LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Esigibilità Del Credito

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione giuridica per cui il titolare di un credito (il lavoratore) può pretenderne legalmente il pagamento. Per il TFR, l'esigibilità si verifica di norma con la cessazione del rapporto di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fondo di Garanzia INPS per TFR e azienda cessionaria attiva
Una lavoratrice ha subito il trasferimento d'azienda dalla società originaria, poi fallita, a una nuova impresa in piena attività economica. Inserita nello stato passivo del fallimento della cedente per il trattamento di fine rapporto, la dipendente ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per TFR. L'ente previdenziale ha rifiutato l'erogazione contestando la mancata escussione del nuovo datore di lavoro solvibile e obbligato in solido. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dell'ente previdenziale, stabilendo che la garanzia pubblica opera solo in caso di effettiva insolvenza e non sostituisce i crediti esigibili verso l'acquirente in bonis.
Continua »
Fondo di garanzia INPS: azienda fallita ma lavoro continuo
Alcuni dipendenti passano alle dipendenze di una nuova società in seguito alla cessione del ramo d'azienda. Un accordo sindacale riserva i debiti pregressi per il trattamento di fine rapporto a carico dell'originaria datrice di lavoro, poi dichiarata fallita. I lavoratori ottengono l'ammissione al passivo fallimentare e chiedono il pagamento al Fondo di garanzia INPS. L'ente previdenziale respinge l'istanza perché il rapporto di lavoro prosegue senza alcuna interruzione con la società acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente. L'ammissione definitiva al passivo fallimentare non impone l'intervento automatico del Fondo. La prestazione previdenziale richiede l'insolvenza del datore di lavoro effettivo al momento della cessazione del rapporto contrattuale, momento in cui il credito diviene esigibile.
Continua »
TFR e rapporto in corso: no all’ammissibilità al passivo
Un dipendente ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda in amministrazione straordinaria per recuperare retribuzioni arretrate e liquidazione. Il Tribunale ha respinto la domanda relativa alla liquidazione poiché il lavoratore era ancora assunto. La Corte di Cassazione ha confermato che in tema di TFR e rapporto in corso il credito non risulta esigibile. Il trattamento di fine rapporto diventa riscuotibile soltanto con la definitiva cessazione del contratto di lavoro. I giudici hanno stabilito che il magistrato può rilevare d'ufficio la mancanza di esigibilità del credito. Se il rapporto cessa successivamente, il lavoratore deve presentare una nuova domanda tardiva. Il ricorso del dipendente è stato quindi respinto.
Continua »
Inammissibilità del ricorso in Cassazione: persa la causa
Un'azienda energetica ha stipulato convenzioni con un Comune per realizzare impianti fotovoltaici. Dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento dei lavori, il Comune ha opposto resistenza. La Corte d'Appello ha riconosciuto solo una parte del credito, legata ai fondi provinciali, e negato il resto poiché l'impianto non era ancora in servizio. L'azienda ha proposto impugnazione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso in Cassazione. I giudici hanno riscontrato gravi difetti formali: la parte aziendale ha copiato lo svolgimento del processo precedente senza esporre autonomamente i fatti e ha presentato motivi generici e confusi. L'azienda perde l'impugnazione e deve versare il doppio del contributo unificato.
Continua »
Trasferimento d’azienda e TFR: la deroga sindacale e valida
Alcuni lavoratori sono transitati presso una nuova azienda a seguito di una procedura di concordato preventivo. Un accordo sindacale ha stabilito che la nuova società rispondesse unicamente del TFR maturato dopo l'avvio della crisi, lasciando la quota precedente a carico dell'azienda originaria. I lavoratori hanno richiesto all'azienda subentrante il pagamento integrale del trattamento maturato prima del passaggio. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dei dipendenti, stabilendo la piena validità delle deroghe concordate dai sindacati in sede di ristrutturazione aziendale. In materia di Trasferimento d'azienda e TFR, le intese sindacali volte a salvaguardare i posti di lavoro possono legittimamente limitare la responsabilità del nuovo datore per i crediti pregressi. Il TFR pregresso resta richiedibile all'originario debitore o all'ente previdenziale solo dopo la definitiva cessazione di ogni rapporto lavorativo con il nuovo datore. I lavoratori sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
Continua »
Contributi trasporto pubblico locale: crediti e vincoli statali
L'Azienda di trasporti ha citato in giudizio l'Ente Regionale per ottenere la liquidazione delle somme destinate a coprire i maggiori oneri derivanti dal rinnovo del contratto collettivo di lavoro. L'Ente Regionale ha contestato la domanda sostenendo che il credito diventa esigibile solo dopo l'effettiva erogazione dei fondi da parte dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Regionale. I giudici hanno chiarito che il diritto delle imprese ai contributi trasporto pubblico locale sorge unicamente al termine del procedimento amministrativo multilivello. Di conseguenza la Regione non deve pagare se lo Stato non ha ancora trasferito le risorse necessarie nel bilancio regionale.
Continua »
Appalto di opere pubbliche: valida la clausola sui finanziamenti
Un ente locale affida lavori relativi a un appalto di opere pubbliche a un'impresa, concordando una clausola che subordina il pagamento del corrispettivo all'effettivo accredito dei fondi da parte della Regione. A fronte del ritardo regionale, l'impresa richiede il pagamento degli interessi di mora. La Corte d'Appello dichiara nulla la clausola contrattuale, ritenendola lesiva dei diritti dell'appaltatore. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e stabilisce che, in materia di appalto di opere pubbliche, la clausola che subordina il pagamento della sorte capitale al ricevimento dei fondi pubblici è valida. Essa individua il momento dell'esigibilità del credito e non viola le norme sugli interessi moratori. Tali interessi spettano unicamente se l'ente locale trattiene le somme oltre i termini dopo averle incassate. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
Continua »
TFR e mobilità: credito escluso dal passivo dell’ente
Una lavoratrice ottiene differenze retributive contro il proprio datore di lavoro pubblico in liquidazione coatta amministrativa. Successivamente, la dipendente passa per mobilità a un'altra amministrazione pubblica e richiede l'ammissione al passivo della liquidazione per le differenze stipendiali e per la corrispondente quota di trattamento di fine rapporto. Il tribunale accoglie entrambe le domande. L'ente pubblico impugna la decisione contestando l'esigibilità del trattamento economico. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente pubblico e rigetta la domanda di ammissione al passivo del credito previdenziale. Il principio stabilito chiarisce che il binomio TFR e mobilità non determina la cessazione del rapporto, bensì una continuazione del servizio. Di conseguenza, il credito non risulta esigibile fino alla cessazione definitiva del lavoro.
Continua »
TFR e mobilità pubblica: niente anticipo con il passaggio tra enti
Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'ente pubblico in liquidazione per ottenere differenze retributive e trattamento di fine rapporto. L'ente ha contestato la richiesta del trattamento. L'amministrazione ha eccepito che la dipendente era transitata a un altro ente tramite mobilità, senza alcuna interruzione lavorativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente debitore. I giudici hanno chiarito che il tema di TFR e mobilità pubblica presuppone la continuità del rapporto contrattuale. Il passaggio tra enti pubblici rappresenta una cessione del contratto e non una cessazione del servizio. Di conseguenza, il credito per la liquidazione non diviene esigibile al momento del trasferimento, ma soltanto alla fine definitiva del servizio. La domanda di ammissione al passivo del trattamento è stata quindi integralmente respinta.
Continua »
Esigibilità dei contributi pubblici: bloccati i rimborsi
L'Impresa di Trasporti ha chiesto al Tribunale la condanna dell'Ente Regionale al pagamento di oltre 100.000 euro a titolo di rimborso per i maggiori oneri stipendiali del personale previsti dal contratto collettivo. La Corte d'Appello ha confermato la condanna dell'Ente Regionale, ritenendo il credito autonomo e slegato dai trasferimenti statali. L'Ente Regionale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che l'esigibilità dei contributi pubblici non è automatica. Il diritto delle aziende sorge solo dopo l'effettiva erogazione dei fondi statali alla Regione e il completamento della procedura di riparto regionale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
Continua »
Progetto non approvato: manca l’esigibilità del credito
Una società progetta un servizio di igiene urbana per un Comune e richiede il pagamento del compenso tramite decreto ingiuntivo. Il Comune si oppone, evidenziando che l'approvazione del progetto era subordinata al rispetto di specifiche prescrizioni tecniche mai dimostrate dalla società. La Corte d'Appello annulla l'ordine di pagamento e la vicenda giunge in Cassazione. I giudici della Suprema Corte confermano la decisione di secondo grado: la società non ha fornito la prova di aver adempiuto a tutte le condizioni richieste dall'ente pubblico. Senza tale dimostrazione manca l'esigibilità del credito professionale. Di conseguenza, il ricorso della società viene definitivamente rigettato, con condanna al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Dichiarazione di successione: scontro tra erede e banca
Un erede ha agito in giudizio contro un istituto di credito per ottenere il pagamento dei compensi professionali spettanti al padre defunto, un avvocato che aveva difeso la banca. La banca si è opposta, sostenendo che la mancata presentazione della dichiarazione di successione impedisse l'esigibilità del credito. La Corte d'appello ha accolto la domanda dell'erede, ritenendo che la dichiarazione di successione abbia solo rilievo fiscale e che l'azione giudiziaria costituisca accettazione tacita dell'eredità. La banca ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità della questione relativa al valore della dichiarazione di successione per la riscossione dei crediti ereditari, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza.
Continua »
Interessi moratori negli appalti pubblici: negati dopo undici anni
Un'impresa appaltatrice ha richiesto oltre 64.000 euro per interessi moratori negli appalti pubblici, sostenendo che il ritardo di undici anni nell'emissione del certificato di regolare esecuzione da parte di un'azienda sanitaria avesse fatto decorrere gli interessi dalla fine dei lavori nel 1999 fino al pagamento del saldo nel 2011. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che la consegna formale dell'opera è avvenuta solo nel 2011 con l'emissione del certificato. Inoltre, la Corte ha escluso l'esistenza di un accordo transattivo valido, poiché i contratti con gli enti pubblici richiedono la forma scritta a pena di nullità. L'impresa perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese giudiziarie.
Continua »
Compensazione delle spese: vittoria a metà contro l’INPS
Il Lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Ente Previdenziale per il pagamento della cassa integrazione. L'Ente ha pagato quasi tutto dopo la notifica, ma il credito non era ancora esigibile all'emissione del decreto per mancanza del decreto ministeriale di proroga. Il giudice di appello ha revocato l'ingiunzione e disposto la compensazione delle spese per via della reciproca soccombenza, avendo rigettato la richiesta di rivalutazione monetaria avanzata dal Lavoratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando la legittimità della compensazione delle spese. I giudici hanno chiarito che il parziale accoglimento di una domanda complessa (capitale e interessi sì, rivalutazione no) configura una soccombenza reciproca, giustificando la ripartizione dei costi del giudizio.
Continua »
Falso ideologico in atto pubblico: assolto il Sindaco
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione per il Sindaco, il Capo di Gabinetto e l'Assessore al Bilancio di un Comune, accusati di falso ideologico in atto pubblico. L'accusa contestava la mancata iscrizione di un debito di 5 milioni di euro verso una società privata nel bilancio di previsione dell'ente. I giudici hanno stabilito che l'omissione non era frutto di una volontà di ingannare, ma derivava da una complessa e incerta interpretazione delle regole contabili. Trattandosi di un cosiddetto falso valutativo, in assenza di dolo, il fatto non costituisce reato. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso del Procuratore Generale, confermando che le valutazioni tecniche complesse, seppur errate, non integrano automaticamente il reato in mancanza di una chiara intenzione fraudolenta.
Continua »
Compensazione fallimentare: il pegno sul conto blocca la banca?
Una banca ha chiesto di applicare la compensazione fallimentare tra un proprio credito e il saldo attivo di un conto corrente del cliente poi fallito. La curatela si è opposta perché quel saldo era vincolato da un pegno a favore della stessa banca, la cui efficacia è cessata solo dopo la dichiarazione di fallimento. Il Tribunale aveva dato ragione alla banca, ritenendo sufficiente la preesistenza dei crediti. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha considerato la questione sulla compatibilità tra pegno e compensazione fallimentare troppo complessa per una decisione immediata, rinviando il caso a una pubblica udienza. La controversia, quindi, non è ancora risolta.
Continua »
Anatocismo Giudiziale Negato: Fattura non Ricevuta, Niente Interessi
Una banca, acquirente di crediti sanitari, ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento delle fatture, degli interessi di mora e dell'anatocismo giudiziale. L'ente pubblico si è difeso sostenendo di non aver mai ricevuto le fatture originarie. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della banca. Ha stabilito che per ottenere l'anatocismo giudiziale è necessario prima dimostrare il diritto agli interessi di mora. Questo diritto sorge solo quando il credito è esigibile, cioè dal momento in cui il debitore riceve la fattura. Poiché la banca non ha provato la data di ricezione delle fatture, la sua domanda è stata rigettata. La semplice notifica della cessione del credito non è sufficiente a far scattare gli interessi.
Continua »
TFR e Trasferimento d’Azienda: Lavoro continua, TFR bloccato
Un lavoratore, il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione, ha chiesto a quest'ultima il pagamento del TFR maturato con il precedente datore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo un principio chiave in materia di TFR e trasferimento d'azienda: il credito per il TFR diventa esigibile solo al momento della cessazione definitiva del rapporto di lavoro con il nuovo datore. Poiché il lavoratore non aveva dimostrato che il suo rapporto fosse terminato, la sua richiesta è stata respinta. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per vizi formali, consolidando di fatto la regola della continuità del rapporto di lavoro.
Continua »
Compensazione impropria: Agenzia nega fondi, ma il contadino vince
Un'azienda agricola aveva diritto a ricevere contributi europei da un'Agenzia pubblica. L'Agenzia, però, si rifiutava di pagare l'intera somma, sostenendo di doverla ridurre per recuperare un vecchio debito dell'agricoltore relativo alle 'quote latte'. La Cassazione ha stabilito che, sebbene la cosiddetta compensazione impropria tra questi crediti e debiti sia in teoria possibile, l'Agenzia non ha fornito prove sufficienti dell'esistenza e dell'esigibilità del proprio credito. Di conseguenza, l'Agenzia ha perso la causa e deve versare all'agricoltore l'intera somma dovuta, senza poter operare alcuna trattenuta.
Continua »
Debito senza scadenza? Il termine dell’adempimento è immediato
Un creditore e una debitrice firmano una transazione per la restituzione di un acconto. L'accordo prevede pagamenti rateali fino a una certa data, stabilendo che per il saldo residuo le parti si sarebbero incontrate per definire le modalità. L'incontro non avviene mai. Il creditore chiede e ottiene un decreto ingiuntivo. La debitrice si oppone, sostenendo che il credito non fosse esigibile. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: in assenza di un preciso **termine dell'adempimento**, il creditore può esigere la prestazione immediatamente. La semplice previsione di un futuro incontro non basta a fissare una scadenza, rendendo il debito subito esigibile. Il creditore vince la causa.
Continua »