per definire la lite. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà della ricorrente e ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata: chiusura dei processi fiscali
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso relativo ad avvisi di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato istanza per la definizione agevolata, avvalendosi delle disposizioni normative che consentono la sanatoria delle pendenze fiscali. Avendo documentato il regolare pagamento delle somme dovute, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che l'adempimento degli obblighi previsti dalla sanatoria estingue definitivamente la lite tributaria.
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Definizione agevolata e cartelle esattoriali 36-bis
La Corte di Cassazione ha chiarito che la definizione agevolata è applicabile anche alle cartelle di pagamento emesse a seguito di controllo automatizzato ex art. 36-bis, purché rappresentino il primo atto di contestazione della pretesa fiscale. Nel caso esaminato, una società aveva impugnato il diniego dell'Agenzia delle Entrate all'accesso al condono per una lite relativa alla rivalutazione di immobili. La Corte ha accolto il ricorso contro il diniego, stabilendo che la natura impositiva dell'atto permette l'accesso alla definizione agevolata, dichiarando conseguentemente l'estinzione del giudizio principale.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La controversia riguardava la compravendita di apparecchiature da gioco elettroniche, contestate dall'acquirente per gravi difetti tecnici e disattivazioni amministrative. Nonostante la clausola 'visto e piaciuto', la Corte d'Appello aveva riconosciuto la responsabilità del venditore per vizi occulti e mancanza di componenti essenziali. Il caso è giunto in Cassazione, ma prima della decisione finale le parti hanno depositato una nota congiunta rinunciando al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio** per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione integrale delle spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza relativa alla revoca delle agevolazioni prima casa per un immobile ritenuto di lusso. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di **definizione agevolata** ai sensi della Legge di Bilancio 2023, fornendo prova del pagamento degli importi dovuti. La Corte di Cassazione ha preso atto della regolarizzazione della posizione fiscale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restino a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio: effetti della rinuncia
La Corte di Cassazione ha pronunciato l'estinzione del giudizio in una controversia tra un'azienda sanitaria e un dirigente medico riguardante la mancata graduazione delle funzioni e il relativo risarcimento. La decisione e scaturita dalla rinuncia al ricorso presentata dall'ente pubblico e dalla successiva accettazione della controparte. Poiche l'estinzione del giudizio e avvenuta per accordo tra le parti, la Corte ha stabilito che non vi e luogo a provvedere sulle spese di lite e che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio relativo a un avviso di liquidazione per imposta di registro su una sentenza di usucapione. I contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge n. 197/2022, fornendo prova del versamento della rata prevista. La decisione conferma che il perfezionamento della definizione agevolata comporta la chiusura del contenzioso, con spese a carico di chi le ha anticipate e senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla detrazione IVA per l'acquisto di un complesso immobiliare. Dopo una sentenza favorevole in appello, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha richiesto di aderire alla definizione agevolata prevista dal D.L. n. 119/2018. Nonostante un iniziale diniego, l'amministrazione finanziaria ha successivamente ammesso la contribuente al ravvedimento operoso per il versamento delle somme dovute. Avvenuto il pagamento, entrambe le parti hanno richiesto l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, portando alla chiusura definitiva della lite.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e costi
Una struttura sanitaria pubblica ha presentato ricorso contro un dirigente medico per questioni legate alla mancata graduazione e al relativo risarcimento. Prima della decisione, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in tale ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la chiusura anticipata per rinuncia non rientra nelle casistiche sanzionatorie previste dalla legge.
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Definizione agevolata: stop al giudizio tributario
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento relativi a presunte fatture fittizie emesse da un fornitore ritenuto evasore totale. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e conciliazione
Una società di servizi e un gruppo di dipendenti hanno affrontato un lungo contenzioso riguardante l'inquadramento professionale e le relative differenze retributive. Dopo una sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto le richieste dei lavoratori, entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. Tale conciliazione ha portato al deposito di atti formali di rinuncia al ricorso principale e incidentale. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio**, specificando che in tale ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per rigetto o inammissibilità.
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Definizione agevolata: stop alle liti ICI in Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo alla rettifica del valore di un terreno edificabile. La controversia verteva sulla possibilità di applicare i valori definiti in un precedente accertamento con adesione anche alle annualità successive. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte, verificata la regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che tale procedura prevale sulle decisioni non ancora passate in giudicato.
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Estinzione del giudizio: stop al doppio contributo
Una società energetica ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un ente locale per una centrale idroelettrica. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la lite. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica quando il processo termina per accordo tra le parti anziché per rigetto del ricorso.
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Estinzione del giudizio: transazione e accise
Una società in liquidazione ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi ad accise sull'energia elettrica per gli anni dal 2008 al 2013. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, la ricorrente ha depositato un'istanza di rinuncia al ricorso a seguito dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione del debito e di una transazione fiscale. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando il venir meno dell'interesse delle parti alla prosecuzione della lite e disponendo la compensazione delle spese processuali.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio IMU
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU relativo all'anno 2012 emesso da un Comune. Dopo aver ricevuto esiti negativi sia in primo che in secondo grado, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197 del 2022, depositando istanza di rinuncia al giudizio e prova del versamento della rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, confermando che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: rinuncia in Cassazione
Una struttura sanitaria pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza che la condannava al risarcimento danni per la mancata pesatura degli incarichi di un dirigente medico. Tuttavia, prima della decisione, l'ente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, accettato dal lavoratore. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio**, confermando la validità dell'accordo tra le parti anche in merito alla compensazione delle spese legali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
Una società edilizia e un ente comunale si sono scontrati per decenni sulla proprietà di aree destinate a verde pubblico. Dopo sentenze di merito che riconoscevano l'usucapione parziale e la risoluzione di un accordo transattivo, le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, entrambe hanno rinunciato ai rispettivi atti. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la volontà concorde delle parti pone fine alla lite senza ulteriori spese.
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